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Noi non siamo leghisti. Settecento tunisini a Cagliari sono una straordinaria occasione di solidarietà: non lasciamocela sfuggire

La solidarietà è concreta quanto l’intolleranza e il razzismo. La solidarietà si fa con le parole ma soprattutto con i fatti. Per cui, veniamo al dunque e vediamo se siamo all’altezza della situazione e se veramente non siamo leghisti come diciamo di essere.

Tra poche ore circa 700 giovani tunisini saranno a Cagliari. Fuggono da una società impoverita da una lunga dittatura che noi abbiamo fatto finta di non vedere e ora cercano, a costo di lasciarsi alle spalle gli affetti più cari, un futuro migliore. Probabilmente non in Italia, ma in altri paesi europei più ricchi del nostro.

Se otterranno un permesso temporaneo, sicuramente lasceranno la Sardegna. La nostra, non a caso, è tra le regioni con il minor tasso di migranti. Non perché gli siamo antipatici, ma perché siamo poveri. E loro la povertà la stanno sfuggendo a rischio della loro stessa vita.

Chi resterà, però, si troverà bene: la provincia di Cagliari è quella, in Italia, dove migliore è l’integrazione.

Questi giovani tunisini non sono dei marziani, non arrivano da mondi lontanissimi. Sono, di fatto, nostri vicini di casa. Sono i nostri dirimpettai. Perché Cagliari è più vicina a Tunisi che non a Roma. E il loro approccio alle cose della vita e del mondo, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, è ormai potentemente influenzata dai nostri modelli culturali.

Ora verranno “ospitati” in una struttura militare in via del Fangario, a ridosso dei quartieri popolari di Sant’Avendrace e di san Michele. Per fortuna gli è stata risparmiata l’onta di una tendopoli, sperduta nelle campagne di Chilivani. Ma è pur sempre uno spazio recintato dal filo spinato.

La differenza tra un lager, un luogo di detenzione e uno spazio di accoglienza lo faremo noi. Intanto non considerandoli dei criminali. Certo, qualche delinquente tra di loro ci sarà, ma c’è pure nel nostro onorevole parlamento, per cui non è il caso di fare troppo gli schizzinosi.

E come faremo questa differenza? Con una solidarietà concreta. Penso che a queste persone mancherà tutto quello che non è un letto e un pasto da sfollati.

Allora, compatibilmente con le regole che saranno fissate dalla Prefettura e dal Governo, portiamo loro vestiti, cibi buoni. Organizziamo momenti di socializzazione. Dimostriamo concretamente la nostra diversità dal becero terrorismo della Lega e dal centrodestra nazionale.

Cagliari è una città civile e ricca di associazioni di volontariato che fanno ogni giorno un lavoro straordinario. Penso alla rete di Sardegna Solidale e alla Caritas, che potrebbero organizzare questa azione di scambio e integrazione che poi potrà giovarsi dell’apporto dei singoli cittadini. Penso al Cagliari Social Forum e ai circoli della sinistra cittadina. Penso anche alla sensibilità della Provincia, che da anni lavora con impegno e con risultati concreti sui temi dello scambio tra culture e lavora per rendere meno dura la vita dei migranti nel nostro territorio.

L’Italia ci guarda, il mondo ci guarda. Noi non siamo leghisti. Dimostriamo che siamo diversi. E’ la nostra grande occasione per rafforzare la democrazia in Italia, per combattere gli spacciatori di paura. Un’occasione straordinaria: io non la voglio perdere.

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45 Commenti

  1. Vorrei vedere quanti di questi tunisini accetterebbero un lavoro come pastore o bracciante agricolo.
    Credo nessuno, si guadagna meglio dallo spaccio e facendo conto sull’assistenza dell’occidente buonista e umanitario. Buonista e umanitario, loro lo sanno, ci fanno i loro calcoli su questo.
    Ovviamente preferiscono dirigersi in Francia, Belgio e Germania ovvero la Terra Promessa dei nullafacenti nordafricani attirati dal Welfare molto efficiente di quei paesi e del quale la maggior parte di loro non fanno che approffittare.
    Angela Merkel aveva dichiarato alcuni mesi fa qualcosa di simile a ciò che ho scritto. Inutile negarlo, paesi come la Svezia e il Belgio stanno andando in declino grazie a politiche troppo permissive e al buonismo astratto, il loro welfare è messo a dura prova da una richiesta continua di assistenza.
    La mentalità parassita e profittatice di questa gente è oramai riconosciuta, solo che il politically correct non ci permette di dirlo apertamente, il solo mettere in dubbio la pulizia morale di certi migranti è tabù.
    Lasciamo per un attimo da parte le nostre antipatie leghiste e berlusconiane e cerchiamo di ragionare obiettivamente: qualcuno vuole forse negare che tra questi migranti ci siano anche dei galeotti evasi approffitando dei disordini avvenuti? Perché scappano solo giovani dai 18 ai 40 anni vestiti alla moda ? Nessuno di loro ha genitori, moglie figli da proteggere? Nessuno di loro a voglia di lottare nel proprio paese per cambiarne le sorti? Siamo sicuri che siano tutti dei poveri diavoli bisognosi di aiuto e non avventurieri in cerca di facili fortune? Sono loro che devono fare le nostre politiche immigratorie, che decidono di quali e quanti immigrati abbiamo bisogno o diritto? I tunisini hanno più diritti di tutti gli altri milioni di africani disperati e bisognosi che vorrebbero recarsi in Europa, ma che non hanno il denaro da dare alle organizzazioni criminali? Perché loro si e gli altri no? Intanto i trafficanti di uomini si arricchiscono grazie alla complicità di uno stato corrotto e alla nostra non intrasigenza. Se seguiamo il principio che ci piace tanto della solidarietà e dell’accoglienza senza se e senza ma allora dovremo aprire le porte a tutti. Io sono disponibile, li voglio accogliere tutti.

    • Soviet says:

      Diciamo che quello che scrivi si commenta un po’ da solo, anche per una visione un po’ semplificata e stereotipata della realtà: magari leggendo meno la Merkel e più qualche testo sulle responsabilità occidentali nei fatti d’Africa – compresi quelli che riguardano l’attuale sfruttamento delle risorse naturali da parte delle corporation – qualche cosa un pochino più intelligente e meno scontata avresti potuto scriverla. Ma ciascuno è reponsabile della propria ignoranza.
      Un passaggio però mi è oscuro: chi è che dovrebbe lasciare da parte le antipatie leghiste e berlusconiane? Io me le tengo strette e ne faccio punto d’onore – tu non credo che abbia bisogno di fare molti sforzi. Forse dovresti per un attimo solo lasciare da parte le simpatie leghiste e berlusconiane.

      • Se non sono stato chiaro tengo a precisare che non mi riferivo a profughi in fuga da zone di guerra e carestia, ma ai CLANDESTINI tunisini. Molti dei quali evasi dalle patrie carceri, molti dei quali (lo confermo) in cerca solo di facili occasioni. Non mi risultava che la Merkel potesse essere annoverata tra i pensatori xenofobi e neonazisti. Inviterei Lei, Soviet, ad informarsi meglio, il suo pensiero è molto più semplificato del mio. Io non ragiono con l’empatia e il buonismo e non credo alla favola triste del povero immigrato tunisino sfortunato. Sulle responsabilità occidentali in Africa ha perfettamente ragione, questo però non basta a giustificare tutto. Lei continui così, intanto gli “armatori” di barconi continuano a fare affari d’oro consapevoli dela morbidezza di pensiero dei buonisti occidentali.
        Ripeto una cosa. Stabiliamo un principio: tutti gli stranieri (ops, scusate per questo termine obsoleto e non politically correct) hanno il diritto di venire a farsi una nuova vita in Europa. Tutti, nessuno più di un altro. A me sta bene.

        • Neo Anderthal says:

          Gentile Mario, (ma è sempre lo stesso Mario che interviene in altre parti? Sarebbe bene nel caso evitare le omonimie) mi pare che qualche punto dei suoi argomenti, da cui dissento radicalmente, non sia impostato bene, a partire dalle premesse.
          1) Dopo avere ipotizzato come certa una indisponibilità al lavoro degli immigrati lei conclude: “si guadagna meglio dallo spaccio e facendo conto sull’assistenza dell’occidente buonista e umanitario”. Dove ha letto o visto i dati che confermano questa sua conclusione? E’ certo che tutti i profughi -o clandestini, se preferisce, ma la distinzione è un arbitrario quadro legale- vengano qui per vivere di scrocca e delinquenza?

          2) Scrive: “La mentalità parassita e profittatrice di questa gente”… si può impostare un discorso partendo da una considerazione che in partenza livella verso il basso tutta una popolazione, spregiativamente connotata?
          Se lei vorrà confrontarsi con i dati in possesso -per esempio- dei sindacati come delle associazioni imprenditoriali e delle camere di commercio, lei troverà e scoprirà che la grandissima massa degli immigrati lavorano regolarmente, se vorrà confrontare i dati relativi a gruppi sociali comparabili per livello economico troverà il modo di scoprire che le sue convinzioni non sono basate su dati riscontrabili.

          http://www.repubblica.it/politica/2010/01/28/news/immigrati_e_criminalit-2107183/
          http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000918.html

          3)”Perché scappano solo giovani dai 18 ai 40 anni vestiti alla moda ?”
          E’ vero, perché non si travestono da straccioni, invece? Perché si vestono con gli abiti tarocchi delle bancarelle facendo emergere che la differenza coi capi griffati è minima o nulla? E perché non scappano gli invalidi e le vecchiette? Forse perché la storie delle migrazioni delle popolazioni rende evidente che prima di tutti gli altri, in cerca di miglior fortuna vanno in avanguardia i più forti e giovani (e succede lo stesso, pensi un po’, anche tra i bisonti, i gorilla, i leoni, i trichechi, le api…)?
          4) Ancora. “Io non ragiono con l’empatia e il buonismo e non credo alla favola triste del povero immigrato tunisino sfortunato. ”
          A parte il fatto che non ragionare con empatia significa semplicemente ragionare come se i migranti non fossero uomini come noi, lei è libero di credere alle favole che preferisce, compresa quella del Tunisino Mommotti che verrà qui ad imporre il velo integrale che le giovani tunisine rifiutano. Ma favole o no, non ci si sposta di continente senza motivi degni di una considerazione non superficiale.
          Ma ancora di più e ancora un volta dissento dall’uso della parola “buonismo” usata come al solito a raffica. Vorrei davvero capire da quando e perché essere o voler essere buoni è diventato nel senso comune una colpa per la quale si è messi alla berlina. “Buonista” e “Buonismo” non sono parole della lingua italiana, per il campo semantico che essa copre c’era e c’è ancora la parola “pietismo”.
          “Buonismo” è un epiteto, un manganello verbale, con cui l’essere semplicemente solidali, non a chiacchiere, viene trasformata nella antipatica pretesa di essere “BUONI”. Ecco trovato il modo per trasformare la vocazione ad essere migliori e serenamente solidali in una colpa massima, di ipocrisia e tradimento.
          Non a caso è una parola/accusa che appartiene al discorso e al senso del discorso impostato dalla estrema destra xenofoba e razzista, comunque travestita, ed al gergo che vuole imporre.
          Non a caso la parolaccia è una parola d’ordine, uno slogan che si associa quasi invariabilmente con aggettivi come “falso”, “ipocrita”, “imbelle” etc. etc.
          Non per nulla è stata concepita e popolarizzata da quelle fogne della disinformazione che sono le testate come la “Padania”, Libero e Il Giornale e alle pubblicazioni neofasciste.
          Chi parla male pensa male. E’ vero, ed è sempre più vero nel momento in cui a centinai scompaiono in mare,e il commento di un Ministro della Repubblica è “fora dai ball”, e una schiera di prezzolati cerca di fare leva sulla paura per una riedizione di parole insensate e necrofile, e troppi impauriti o ingenui convengono.

  2. Nicola says:

    Nelle prossime ore in Camera del Lavoro un gruppo di compagne e compagni della CGIL, coordinati da Massimo Salis, si attiveranno per organizzare quanto necessario, a partire dalla raccolta di biancheria, vestiti e cibo. Cercheremo anche d’individuare uno spazio che possa fungere da collettore per la raccolta. Per fortuna città e luoghi si reggono su reti, che altri vogliono invisibili, tessute dalle relazioni tra le persone che sanno aiutare per aiutarsi.

  3. vittorio says:

    Penso che l’accoglienza che la gente comune in Sardegna e anche in molte parti d’Italia abbia riservato ai migranti sia qualcosa che certamente bisogna applaudire. Detto questo è certamente necessario trovare una soluzione al problema, perchè certamente l’Italia può integrare anche decine di migliaia di migranti, ma numeri superiori credo che difficilmente potrebbero essere assorbiti senza grossi traumi (ci sono centinaia di migliaia di badanti dall’Est europa, ma hanno un ruolo ben preciso nella società). Io credo che a parte qualche becero esponente leghista che non perde occasione di mostrarsi razzista, la maggior parte delle prese di posizione (compreso il duro fuori da ball, scusate la scarsa conoscenza del lumbard, di Bossi) sia semplicemente un fissare dei paletti per impedire che i numeri già elevati diventino troppo grandi.
    Ricordiamo anche che in Tunisia non è in atto alcuna emergenza umanitaria (come diceva NEoAnderthal simile ad un terremoto od ad uno tsunami) semplicemente è caduto il governo e manca una azione di controllo lungo le coste. Gli stessi che sono arrivati in Italia ora sarebbero arrivati 2,3 o 5 anni fa se ne avessero avuto la possibilità. Il tenore di vita della Tunisia per quanto basso ed è pertanto comprensibile che i tunisaini sognino un futuro migliore, non è certo paragonabile a quielllo della maggior parte degli Africani

    • Neo Anderthal says:

      @ Vittorio. Non credo che espressioni trucemente inumane come “fora dai ball” equivalgano a fissare dei paletti.
      La squallida battuta si riferisce a esseri umani, che per correre il rischio di morire tra le onde devono avere qualche urgenza più stringente dello spirito d’avventura o del capriccio.
      Mi pare che ti sia informato un po’ superficialmente. In Tunisia e nel Maghreb è successo molto di più che una caduta del Governo, sono caduti dei REGIMI dittatoriali e dei poteri ultradecennali, e con loro sono in crisi assetti di potere e sistemi di clientela e anche reti di economia. Nulla che possa essere descritto con l’uso dell’avverbio “semplicemente”.
      Anche se molti e forse la gran parte dei migranti è spinta da motivazioni prevalentemente economiche, l’emergenza umanitaria in Tunisia c’è eccome, dalla Libia sono arrivati in Tunisia e in Egitto decine di migliaia di lavoratori stranieri:

      “Sul fronte internazionale l’UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, ndr.) ha accolto con soddisfazione la pronta reazione della comunità internazionale di prendere parte allo sforzo logistico per facilitare l’evacuazione umanitaria dei lavoratori stranieri fuggiti dalla Libia e giunti in Tunisia ma impossibilitati a raggiungere casa.”
      http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2011/marzo/com-acnur-lampedusa.pdf
      http://www.internazionale.it/tag/tunisia/
      Quanto ai numeri che tu credi “già troppo elevati” occorre dire che la grande maggioranza dei paesi europei accoglie una percentuale di immigrati significativamente più alta dell’Italia, per non parlare dei rifugiati ed esuli politici, che in Italia, a dispetto di decine di trattati e leggi internazionali, sono praticamente abbandonati senza una legge che ne tuteli i DIRITTI che derivano non solo dai trattati internazionali ma dalla stessa Costituzione Repubblicana.
      Detto questo nessuna persona ragionevole propone la immigrazione casuale e sregolata, il fatto è che questa mano d’opera e queste persone non hanno nessuna possibilità legale di ingresso, grazie ai demenziali sitemi di quote ed ingressi, che di fatto hanno invitato i migranti ad entrare in via non legale, per essere poi accolti con una delle periodiche sanatorie, sempre “L’ultima e poi basta”.
      Si potrebbe poi condurre un discorso sulle prospettive demografiche dell’Italia e della Sardegna in particolare, vedi il rapporto sull’argomento della sociologa Lilli Pruna dell’Università di Cagliari o per sintesi il commento a questo post scritto da Soviet. L’immigrazione è un fenomeno che ha i suoi andamenti, va governato, ma ha i suoi picchi drammatici e i suoi seguenti momenti di calma.
      Ricordate il flusso dall’Albania, drammatizzato in modo enorme dalla stessa stampa e dalla Lega una decina di anni fa? Si è molto ridimensionato, e così sarà anche per i migranti dal Maghreb, in prospettiva, anche quando le rimesse degli emigrati consentiranno -come è successo per i Sardi emigrati in centroeuropa- condizioni di vita e sviluppo a chi è rimasto in patria.
      Per intanto, e per l’emergenza presente prima di tutto: UMANITA’.

      • vittorio says:

        @NeoAnderthal
        da ciò che scrivi vedo che siamo in gran parte d’accordo
        preciso 2 cose che hanno creato qualche incomprensione.
        Concordo ovviamnete con te sull’inopportunità della becera battuta di Bossi, visto le condizioni drammatiche nelle quali si sono trovati i migranti e mia colpa non averlo precisato.
        Sono abbastanza informato su quanto sta accadendo in Tunisia, amche se l’aver distrattamente scritto caduta di governo invece che caduta di una dittatura giustamente ti ha portato a pensare al contrario.
        Siamo d’accordo che in Tunisia vi siano molte decine di migliaia di lavoratori stranieri scappati dalla Libia, ma a me pare che gli arrivi sinora abbiano riguardato principalmente cittadini tunisini non in fuga da una situazione drammatica, ma semplicemente in cerca di un futuro migliore. Aspirazione ovviamnete legittima e che il mondo occidentale ha il DOVERE di cercare di realizzare, ma che non può essere risolta iattraverso gli sbarchi.
        Quanto ai numeri non ho usato il termine troppo elevati, ma semplicemtnet elevati e su questo non credo mi possa dare torto (non tanto per il numero in sè, ma per le modalità attraverso le quali i migranti sono giunti in Italia). Ho semplicemtne detto che bisdognerebbe evitare che il numero da elevato diventi troppo elevato.
        Va anche precisato che la Tunisia non è un paese dell’africa Nera, dove oggettivamnete la situazione è drammatica, ma un paese che con un pò di aiuto può arrivare ad un livello di vita dignitoso e questo senza necessariamente ricevere le rimesse degli emigrati, ma attraveso una crescita interna.
        Pienamente d’acocrdo sulla tua conclusione, ma non mi sembra di avere mancato di umanità.
        alla prossima

  4. Grazie Vito. Condivido tutte le tue parole.
    Oggi ho sentito in strada una persona che, non so se seria o per scherzo, diceva ai suoi amici: “Ma allora sarà vedo che saremo invasi?”. Non ho resistito e gli sono scoppiato a ridere in faccia. Paradossale.
    Certo che titoli di giornale tipo “Invaderemo la Sardegna” generano paure irrazionali e andrebbero censurati come “apologia di istigazione al panico”. Il tuo contributo alla serena osservazione dei fatti mi trova completamente favorevole. Contro “gli spacciatori di paura”…

  5. Muttly says:

    Fertilia è la testimonianza vivente di cosa significa accogliere i profughi.
    Gli esuli di Istria e Dalmazia che avevano perso tutto e sfuggivano ai massacri di Tito sono sbarcati li, nessuno in Italia li voleva noi li abbiamo accolti, qualcuno può dire che sia stato uno sbaglio ?

  6. Giulio Volontè says:

    Mi aggiungo solo per raccontare la mia piccola tesimonianza riguardo a quello che ho potuto conoscere personalmente del popolo tunisino.

    Non mi piace chi giudica per stereotipi o per sentito dire.

    Ho avuto l’occasione di andare in Tunisia due volte, entrambe le volte per registrare dei programmi per la tv. Ho incontrato della gente splendida che, al contrario di quello che accade quì, non mi giudicava per il colore della pelle o per la mia provenienza. Persone di una disponibilità unica, cordiali, simpatiche.
    Ho visto passeggiare per le strade di Tunisi, in modo non molto diverso da come mi è capitato di vedere in tanti paesi italiani, ragazze in minigonna accanto alle mamme vestite con gli abiti tradizionali. Ho scherzato con i polizziotti alla frontiera così come con quelli tra le vie della città, un po’ in italiano, un po’ in inglese, un po’ in francese…
    Ho visitato le moschee ed i mausolei, con il rispetto che si deve alle altre religioni, tutte le religioni. Luoghi sacri nei quali sono stato accolto, nel rispetto delle regole, senza problemi.
    Ho mangiato il kebab nei locali della città, quelli dove vanno i tunisini, non i turisti, e indovinate… non mi hanno mica mangiato!!!
    Hanno cercato di spiegarmi la loro cultura ed hanno provato a capire la mia.
    In un piccolo paese del sud, mentre il muezin pregava, mi hanno offerto tre datteri per unirmi a loro nel rito della rottura del digiuno, nel mese di Ramadan.
    Questa è la mia Tunisia, quella che ho vissuto io nei pochi giorni durante i quali mi hanno accolto. Alla fine, ne è uscito un programma tv che per diverse ragioni non è mai andato in onda. Lo regalerò, lo regaleremo (non l’ho fatto solo io), spero di poterlo fare per dare il mio piccolo contributo a raccontare una Tunisia diversa da quella che in molti, troppi, dipingono senza mai avere conosciuto.

    Attenzione, però, a tracciare “righe” da una parte delle quali stanno i “buoni” e dall’altra i “cattivi”.
    L’ho sentito fare dai cagliaritani nei confronti dei nuoresi, dai sardi nei confronti dei lombardi, dagli italiani nei confronti degli svizzeri, dal nord nei confronti del sud del mondo…

    NO BORDERS, niente confini.

    Le persone vanno giudicate per quel che fanno non per quel che pensate che siano.
    Non tutti i sardi sono uguali, non lo sono i tunisini e non lo sono i lombardi.

    Continuare ad esprimersi per categorie non fa altro che contribuire ad alzare barriere.

    Non dobbiamo aiutare i migranti perché “noi siamo buoni”, dobbiamo aiutarli perché sono persone in difficoltà, persone che hanno bisogno d’aiuto.

    Chi traccia la “riga”, alla fine, è sempre dalla parte sbagliata.

    Saluti.
    Giulio

  7. Angela says:

    Sono felice che si possa dibattere così. Ci vorranno impegno, attenzione e molta voglia di fare rete rinunciando ai protagonismi. Il tutto nel rispetto della legalità. Possiamo fare molto, soprattutto possiamo parlare ai nostri concittadini per chiarire che non togliamo niente ai sardi. Non sarà facile, ma let’s go!…

  8. i soliti ipocriti…pronti ad aiutare il prossimo…ma perchè non aiutate i sardi che non mi pare che navighino nell’oro…ci sono tante famiglie senza casa e senza lavoro…che NESSUNO AIUTA….le istituzioni se ne fottono se le nostre aziende stanno per mandare a casa padri di famiglia…però siamo tutti pronti a sfamare gli stranieri….vitto e alloggio gratuito e perchè no anche un posto di lavoro…tanto a noi sardi non serve!

    • Neo Anderthal says:

      Lara, a chi ti rivolgi?
      1) Questa è una emergenza umanitaria, simile a un terremoto o ad altro tipo di situazioni temporanee che richiedono immediato soccorso. Che sia una emergenza è verificato dal fatto che -per esempio oggi- centinaia di persone rischiano e a volte perdono la vita per fare questo viaggio.
      2) Qualunque Sardo, come qualunque italiano può contare e conta su una rete di assistenza e solidarietà che non puoi paragonare agli aiuti di emergenza. I problemi sociali sono un’altra cosa, rispetto a “vitto e alloggio” per qualche giorno o settimana, e di certo non puoi accusare chi frequenta questo blog di “fottersene” dei problemi della Sardegna e dei Sardi.
      3) Saresti più contenta se qualche “straniero” morisse di fame una volta arrivato in Italia? Io no.

    • Muttly says:

      Passa alla Caritas così vedrai persone che si chiamano NESSUNO che aiutano degli altri NESSUNO.

    • Pierfrancoo says:

      Senza offese per i tunisini, io credo che dal punto di vista socio economico noi sardi e in generale gli italiani stiano un po’ meglio. È un dovere aiutarli. Pensiamo in grande. Abbiamo ancora la forza per farlo!

    • arrennegadedda says:

      Lara, per favore. La retorica di “anche si sardi hanno bisogno” e con la scusa non aiutiamo nessuno lasciala perdere. La sottoscritta è una quarantenne, laureata e specializzata, che ha lavorato per anni presso un privato che la pagava random, che ha vinto un concorso nella scuola ed è ancora precaria senza cattedra, che ha dovuto spesso far ricorso all’aiuto di altri per arrivare a fine mese o pagare la rata del muto, tra l’altro vergognandosi come una ladra, per la propria manifesta incapacità di provvedere a se stessa e alla propria famiglia (nonostante laurea, qualifiche e specializzazioni e un po’ “grazie” a questo governo di mafiosi e puttanieri). Ma davanti a persone disperate, che arrivano sulle nostre coste per miracolo (molti muoiono) solo con gli abiti che hanno addosso, i miei problemi vanno in secondo piano. Qui stiamo parlando di emergenza umanitaria, e di vedere se siamo davvero capaci non di solidarietà, ma di umanità.

    • ma no!
      noi abbiamo capellacci e floris e “la sardegna torna a sorridere”, ai padri di famiglia ci pensa berlusconi telefonando a putin…
      magari tu li hai pure votati e allora di che ti lamenti?
      lascia che ai poveri tunisini (quelli che non passano per il lettone di arcore) ci pensino i poveri sardi e non essere gelosa.
      d’altronde i poveri conoscono generosità e solidarietà: un bicchiere d’acqua ed un piatto di minestra non si nega a nessuno.
      per favore però tieniti ben stretta la tua ignoranza per cimpiacere una volta di più il tuo egoismo

  9. Pierfrancoo says:

    Copio e incollo da Unione online:

    “Per i deputati sardi del Pd la scelta del sito a ridosso di Cagliari, per ospitare circa 700 tunisini, è una “decisione scandalosa, uno schiaffo alla Sardegna””.

    E’ vero?
    Se sì, perchè? Credono forse che questi 700 poveri diavoli invadano il centro di Cagliari , facciano razzie, stuprino le donne e incendino le chiese con i fedeli dentro?
    Se questi sono i commenti del PD che tipo di commenti dobbiamo attenderci dagli altri?!?!? E dai!

    • Neo Anderthal says:

      In un certo senso, se nello stesso tempo nessun migrante viene inviato in Piemonte, Veneto e Lombardia, il commento non è infondato. Se per tutelare l’immagine dei Governatori e Ministri Leghisti i “pericoli” sono inviati qui, mi pare che qualche osservazione critica sia concessa.

  10. credo che sia l’occasione buona per dare una lezione di civiltà ai “popoli padani”

  11. chicco Gallus says:

    E’ un’ottima idea, in una giornata così triste.
    Triste venire a sapere della tragedia in mare di stanotte, tristissimo leggere su tanti giornali online i commenti di persone che di fronte a questo riescono ancora a provare odio, intolleranza, xenofobia cieca.

    Di cosa potrebbero aver concretamente bisogno le persone che arriveranno oggi?
    Vestiti e cibi buoni mi sembra un’ottima idea.
    Si potrebbe iniziare una raccolta fondi a radiopress? per comprare biancheria, (calze, magliette, mutande, asciugamani) che credo siano la prima urgenza. Con pochi soldi, e un acquisto di gruppo in un ipermercato possiamo aiutarli a mantenere la dignità e a sentirsi accolti.

    Poi, credo sarebbe bello portare qualcosa che faccia loro ricordare la Sardegna in futuro: savoiardi, mustaccioli, biscotti di fonni. Son cose che non si guastano, e non credo che siano previsti dal menu’.
    Vorrebbe dire “siamo con voi”.
    Stanotte il mare ha preso forse 200 persone.
    Essere solidali con quanti stanno per arrivare è poco, ma è anche un modo per essere tutti insieme in lutto per questa tragedia.

    • arrennegadedda says:

      L’idea di Chicco di una raccolta che abbia come centro di raccordo Radio Press mi sembra ottima.

  12. Se li avete prendetevi 7 minuti per riascoltare questo monologo di Gaber che mi sembra più che attuale oggi

    “[…] Sono sempre stato per la fratellanza, per l’ospitalità, per l’accoglienza. Ho lottato tutta la vita per questi principi. Sì, ma non mi ero mai trovato… Quali principi? […]”

  13. cernio says:

    Io credo che ai migrandi si debba dare un’opportunità di integrazione. Perché non coinvolgerli in attività di volontariato? Aiuterebbe ad integrarli, a far capire che contribuiscono alla “nostra” società, a farli sentire utili. Faccio un esempio: abbiamo il poetto sporchissimo, grazie ai “residenti” di elevato grado culturale? Proponiamogli di pulirlo, con partecipazione volontaria, “a gratis” (o come contributo per la sussistenza vitto-alloggio). Tra questi, ci saranno artisti o artigiani? Mettiamoli in condizione di creare qualcosa e di venderla, i proventi andranno ad associazioni benefiche. Così, due idee in libertà.

  14. condivido al 100% avrei voluto sentirle pubblicamente da persone come Mani Fantola Floris o Cappellacci ma anche Soru Milia o Barracciu..peccato…

  15. credo che la scelta della struttura sia ottima, è in città .non sono stati quindi collocati ai margini ma vicino a noi . ora le istituzioni ,in primis il comune dovrebbe coinvolgersi è una emergenza umanitaria .

  16. Felice Castelli says:

    bellissime parole Vito, le condivido una per una.
    bisogna riuscire a farli uscire di lì, a mischiarsi alla città: l’idea di rinchiuderli è orribile.
    facci sapere delle iniziative che si metteranno in campo 🙂

  17. se li volete tanto quei tunisislamici,che per giunta ci odiano portateli a casa vostra.a volte in questi siti di buonisti di sinistra si sentono ragionamenti da sempliciotto veramente assurdi.

    • Neo Anderthal says:

      Quanti ne conosci, tunisislamici, personalmente? Quelli che io conosco, che provengono da paesi a maggioranza musulmana, sono grati all’Italia e in genere all’occidente per le opportunità che hanno avuto. E sono molto meno sempliciotti di chi fa ragionamenti -ammesso che si possano chiamare così- da autentico sempliciotto come alcuni miserabili cattivisti al governo, a cominciare dal bofonchiante e pornolalico Ministro per le Riforme, la triste macchietta Bossi, che quando non gli basta il fiato per esalare le sue sconcezze solleva il dito medio, per massima sintesi del suo pen-siero.

    • Monica says:

      Ci odiano? Da quello che scrivi a me sembra vero il contrario.

    • e tu che sei italocattolico o arianoprotestante o sardometodista (vedi quat’è vario il mondo) hai mai pensato che se volessimo (e io lo farei) ospitarli le leggi poco buoniste di questo governo me lo impedirebbero?
      comunque evidentemente conosci poco i tuoi vicini se ritieni che ci odino, potrebbe essere un’occasione anche per te e chissà se conoscendo i tuoi vicini non capiresti finalmente quante balle ti raccontano i vari borghezio e rifletteresti sul fatto che i tanti sardi che sono stati ospitati dai paesi del nord sono partiti con la stessa disperazione e le stesse speranze e su come staremmo oggi se fossero rimasti a contendersi con noi le poche pagnotte rimaste…

      <>

    • Io ne ho appena ospitato due, e sono state simpaticissime!

    • Soviet says:

      Ho replicato al commento di niko e credo di non aver superato la fase di moderazione. Forse è giusto. Il mio commento altro non era che un insulto.
      Però leggo con orgoglio molti dei commenti arrivati a questo post. Un’Italia, una Sardegna migliore è possibile.
      Quello dell’immigrazione non è un tema facile e non può essere affrontato con demagogia, né “buonista”, né “cattivista”. Le migrazioni, soprattutto quelle di massa, non possono essere sottovalutate e non possono neppure essere liquidate dalla dicotomia razzista/non razzista.
      Anche se a volte la matrice razzista è chiara e spesso si esplicita quando si utilizza come incipit: “io non sono razzista, ma…” Se non sei razzista il “ma” non serve, serve articolare il ragionamento.
      Poi ci sono i fatti, i fatti nudi e crudi. I fatti ci dicono che quest’isola sta appassendo: nel 2009 la popolazione di età inferiore ai 25anni in Sardegna si è dimezzata rispetto al 1971, erano 686mila nel ’71, sono poco più di 384 mila nel 2009 (dati Istat). Sono spariti oltre 300 mila giovani: come sarà possibile sperare se la maggior parte della popolazione il futuro ce l’ha alle spalle? Se scomponiamo questi dati non possimo che assistere inorriditi al regno di Erode: dal ’71 al 2009 sono spariti più di 157mila bambini al di sotto dei 9 anni, più di 70.500 adolescenti dai 10 ai 14 anni, oltre 73.700 giovani dai 15 ai 24 anni.
      Ci spaventano 700 giovani profughi?
      Sempre l’Istat costruisce scenari per i prossimi decenni, ne elabora tre: uno positivo, uno negativo ed uno medio. Se prendiamo quello medio le previsioni dal 2010 al 2050 sono: -38.287 minori di 15 anni, – 413.027 abitanti in età da lavoro (tra i 15 e i 64 anni), un aumento di 258.663 della popolazione che ha più di 65 anni.
      La Sardegna invecchierà fino a morire, perdermo oltre 190mila abitanti da oggi al 2050.
      Ci spaventano 700 tunisini? Ne venissero 7000 a popolare queste terra di vecchi!

  18. Grazie, Vito. Io voglio AVERE l’occasione.

  19. Non credo che la scelta imposta dal governo sia quella giusta in quanto quella dei magazzini dell’aeronautica per tanti anni sono stati usati per custodire della” merci” ed i 700 migranti che verranno “custoditi ” in un’unica struttura “ben cecintata ” con il filo spinato sono trattati come merce sarebbe stato più giusto ” spalmarni ” nel territorio regionale e forse cosi i Sardi tutti avrebbero potuto contribuire con la loro generosità e la disponibilità all’accoglienza, messi tutti insieme in un’unica struttura recinatata con il filo spinato mi sembra piùun lager…che forse è il vero pensiero di questo governo, oltre che di una di classe politica regionale che più che decidere prende ordini..

  20. Manuela says:

    Vito puoi pubblicizzare qui sul blog le eventuali iniziative intraprese?
    Grazie.

  21. Marco P says:

    I Cagliaritani conoscono la parola sfollamento. Chi non l’ha vissuto direttamente l’ha conosciuto attraverso i racconti dei familiari, dei vicini, degli amici. Chi in modo più consapevole, chi come eco lontano, perchè è pur vero che uno sforzo di rimozione collettiva ha cercato di risparmiare alle generazioni venute dopo quei brutti ricordi. Non so se sia stato un bene. Si parla da tempo di un museo della memoria. Sarebbe utile, perchè la città oggi ne ha bisogno.
    I Cagliaritani non ho dubbi saranno all’altezza, ma non dobbiamo solo dimostrare di essere solidali. La sfida più grande è un’altra. Dobbiamo farci amici questi popoli, stabilire con loro relazioni di collaborazione culturale ed economica. Forse siamo noi ad aver più bisogno di loro

  22. gentarrubia says:

    mi sembra una proposta interessante.
    grazie

  23. Massimo says:

    E intanto quelli la (i soliti di sempre) cominciano a farsi riconoscere:
    http://notizie.tiscali.it/feeds/11/04/05/t_01_01_2011-04-05_105623315.html?sardegna
    Adesso mi aspetto le “illuminate” dichiarazioni di Porcelli e Anselmo Piras…come se fossero già scritte! Scommettiamo?

  24. spessotto says:

    Condivido in pieno! Non isoliamoli, non umiliamoli. Davanti ad un popolo in fuga a causa di povertà e oppressione l’unica via è quella del rispetto e della solidarietà.

  25. efisio says:

    Anch’io non voglio perdere quest’occasione per mostrare al mondo che esiste un’altra Italia diversa da quella che raglia le frasi razziste di bossi o le barzellette del piduista
    Spero ce ne sia l’occasione

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