Sardegna

“Ecco come i Casalesi controllano il business dell’usura nella provincia di Cagliari”! Ce lo spiega il Sole24Ore!

“Cari amici sardi e cari italiani che visitate in massa ogni anno questo angolo di paradiso naturale, non vi basta? Siete ancora scettici sul fatto che i Casalesi possano dettare la propria legge anche nella provincia di Cagliari?”. Beh, a leggere l’articolo pubblicato oggi sul blog del giornalista del Sole24Ore Roberto Galullo, direi proprio di no.

Galullo prende in mano le carte di un’inchiesta portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia e dai Carabinieri di Vicenza e Padova nella cosiddetta “Operazione Serpe”.

“Quel che appare in primis sorprendente – leggendo le carte della richiesta di applicazione di misura cautelare in carcere firmata il 25 marzo 2011 dal pm Roberto Terzo e controfirmata dopo pochi giorni dal Gip Luca Marini – è il coinvolgimento strutturale di altre regioni, tra le quali la Sardegna”, scrive il giornalista.

Nell’articolo si parla soprattutto del ruolo di un uomo di San Gavino ma residente a Guspini, e si svelano i meccanismi attraverso cui i Casalesi stanno inziando a entrare nelle dinamiche economiche del sud Sardegna (perché che ci sia la mafia nel nord dell’isola penso che non debba più soprendere nessuno).

Buona lettura (e grazie all’amico Ivan per avermi segnalato l’articolo).

La Sardegna fa gola ai Casalesi che sull’isola hanno un proprio regista per le attività usurarie di Roberto Galullo

46 Commenti

  1. OT: caro Vito, lettori tutti, ho inaugurato il mio nuovo blog, se vi va di visitarlo e lasciare dei commenti lo trovate all’indirizzo: http://controtuttelebandiere.wordpress.com

    Intervenite numerosi! Grazie.

    Un abbraccio

  2. Michele Atzori says:

    Intanto daniele addis argomenta…..e bene….e tutti gli altri a criticare senza argomenti,con i soliti luoghi comuni,con il sarcasmo tipico di chi si difende perchè non è in grado di replicare.Orgogliosi di essere italiani a tal punto da difendere la mafia,contrapponendola con la non giustificabile,ma non paragonabile delinquenza sarda.

    • caro Michele, non c’è alcun “orgoglio di essere italiani”, ma solo la considerazione che tutte le organizzazioni criminali si combattono con le leggi, la magistratura, le forze dell’ordine, la solidarietà sociale, l’educazione, non con slogan fuori luogo. Se al posto dell’indipendentismo fosse stato l’argomento della filosofia teoretica sarebbe stato ugualmente un argomento fuori luogo. Una boiata pazzesca, per non essere frainteso.
      Questi sono solo un paio di casi di delinquenza compiuti da sardi in Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/04/29/news/donna-a-capo-di-una-banda-specializzata-in-rapine-cinque-arresti-4064400 e http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/04/29/news/agguato-nell-ovile-uccisi-zio-e-nipote-nelle-campagne-di-budduso-4064178 .
      Qui i casalesi non c’entrano nulla, come in tantissimi altri casi di delinquenza che accadono ogni giorno in Sardegna.
      La risposta è l’indipendenza?
      Ma cerchiamo di essere seri e di far funzionare i neuroni che la Natura ci ha dato…

      • Daniele Addis says:

        Ah, il benaltrismo, che grande invenzione. Già, sarebbe bello se si cercasse di essere seri e di far funzionare i neuroni, sempre che il signor Deliperi non stabilisca che sia fuoriluogo.

        • non è benaltrismo, caro signor Addis, è semplice buon senso. Ma,ti ripeto ancora, stai sereno: contento te e contenti tutti. Basta l’indipendenza e la Sardegna diventa il paradiso del Mediterraneo!

        • Daniele Addis says:

          Non sia mai… e poi chi ha fatto dell’elemosina e dei discorsi retorici un’arte che fine farebbe? Gli toccherebbe smetterla di lamentarsi e iniziare a proporre qualcosa di più concreto di generici appelli a cultura e legalità (in fiduciosa attesa che sia lo stato italiano a promuoverle).
          E poi cosa volete che sia la mafia di fronte alla criminalità sarda? Seguiamo i suoi consigli allora, meglio la mafia! (lo so che non lo ha detto, ma visto che si prende la libertà di attribuirmi cose che non ho detto io farò lo stesso, stravolgendo a mio comodo il senso dei suoi discorsi).

        • caro Daniele, retorica come acqua e sapone sono sprecati per chi, come te, ha la ricetta in tasca per risolvere ogni cosa, prenditi l’ultima parola e stai sereno, mafia, camorra & Co. ora hanno i giorni contati, da Teulada a La Maddalena, ciao!

  3. palmas r. says:

    Questa faccenda dell’indipendentismo è desolante. Non si sa neppure da che parte incominciare a rispondere. Tanto non c’è rimedio.

  4. Daniele Addis says:

    No guardate, non ci siamo capiti. Io non credo alla costante resistenziale sarda. Non credo che i sardi siano geneticamente o culturalmente superiori a nessun altro popolo, men che meno agli italiani. Non credo che nel passato abbiano dominato il mondo conosciuto e che quella storia sia stata affossata per chissà quali interessi o complotti.

    Credo semplicemente che i sardi, come qualsiasi altro popolo, debbano essere artefici del proprio destino, nel bene e nel male.

    L’indipendenza non mette al riparo dalle infiltrazioni delle organizzazioni malavitose, ma offre maggiori possibilità di fornirsi degli strumenti in tal senso, senza dover stare ad aspettare o elemosinare l’intervento di un altro stato che ha pure cose più importanti da affrontare. Se l’italia avesse la forza o la volontà di estirpare le mafie lo avrebbe già fatto, ma in questi 150 anni non è mai stata capace di farlo. La malavita italiana è un cancro che affligge tutta l’Europa, ma gli altri paesi si sono dotati di strumenti e strutture per evitare che al loro interno raggiungessero la potenza che ha in Italia.

    Fare una cosa del genere all’interno dell’Italia e della sua struttura e sistema di leggi che per le mafie rappresenta l’ambiente ideale visto che possono agevolmente arrivare a controllare le leve del potere, influendo pure laddove si decido i sistemi di contrasto alle stesse mafie, è una mera utopia.

    Io tra la sicurezza di un insuccesso dimostrata da 150 anni di fallimenti e il rischio di non avere successo ancora tutta da dimostrare, preferisco di gran lunga il rischio.

    Continuare sulla strada dell’assistenzialismo e dell’elemosina dell’aiuto esterno è da persone che accettano il fallimento in partenza.

    • Neo Anderthal says:

      Auguri. Ma nel frattempo che si fa?

      -per quanto riguarda il discorso assistenzialismo-elemosina etc. etc. avrei da opinare, comunque… auguri-

      • Daniele Addis says:

        Che si fa? Quello che fanno tutte le nazioni veramente autonome nel mondo: si mette sul tavolo l’indipendenza. Tutti gli autonomisti che si rispettano non si sognano nemmeno lontanamente di dire che senza lo stato centrale morirebbero di fame, perché sanno benissimo che sarebbe la morte della loro autonomia conquistata con fatica.

        È semplice e si può fare subito, senza aspettare l’intervento dell’arcangelo gabriele. O chi si definisce autonomista si mette in testa che l’autonomia implica un rapporto conflittuale con lo stato centrale, oppure la smetta di definirsi tale e getti la maschera, perché getta fango su tanti autonomisti invece capaci che agiscono nelle altre nazioni senza stato.

        • non capisco il nesso tra Mafia in Sardegna e Indipendentismo, che rispetto.

          Gli stati uniti sono uno stato indipendente dall’ italia, ma la mafia siciliana è andata anche li

        • Daniele Addis says:

          La mafia c’è in molti posti e l’essere indipendenti non rende immuni da essa. Ma mentre negli USA e in molti altri paese è un’organizzazione criminale combattuta dallo stato (e non dimentichiamo che gli USA sono uno stato federale dove i singoli stati hanno ampia autonomia per combattere la criminalità e fare tante altre cose) in Italia i livelli di compenetrazione tra crimine organizzato e potere sono elevatissimi e il tutto è facilitato da un sistema di leggi cervellotico e da una struttura statuale immobile.
          Poi, vabbè, se veramente credete che l’Italia sia un paese normale, allora ok.

        • Sono d’accordo che l’Italia sia governato da un governo mafioso e che la lotta alla mafia si fa solo se ci sono i riflettori puntati (e se se ne parla come qui ora).

          Ma negli Usa la mafia è viva e vegeta e non è stata sconfitta; anzi forse è più forte di quella italiana

        • Neo Anderthal says:

          intendo: da qui all’Indipendenza, che si fa contro la mafia?

        • Daniele Addis says:

          Guarda, per cercare di spiegare il mio ragionamento, parto da quanto scrive Roberto Gallo alla fine del suo articolo:

          “Rilevando dai debitori i crediti verso i clienti il sodalizio ottiene poi (in una vera e propria reazione a catena) – si legge in altra parte dell’ordinanza – di propagare le attività usurarie raggiungendo nuovi debitori, molti dei quali in crisi di liquidità, sottoponendo anch’essi ad usura e via via allargandosi a macchia d’olio nel tessuto imprenditoriale del distretto. In proposito si è già evidenziato che la maggior parte delle vittime sono piccoli imprenditori del centro nord e della Sardegna, talvolta a rischio di fallimento o, in sporadici casi, nuclei familiari in gravi difficoltà economiche”.

          In un momento in cui le piccole e medie aziende sono soffocate dallo stesso fisco italiano e il tessuto economico della Sardegna, tra promesse da marinaio e servilismo dei nostri politici che mai osano entrare in conflitto con lo stato, cosa avresti in mente tu di fare per fermare la mafia? Le aziende sono indebitate con lo stato e sono prossime alla bancarotta, a chi li possono chiedere i prestiti secondo te? Tho, spuntano i malavitosi italiani con tanta liquidità, c’è solo da firmare qualche cambiale. Dici che l’orgoglio sardo conta anche di fronte al rischio di perdere tutto quello che si è costruito in una vita? Dici che di fronte a questa proposta il commerciante prossimo al fallimento chiamerà i carabinieri così quelli arresteranno i malviventi e lui potrà fallire senza violare nessuna legge?

          Ecco, dimmi tu quale sarebbe la soluzione nel rispetto dell’unità e dell’invisibilità della repubblica italiana… perché leggendo questa discussione sembra il problema che secondo molti affligge la Sardegna, ad iniziare dal simpaticissimo Stefano Deliperi che teme più di ogni altra cosa la “disamistade sarda d.o.c.”, sia l’indipendentismo, mica la mafia.

          Però sono arcisicuro che con qualche manifestazione, rigorosamente di sinistra, i sardi debelleranno la mafia. No, ma davvero, io ci credo sul serio, soprattutto dopo aver letto il fioccare di proposte uscite da questa discussione.

    • Luca S. says:

      Io continuo a non capire quali garanzie possa darti in tal senso l’indipendenza. Credi forse che nell’odierna Catalogna le organizzazioni criminali non prosperino in ugual misura rispetto al territorio italiano? Potrei consigliarti qualche testo interessante a riguardo. E mi chiedo ancora: ma credete davvero che in Sardegna le cosche, le ‘ndrine e o’sistema non avesse ancora messo radici se non nell’ultima decade? L’underworld criminale cagliaritano e sardo intesse rapporti amicali con le varie organizzazioni da almeno 40 anni con o senza l’appoggio silenzioso delle istituzioni e degli uomini che in quelle élites hanno svolto un ruolo. Nondimeno sarebbe ingenuo asserire che l’anonima fosse immune da certe frequentazioni o rapporti. Il problema sostanziale è che l’andamento del fenomeno mafioso talvolta è “carsico” e si è determinato, radicandosi, anche in Sardegna come nelle altre sponde del mediterraneo.E non da ieri. L’unica differenza è di tipo sociologico: la nostra isola, similmente ad altre zone dell’area mediterranea, è un’enclave dove organizzazioni agiscono (nei mercati legali e illegali) e non una terra dove è nato quel tipo di fenomeno socio-criminale.
      Ben vengano comunque articoli come quello di Galullo, giornalista serio e coraggioso.

  5. Soviet says:

    Cos’è l’infiltrazione mafiosa o camorristica? Non credo la presenza del serpente biblico nel paradiso terrestre sardo, ché – come bene ricorda Neo – di delinquenti indigeni ne abbiamo anche noi in abbondanza. Forse è l’introduzione di un “sistema”, come lo chiama Saviano, di una mentalità ferocemente imprenditoriale che non distingue tra economia legale e criminale, ma le unisce con vantaggi competitivi assoluti.
    E allora il problema non è l’indipendentismo per una semplice ragione: tutti gli stati sono permeabili alla mafia se manca il senso dello Stato e soprattutto se non c’è una remora sottilmente antieconomicista per cui la pecunia olet eccome se olet!
    La democrazia attuale è permeabile perché tutto si riduce a marketing politico e il politico (e di conseguenza le idee che esprime e di cui è portatore) altro non sono che merce esposta, pubblicizzata e venduta. Vince al solito, perché così ormai siamo stati educati Italiani e Sardi, chi si vende meglio e si vende meglio chi ha più risorse da investire in pubblicità. E allora chi assurge ai vertici assoluti dello Stato può anche dire che la mafia è fenomeno con cui si deve imparare a convivere… e l’ha detto chi oggi fa egemonia (sub) culturale.
    L’infiltrazione mafiosa si combatte con le forze dell’ordine, ma si sconfigge solo con la cultura, con una scuola pubblica che promuova e sviluppi uno spirito critico nella maggioranza delle persone: quando saremo in grado di capire la differenza tra bene comune e male comune e maturare una coscienza che ci faccia scegliere il bene comune allora potremo dirci immuni come popolo alle infiltrazioni mafiose.

    • Luca S. says:

      Analisi pressoché calzante, perfetta direi.

    • Daniele Addis says:

      Guarda, belle parole, per carità, sono convinto che strapperebbero tanti applausi ad una folta platea intellettual-chic… però non è che le cose stanno proprio così. Provo a schematizzarti un attimo la situazione: migliaia di famiglie e imprese in Sardegna sono sull’orlo della bancarotta
      – moltissime sono indebitate con lo stato italiano che attraverso equitalia procede con i pignoramenti
      – spuntano persone con liquidità che prestano denaro alle famiglie e imprese per pagare lo stato- le imprese firmano cambiali e ottengono i prestiti
      – dal momento che quelli che hanno fatto i prestiti sono usurai legati ai casalesi gli interessi sono molto alti e le imprese non ce la fanno a pagare
      – le imprese falliscono comunque, ma in un momento successivo rispetto a quello in cui sarebbero fallite grazie allo stato
      – non potendo pagare gli usurai entrano in possesso delle aziende
      – i sardi finiscono a lavorare per aziende in mano alla camorra.

      Domanda 1: in tutto questo chi ti risulta essere il principale partner della camorra, quello che gli crea l’ambiente ideale per i suoi affari?

      Domanda 2: dici che quelle aziende finiscono nelle mani della camorra per colpa della loro scarsa cultura?

      Può rispondere chi vuole, io attendo.

      • Neo Anderthal says:

        Premesso che -saranno “solo belle parole” ma sono parole che pure vanno dette- io concordo con Soviet, ho un paio di domande per Daniele Addis:

        Domanda 1 – Sei in possesso di dati che testimoniano una preponderanza delle situazioni debitorie in capo all’erario/Equitalia o chi per loro rispetto alle banche e altre ordinarie strutture del credito o rispetto a fornitori etc.?
        -mi pare che per esempio il caso di Decimomannu e delle imprese agricole in fallimento riguardasse una specifica vicenda di finanziamenti prima concessi e poi revocati-

        Domanda 2- Quanto da te delineato risponderebbe ad un piano intenzionalmente predisposto con la connivenza di Equitalia?

        Domanda 3 – A quale livello, secondo te, si situerebbe una eventuale concordanza degli attori della vicenda deliquenziale?

        • Daniele Addis says:

          Vedo che si continua sulla strada del fare le pulci alle proposte altrui senza averne nessuna da fare di rimando… a parte la cultura ovviamente! Propongo di regalare libri a chi è tra le grinfie degli strozzini mafiosi.

          Comunque, veniamo ai dati di equitalia:
          http://www.sardegnademocratica.it/rassegnastampa/mille-marciano-contro-equitalia-1.19828/comments-7.38669
          http://www.noiconsumatori.org/articoli/articolo.asp?ID=10643&t=Fisco%3A+Usar+(Sel)%2C+affrontare+questione+Equitalia+Sardegna+politicamente+
          http://notizie.alguer.it/n?id=40276

          Posso continuare se vuoi, intanto che aspetto delle argomentazioni e delle idee ( o veramente volete regalare libri a chi si trova indebitato con la camorra?).

          2) Non c’è bisogno di nessuna connivenza o complotto. La mafia nel sistema italiano ci sguazza. Il fisco italiano, concepito probabilmente da qualche idiota visto che brilla per inefficienza, complica la vita ai cittadini onesti e permette ai furbi di farla franca, crea l’ambiente ideale che permette alla mafia di prosperare senza il bisogno di alcuna connivenza. Per aggiungere un po’ di carne al fuoco, i primi dati dicono che, a causa dell’aumento del prezzo dei traghetti, ci sarà una diminuzione del 25% dei turisti… se così fosse, immagina un po’ quanti nuovi fallimenti ci sarebbero… e ascoltati anche la trasmissione extra di radio press che ne ha parlato ieri sera e poi prova a fare 2+2.

          3) Vedi risposta 2

        • Neo Anderthal says:

          Se ti chiedo chiarimenti è perché non mi è chiaro il tuo percorso. Chiamalo fare le pulci se ti fa piacere.
          Sono dell’avviso che in situazioni di crisi si debba fronteggiare l’emergenza -anche del credito o della eventuale insolvenza esattoriale- con strumenti di emergenza. Come faresti tu. Che il fisco italiano sia una incredibile porcheria è assodato -a cominciare dall’accanimento contro i piccoli soggetti visibili mentre si trattano con riguardo sia gli evasori piccoli che il sistema di gradi e medie imprese che anziché pagare le tasse vivono di sussidio-, possiamo rinviare ogni intervento e ogni soluzione al benvenuto momento della Liberazione Nazionale Sarda?

        • Daniele Addis says:

          NO-NE, per le misure di emergenza andrebbe bene che gli autonomisti si comportassero da autonomisti (come fanno in tutte le vere autonomie del mondo) che di fronte alla non accettazione delle proprie istanze, alle fregature, alle promesse non mantenute, ai diritti non riconosciuti, alle imposizioni dannose etc… non fanno i ridicoli offesi che si lamentano, ma non fanno niente, ma aprono uno scontro istituzionale con lo stato durissimo. In questo scontro mettere sul tavolo l’opzione indipendentista è il minimo sindacale che si fa per logica. Poi, una volta che si VINCONO le battaglie e si portano effettivi vantaggi al proprio popolo quelle istanze, per chi è autonomista, rientrano (ma non si sognerebbe mai di dire che da indipendenti morirebbero di fame, a meno che non siano autonomisti idioti), mentre gli indipendentisti continuano a essere per l’indipendenza. Il tutto però andrebbe a vantaggio del popolo.
          O il rapporto tra autonomia e stato centrale è conflittuale o non è autonomia, è solo fregatura.

        • Neo Anderthal says:

          per farlo ci vorrebbe, intanto, nell’attesa di un Che Guevara Sardo, un presidente della giunta regionale -alias Governatore- un pochino meno sorridente e un pochino più scorbutico. Per restare a casi concreti certamente Soru meglio di questo elemento.

        • Daniele Addis says:

          Mah, ti dirò, a me Che Guevara non piace e non vorrei proprio che spuntasse in Sardegna. Meglio di Cappellacci sarebbe qualsiasi pupazzo in grado di succhiarsi il pollice, quindi è ovvio che Soru sarebbe meglio di lui. Il fatto però è che sia Cappellacci sia Soru hanno dei partiti dietro ai quali devono rispondere e che autonomisti, nei fatti, non sono.
          Soru è sicuramente un personaggio eccezionale se confrontato con la miseria del panorama politico italiano, ma primo non è onnipotente (anche se magari gli piacerebbe) e secondo anche lui ha dimostrato, con la sua passata azione, di non essere un autonomista. Eppure le occasioni non gli sono mancate visto che il suo governo “amico” gli ha impugnato e bloccato 5 o 6 atti della sua giunta. Poi vogliamo parlare della tanto esaltata vertenza entrate? La metà del dovuto da restituire in comode rate a partire dal 2012?
          Lo scontro istiutzionale lo ha accennato solo quando al governo c’era il nemico Belusconi, ma con Prodi è stato buono e bravo. Affidarsi ai leader ha sempre portato i sardi a delle sonore fregature e il caso Soru non mi sembra diverso.
          Nella storia e nel mondo i più grandi leader sono quelli che sono stati in grado di interpretare e focalizzare gli umori dei loro popoli. Nel caso di Soru sembra che si pretenda che sia il popolo a dover interpretare i suoi umori. Un atteggiamento più critico nei suoi confronti gioverebbe anche a lui, se fosse disposto ad accettare le critiche.

  6. Pino Arlacchi,in un saggio di qualche anno fa,faceva il punto sulle ragioni che impedivano alle organizzazioni criminali di ramificarsi in Sardegna,dalla diffidenza allo spirito anarchico del popolo sardo.Emblematica era la vicenda del commerciante gallurese che al primo incontro con un malavitoso campano,che pretendeva da lui una somma di danaro in cambio di protezione,si presentò col fucile in mano.Evidentemente i popoli cambiano,e cambiano anche i poteri di infiltrazione delle mafie,vari episodi purtroppo lo confermano
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/cronaca/2008/11/28/news/usura-estorsioni-cocaina-otto-arrestati-in-ogliastra-1553125

    • Luca S. says:

      Il testo di cui parli s’intitola “Perchè non c’è la mafia in Sardegna” edito dalla Am&d aveva un approccio per certi versi favolistico. Forse l’unico dei testi in cui Arlacchi, senza dubbio competente in tema di criminalità organizzata, mi ha fatto sorgere più di un dubbio sulla veridicità dei contenuti.

  7. Daniele Addis says:

    Interessante analizzare l’intervento di Deliperi… le organizzazioni mafiose sarebbero in Sardegna alla faccia mia, che preferirei una non ben precisata disamistade d.o.c.

    Pare che lui sia quasi contento di questa presenza, l’importante è che sia alla faccia mia… piuttosto penoso devo dire

    • caro Daniele, la mia è l’unica risposta che si può dare a uno che, davanti a un problema grave come l’infiltrazione delle organizzazioni criminali in Sardegna (e il discorso vale dappertutto), non trova di meglio che fare stupida propaganda indipendentista. Prendo in prestito il metodo proposto da Elio Turno Arthemalle e ti rispondo come merita l’argomento che hai usato.
      E’ possibile che non comprendi che – Italia, Sardegna, Kasteddu indipendente fa lo stesso – si deve fare fronte comune per fermare in ogni modo questo gravissimo rischio?
      Che cazzo c’entra il tuo penoso sarcasmo “I vantaggi del far parte dell’Italia”?
      Apri gli occhi!

      • Daniele Addis says:

        Ma non mi scandalizzo affatto per i toni, io continuo tranquillamente a rispondere a tono, non sono mica di quelli che sviano dagli argomenti demonizzando l’interlocutore e dicendo che è cattivo e violento. Detto questo, tu chiamala pure propaganda, ma per me è semplice logica elementare. Quello che trovo estremamente illogico è pensare che si possa combattere una cosa come l’infiltrazione mafiosa continuando a stare all’interno dello stato che di quella mafia rappresenta la culla. Poi, certo, alle anime belle, sopratutto della sinistra, piace riempirsi la bocca con discorsi pieni di buoni principi che strappano fragorosi applausi alle platee, ma sta di fatto che le mafie hanno e continueranno ad avere un peso economico e politico, all’interno dell’italia, infinitamente superiore a quello che potrà mai avere la Sardegna all’interno dello stesso stato. Lei può benissimo credere che con le belle parole e qualche manifestazione (rigorosamente con televisione al seguito per avere la giusta visibilità) le mafie potranno essere sconfitte, ma io no. Credo che solo uno stato sovrano abbia i mezzi per impedire lo sviluppo del cancro mafioso che rende famosa l’Italia nel mondo. All’ipocrisia preferisco di gran lunga quella che lei chiama “propaganda”.

        • Neo Anderthal says:

          Credo che uno Stato sovrano la cui “massa critica” sarebbe fatalmente ridotta, sia meno armato e difendibile di una realtà inserita in contesti più ampi. I precedenti non mancano, alcune isole dei Caraibi sono diventate delle narco-repubbliche, come è successo a Panama anni fa con Noriega, o come succede a volte con territori che reclamano indipendenza anche su basi di interessi mafiosi (non ultima la Sicilia, dove anche il bandito Giuliano sventolava il vessillo dell’indipendenza).
          Con questo non voglio dire che ci può essere in questo senso il minimo sospetto sugli indipendentisti sardi, ma solo che non è la questione nazionale a metterci a riparo dall’assalto della malavita organizzata.
          Quanto alla resistenza che i Sardi fieri sarebbero in grado di opporre, non mi pare che questa si manifesti con particolare forza, basta guardare l’atteggiamento tenuto da alcune forze sindacali davanti al tentativo di rapina del patrimonio naturale costituito dalle coste: basta che il Karim Aga Barak di turno si proponga di infrangere le leggi vigenti che ecco che in nome del “lavoro” -che deve essere solo quello della manodopera edile, evidentemente- e prontamente si scende in piazza a favore degli interessi degli speculatori.
          Per non dire che il triste Ugo Sissignore Cappellacci è stato eletto dai sardi, e non si vede all’orizzonte una possibile Sarda Dittatura illuminista che, restituendo orgoglio e fisionomia nazionali ai Sardi, ci possa mettere al riparo da questi ed altri rischi.

        • due sole parole per chiarire: di sinistra, centro, destra, indipendentismo non me ne può importar di meno, in particolare in casi come questi dove interessa combattere con tutti i mezzi la criminalità organizzata e non fare il fighetto onnipresente per difendere le proprie tesi internettiane.
          Trovo veramente assurdo pensare che la Sardegna possa fare qualcosa “da sola” contro la criminalità organizzata internazionale quando quest’ultima “entra” in qualsiasi tessuto economico-sociale, anche molto più strutturato e difeso del nostro (basti pensare alla Svizzera, agli U.S.A., alla Gran Bretagna). Comunque, contento te, contenti tutti. D’ora in poi, guai a chi non è “delinquente sardo” d.o.c., solo taglia-orecchie e disamistade tradizionali, a fora mafia e camorra (è una battuta, ovvio!) 😉

        • Daniele Addis says:

          Io trovo assurdo questo modo di pensare inconcludente e miope, oltre alle battute sulla “delinquenza sarda d.o.c.” fatte con l’esclusivo intento di denigrare, ma francamente ci fa una pessima figura lei visto che mischia delinquenza locale e infiltrazioni mafiose… se non ci fossero probabilmente si sentirebbe meno italiano, che grande disgrazia.
          Per quanto riguarda il “fare da soli”, io ho parlato di facoltà di darsi gli strumenti, non di fare tutto da soli. Tali strumenti comprendono anche le collaborazioni internazionali per combattere la criminalità organizzata. Comunque buona italia e buona mafia a lei, l’importante è mantenere la facciata da duro e puro che la mafia non la vuole… il fatto che ci sia e che cresca sempre di più è evidentemente un particolare insignificante.

        • Muttly says:

          Daniele se credi che un indipendentista sia incorruttibile mentre un non indipendentista si allora credi alle favole.
          L’idea politica davanti alla corruzione che può mettere in atto la malavita conta meno di zero.

        • Daniele Addis says:

          Ma leggere quanto ho scritto iù in alto no? Dove avrei scritto che gli indipendentisti sono incorruttibili mentre gli altri si? Vabbè, contro il benaltrismo getto la spugna, tanti saluti.

        • Muttly says:

          Si che ho letto, al problema mafia proponi l’indipendentismo, come faccia ad essere la cura del male lo sai solo tu.
          Il fatto che si continui a chiedertelo significa che non hai espresso bene quello che vuoi dire, ammesso che tu possa dimostrare che un organismo indipendente rispetto ad uno che non lo è abbia qualche differenza con la lotta alla mafia.
          La mafia esiste perchè qualcuno compra la “merce” che vende, l’organizzazione politica è ininfluente.

        • Daniele Addis says:

          Ecco, quota pure la frase in cui propongo “l’indipendentismo” come soluzione del problema mafia. Io attendo.

          Intanto quoto per intero il mio intervento di sopra che o non hai letto, oppure non hai capito.

          “No guardate, non ci siamo capiti. Io non credo alla costante resistenziale sarda. Non credo che i sardi siano geneticamente o culturalmente superiori a nessun altro popolo, men che meno agli italiani. Non credo che nel passato abbiano dominato il mondo conosciuto e che quella storia sia stata affossata per chissà quali interessi o complotti.

          Credo semplicemente che i sardi, come qualsiasi altro popolo, debbano essere artefici del proprio destino, nel bene e nel male.

          L’indipendenza non mette al riparo dalle infiltrazioni delle organizzazioni malavitose, ma offre maggiori possibilità di fornirsi degli strumenti in tal senso, senza dover stare ad aspettare o elemosinare l’intervento di un altro stato che ha pure cose più importanti da affrontare. Se l’italia avesse la forza o la volontà di estirpare le mafie lo avrebbe già fatto, ma in questi 150 anni non è mai stata capace di farlo. La malavita italiana è un cancro che affligge tutta l’Europa, ma gli altri paesi si sono dotati di strumenti e strutture per evitare che al loro interno raggiungessero la potenza che ha in Italia.

          Fare una cosa del genere all’interno dell’Italia e della sua struttura e sistema di leggi che per le mafie rappresenta l’ambiente ideale visto che possono agevolmente arrivare a controllare le leve del potere, influendo pure laddove si decido i sistemi di contrasto alle stesse mafie, è una mera utopia.

          Io tra la sicurezza di un insuccesso dimostrata da 150 anni di fallimenti e il rischio di non avere successo ancora tutta da dimostrare, preferisco di gran lunga il rischio.

          Continuare sulla strada dell’assistenzialismo e dell’elemosina dell’aiuto esterno è da persone che accettano il fallimento in partenza.”

        • Daniele, come ti ho detto, contento te, contenti tutti 😉

  8. Patriota sardo says:

    Fuori questa immonda feccia dal suolo sacro di Sardegna!

    • Neo Anderthal says:

      Non vorrei vorrei contraddire un Patriota, ma non è che il suolo Sacro di Sardegna non abbia a suo tempo -ma certamente anche ora- ospitato feccia parimenti immonda e sicuramente autoctona.
      D’altra parte la banda pare abbia trovato i volenterosi importatori del know-how cravattaro e mafioso proprio in loco, nella terra dello zafferano e delle Pabassine.
      In ogni caso: a GALERA!

  9. Andrea Emme says:

    “…COINVOLGIMENTO STRUTTURALE DI ALTRE REGIONI, TRA LE QUALI LA SARDEGNA…”
    e così viene a galla un’altra balla: mandiamo i mafiosi condannati al 41 bis a scontare la loro pena in sardegna, perchè l’isola è immune alle penetrazioni della malavita organizzata e i boss non potrebbero usare la loro influenza per operare nella società civile.
    Insomma, non esistono più le peculiarità dell’isolamento? Oneri e onori? Peccato che per ora siano solo i primi.
    Come vorrei che tale notizia fosse solo il frutto di un abbaglio di una notte di mezza primavera: qualcuno può smentirla?
    Vi prego, smentitela. SIGH SOB

  10. Michele Atzori says:

    Ma cosa c’entra la faccia di daniele addis,e poi cosa c’entra la disamistade d.o.c.Intanto il problema è ormai la malavita organizzata di stampo mafioso,che ,a sentire anche fiordalisi sta mettendo radici robuste in sardegna.non è certamente comparando il tipo di reato che si analizza il problema.

  11. Daniele Addis says:

    I vantaggi del far parte dell’Italia… ora che sappiamo che c’è pure la mafia i 150 anni si possono festeggiare con più gusto. Gli unionisti avranno un’altra freccia al loro arco e diranno “la Sardegna è sicuramente Italia, abbiamo anche la camorra!”

    • purtroppo non si tratta di cose nuove, le organizzazioni criminali sono in Sardegna da tempo, anche alla faccia dei Daniele Addis che preferirebbero una bella disamistade d.o.c.

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