Ambiente / Sardegna

La lotta di Giuseppe contro l’amianto: “Tutti devono sapere che chi si ammala può essere curato gratis”

Il mio amico Enrico Lobina mi ha inviato questo articolo che racconta la storia di un lavoratore, Giuseppe Carboni, che da anni combatte perché le istituzioni facciano il possibile per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie provocate dall’amianto. E’ un’emergenza di cui non si parla abbastanza, ed è per questo che voglio condividere con voi questa riflessione.

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Giuseppe Carboni ha gli occhi che si illuminano. Non sopporta le ingiustizie. È testardo, e da anni lotta per chi ha contratto malattie da asbesto. Per i comuni mortali: amianto.

Giuseppe, classe 1942, a 28 anni è entrato a lavorare alle Officine Grandi Riparazioni di Torino delle Ferrovie dello Stato. Dopo tre anni è stato trasferito a Sassari (dove lavora fino al 1976), poi Cagliari (fino al 1980). Nel 1990 arriva la pensione, ma tre anni dopo viene convocato dalle FS per delle visite mediche.

Solamente nel 2003, però, la sezione lavoro del Tribunale di Cagliari gli riconosce l’invalidità al 40%. Perché le FS non l’avevano riconosciuta. “Hanno fatto finta di niente per anni. Però sapevano”. Parla amaro Giuseppe, quando ricorda i periti e i dirigenti FS. Perché a quell’azienda ha dato tanto, e ricevuto niente, o quasi.

Nel 2003 Giuseppe aveva già cominciato da anni la sua battaglia. Qualche settimana fa è arrivata una vittoria, seppur parziale: la ASL di Cagliari ha attivato il sistema di sorveglianza sanitaria.

Il problema amianto si scinde in tre aspetti: il piano amianto, la sorveglianza sanitaria ed il ruolo delle ASL e la poca volontà dei datori di lavoro di riconoscere i danni da amianto.

Il piano amianto fa riferimento alla legge regionale n. 22 del 16 dicembre 2006 “Norme per l’approvazione del Piano regionale di protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’ambiente ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”, che dà attuazione ad una legge italiana del 1992. Il piano, che si trasforma poi in diversi piani provinciali, ha il compito di censire i siti interessati da attività di estrazione amianto e la relativa bonifica, di rilevare in modo sistematico le situazioni di pericolo, nonché di creare sportelli informativi.

Le province non fanno abbastanza. I privati e i comuni non sanno che possono essere erogati contributi a loro favore per lo smaltimento dell’amianto. Non si coglie la pericolosità del problema. “Abbiamo appena fatto un incontro a Laconi, promosso dal sindaco, sulle leggi che erogano contributi a favore di privati e comuni che vogliono affrontare la bonifica dei loro spazi. Ma il resto della Sardegna non sa”, commenta Giuseppe.

Nelle ASL, invece, la pericolosità del problema lo si coglie per forza. È il loro lavoro. Solamente che occuparsi dei malati di amianto è un costo. Un costo che si può risparmiare, per magari investire in regali ai politici che permettono ai vari direttori delle ASL di sedersi nelle poltrone dove si trovano. Capita però la Giunta regionale, con delibera n. 3/11 del 26 gennaio 2011, abbia aggiornato i codici di esenzione proprio per le prestazioni sanitarie erogate a favore degli ex esposti all’amianto. La delibera recita: “i direttori generali delle ASL della Sardegna […] dovranno garantire la massima divulgazione del presente provvedimento”. Non è stato fatto. Chi ha qualche patologia ricollegabile all’amianto oggi non sa che esiste il registro, che prevede cure mediche gratuite ed altri servizi.

Poi ci sono i privati. O i pubblici che giocano a fare i privati. Come le FS, che per anni hanno giocato sulla pelle dei lavoratori. Decine di dirigenti sono stati condannati, ma nessuno ridarà ai malati il loro tempo perso, e ai familiari i loro cari.

Tutto il settore trasporti (Ferrovie della Sardegna, Ferrovie Meridionali Sarde, ARST, CTM, per rimanere alla Sardegna) potrebbe essere interessato. Conosciamo malati di amianto, lavoratori dei trasporti, i quali non hanno fatto nulla perché, dopo la scoperta della malattia, non hanno voluto lottare.

Ma non solamente il settore trasporti. Sono tanti i settori lavorativi dove ci si può ammalare di amianto.

L’amianto è dappertutto. Nelle nostre città, nei nostri paesi. Per questo esistono i piani provinciali.

Anche i comuni possono agire. Attraverso azioni di sensibilizzazione, ed attraverso la programmazione e l’attuazione di un censimento dell’amianto presente all’interno dei suoi confini. Il censimento avrebbe dovuto essere fatto dal SPRESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza del Lavoro) della ASL. Non sappiamo, però, se è stato fatto. In ogni caso, la cittadinanza non lo conosce ed il Comune non se ne occupa.

L’amianto fa 4.000 morti all’anno in Italia. Ogni anno a Cagliari 6-7 persone vengono ricoverate all’ospedale Binaghi.

Se solamente un giornale come Repubblica dedicasse all’amianto un decimo delle pagine che dedica alle depravazioni e malattie sessuali del Presidente del Consiglio, avremmo risolto il problema. Se solamente l’Unione Sarda dedicasse un decimo delle pagine che dedica a Barbara Faggioli per raccontare dei malati di amianto in Sardegna, avremmo risolto il problema. Loro non lo fanno. Facciamolo noi.

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2 Commenti

  1. Kronos says:

    L’anno scorso, usufruendo dei contributi, ho rimosso l’amianto dal tetto di casa…

  2. E’ stato pubblicato il bando per i contributi per la bonifica dei manufatti che contengono amianto.

    http://www.provincia.cagliari.it/ProvinciaCa/it/bgcview.wp?contentId=BGC3050

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