Politica / Sardegna

“La Sardegna è da 150 con l’Italia: parliamone!”. Ecco il manifesto di 27 intellettuali, il 25 se ne parla a Seneghe

Ventisette intellettuali di varia estrazione (ma sono in prevalenza di area indipendentista e identitaria) hanno diffuso un documento nel quale invitano alla riflessione riguardo i rapporti tra la Sardegna e lo Stato italiano. Vi propongo le loro tesi perché vi vedo vogliosi di dibattere su questo tema. Ma prima del documento vi propongo anche il testo del comunicato stampa che i 27 hanno mandato, che mi sembra aggiungere ulteriori riflessioni meritevoli di attenzione.

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Che cosa ha da festeggiare la Sardegna nella ricorrenza celebrativa dei 150 anni dell’Unità d’Italia? E’ una domanda che invita i Sardi a una riflessione storica per andare oltre gli accenti trionfalistici di maniera  e chiarire invece come i Sardi hanno vissuto quel periodo storico e le conseguenze che esso ha prodotto.
E’ perlomeno curioso che a festeggiare la ricorrenza siano i cattolici che furono accaniti avversari, e la sinistra socialista e comunista che ha dimenticato improvvisamente la lettura di Gramsci sul Risorgimento. Così come risulta paradossale che l’entusiasmo celebrativo coinvolga il Sud che fu martoriato dalle violenze delle annessioni, mentre il Nord si mostra del tutto tiepido e addirittura contrario alle celebrazioni.
A noi Sardi, al posto di una gratuita adesione, occorre invece una illustrazione storica come lezione di educazione civile e come consapevolezza del nostro essere nella storia. E se mettessimo in relazione la data del 17 Marzo con quella del 28 Aprile, sa Die de sa Sardigna?
Ai fautori delle celebrazioni risorgimentali non piace il confronto: c’è persino la tentazione di credere che i favorevoli dei 150 anni siano contrari alla celebrazione della Festa dei Sardi.
Con l’obiettivo di una corretta analisi storica dei fatti pre e post – risorgimentali un gruppo di persone interessato alla  ricerca storica e alla produzione culturale, insieme a numerosi cittadini impegnati nel sociale e nella politica, hanno organizzato per venerdì 25 Marzo 2011, a partire dalle ore 16,  presso la Casa  Aragonese del comune di Seneghe, un incontro nel quale si dibatteranno questi temi.

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La Sardegna è da 150 con l’Italia: parliamone!

La celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia viene osservata in Sardegna con atteggiamenti differenti e con considerazioni contrapposte. Da un lato c’è un consenso celebrativo che vuole allineare la Sardegna con i propositi delle Istituzioni italiane, non prive di accenti trionfalistici, che  rimarcano il contributo dei Sardi al Risorgimento e a una primogenitura nel “fare l’Italia”. Dall’altra parte si rifiuta qualunque riconoscimento e partecipazione alla ricorrenza con l’intento di passarla sotto silenzio.

Noi non la pensiamo così e non siamo d’accordo con celebrazioni subalterne e residuali. Riteniamo invece più costruttiva una scelta di posizione consapevole – che potrà contenere le valutazioni più favorevoli ma pure quelle più critiche – che accetta la sfida  di questa commemorazione ma per analizzare nel dettaglio storico e nel giudizio politico i vantaggi e gli svantaggi avuti e subiti dai Sardi, a partire dalla “fusione perfetta”, dal ’61 alla prima guerra mondiale, e procedendo oltre fino all’oggi, esplorando anche la questione del cosiddetto “secondo risorgimento  riferito alla Resistenza”, fino allo Statuto sardo, alla sua applicazione e al suo presente superamento.

I sardi c’erano già dall’inizio, con il federalismo repubblicano di Giovanni Battista Tuveri e di Giorgio Asproni, si impegnarono come nessun altro nella prima guerra mondiale attraverso il sacrificio di migliaia di giovani soldati e di ufficiali, compirono la più completa riflessione sul Risorgimento italiano attraverso il pensiero di Antonio Gramsci.

E’ dunque l’occasione per sfuggire al carattere deformante delle esaltazioni celebrative ed aprire invece pagine di storia realistiche con forti accentuazioni e chiarificazioni di “mondo vissuto” e di esperienza antropologica, culturale e politica della gente sarda.

E’ anche importante collocare il concetto di Unità d’Italia nell’attuale clima politico italiano e soprattutto in riferimento alla realtà politico-istituzionale sarda, alle azioni intraprese nel tempo per un governo sardo autorevole, ai fermenti che animano i dibattiti e agli auspici di autodeterminazione, anche per mettere a nudo come questo rinforzo accentuato di “unità d’Italia” corrisponda a un progetto politico di centralismo in attenuazione di un federalismo positivo e ancor più di prospettive di sovranità.

Questa iniziativa di presenza culturale e di dibattito – che potremmo denominare con i termini: “Dalla ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia a Sa Die de sa Sardigna 2011” – intende raggiungere al livello personale tutti i cittadini, in particolare i protagonisti della cultura e della politica, senza distinzione di appartenenza associativa o di schieramento. Vogliamo essere solo, per una volta, dei sardi che riflettono insieme.
 
I sottoscritti si incontreranno il prossimo 25 marzo 2011, presso la Casa Aragonese del comune di Seneghe, a partire dalle ore 16,00. La proposta di organizzazione dei lavori terrà conto del procedere delle adesioni e verrà reso disponibile più avanti.

L’incontro di Seneghe può essere un contributo a questo obiettivo di chiarimento storico e di elaborazione di una maggiore coscienza politico-istituzionale per i Sardi.

Bachisio Bandinu (antropologo, giornalista)
Antonio Buluggiu (insegnante)
Luciano Carta (storico, dirigente scolastico)
Vittoria Casu (docente universitario, già consigliere regionale)
Placido Cherchi (antropologo)
Alberto Contu (storico)
Gianfranco Contu (storico)
Mario Cubeddu (storico, insegnante)
Salvatore Cubeddu (sociologo)
Giuseppe Doneddu (storico, docente universitario)
Federico Francioni (storico, insegnante)
Gianni Loy (docente universitario)
Piero Marcialis (attore, insegnante)
Piero Marras (cantautore, già consigliere regionale)
Luciano Marrocu (storico, docente universitario)
Alberto Merler (sociologo, docente universitario)
Nicolò Migheli (sociologo)
Maria Antonietta Mongiu (archeologo, insegnante, già assessore regionale)
Giorgio Murgia (già consigliere regionale)
Michela Murgia (scrittrice, insegnante)
Paolo Mugoni (insegnante)
Maria Lucia Piga (sociologo, docente universitario)
Gianfranco Pintore (giornalista, scrittore)
Paolo Pillonca (giornalista, scrittore)
Mario Puddu (insegnante, scrittore)
Vindice Ribichesu (giornalista)
Andrea Vargiu (docente universitario)

10 Commenti

  1. Gianni Fresu says:

    Questo passaggio di un intervento al Senato di Emilio Lussu, mi sembra sintetizzi bene la possibilità di sentirsi sardi e italiani senza vergognarsi certo di ciò.

    “Nel legame con lo Stato italiano, il popolo sardo ne ha fatto la propria Nazione, ha fatto sua la Nazione italiana, con alterne vicende, ma con un costante e costoso processo di caratterizzazione personale e di unione nazionale. Dalla prima parte del XIX secolo ad oggi, il popolo sardo ne ha condiviso fasti e nefasti, in una indissolubile comunità di vita; in una indissolubile comunanza di vita tale per cui noi sardi ci sentiamo siciliani a Palermo, toscani a Firenze e settentrionali a Genova, Milano o Venezia. (E. Lussu, 3 febbraio 1967)”

  2. Per Lobina:

    Buongiorno, ho letto il suo testo, e devo dirmi d’accordo fino al passaggio in cui la Costituzione Italiana sarebbe disattesa. La verità è che la stessa Costituzione italiana impedisce la sovranità del Popolo Sardo (l’art. 117 ad esempio impedisce alla Regione persino l’amministrazione dei Beni Culturali).
    Battersi per la conservazione o la “difesa” di queste istituzioni oggi significa battersi contro gli interessi del Popolo Sardo. Serve un percorso riformista, ma ad oggi manca unità d’intenti sulla natura del prossimo statuto autonomo che si intenderebbe scrivere, figurarsi sulla riforma della Costituzione.
    Purtroppo in Sardegna i nostri partiti territoriali (ed in particolar modo quelli indipendentisti) sono troppo occupati ad inventare etichette e divisioni piuttosto che premere sul piano delle grandi riforme istituzionali….

  3. Anonimo says:

    bomboi, era solo per far notare questa strana proporzione o ti sembra normale? che sia l’ultimo dei problemi non so…

    • Davide says:

      Sicuramente non è l’ ultimo dei problemi ma non mi sembra che nei partiti italiani le proporzioni siano molto diverse.
      In ogni caso in questo elenco non tutti sono indipendentisti, forse nemmeno la maggiorparte.

  4. A questo appuntamento possono assistere liberamente i cittadini o devono iscriversi, o prenotare?

  5. L’indipendentismo è pieno di donne, mi pare l’ultimo dei problemi “zia pina”…piuttosto, mi preoccupano articoli di stampa come quello odierno di Manlio Brigaglia su La Nuova in tema di indipendentismo. Dovremmo domandarci se è lecito da parte di un autorevole storico esibire una informazione (anzi, disinformazione) ai limiti della malafede. Ci vuole coraggio ad accostare l’indipendentismo Sardo al fenomeno leghista.
    E cosa c’entra il fatto che dei Sardi siano morti per l’Italia? Hanno il rispetto di tutti, ma ci sono anche Sardi che ritengono di far parte di un altra nazionalità che merita il giusto riconoscimento ed una sua sovranità. Se vogliamo far finta che queste migliaia di indipendentisti o anche sinceri autonomisti non esistano si può anche fare, ma non si tratta più di “informazione” ai lettori…
    La cosa mi pare grave infatti anche sotto un altro punto di vista: perché lo scopo di un quotidiano locale dovrebbe essere quello di informare sui fatti e sui fenomeni presenti in un territorio, non quello di sminuirli o darne una lettura faziosa. Ma forse il costume del conformismo italico ha contagiato un po tutti. Con tutto ciò che ne consegue in termini di serietà…

    Spero che in futuro La Nuova valuti meglio ciò che pubblica, anche perché l’indipendentismo, piaccia o non piaccia, continuerà a crescere nonostante la retorica unitarista. Ed anche la stampa dovrà confrontarsi sempre più con questa realtà, combatterla ideologicamente è una battaglia persa.

    • gentarrubia says:

      strano a dirsi, ma condivido e sottoscrivo.
      piuttosto, Bomboi, mi stupisco che si stupisca della qualità dell’informazione in Sardegna. onesti saranno quasi tutti i giornalisti, ma liberi lo son ben pochi. senza volerlo incensare, l’autore di questo blog ne è un inimitato esempio, purtroppo.

  6. Ex lavoratore says:

    È stata citata l’analisi gramsciana del Risorgimento, e allora credo che questa iniziativa possa interessare. Una delle conferenze riguarda, in particolare, la questione sarda.
    —-
    GRAMSCI E L’UNITÀ D’ITALIA – Contraddizioni di una “biografia nazionale”
    Ciclo di conferenze e proiezioni cinematografiche
    Cagliari, dal 1 aprile al 6 maggio 2011

    http://associazionegramsci.it/2011/03/gramsci-unita-italia-conferenze-proiezioni/

  7. zia pina says:

    4 donne e 23 uomini.

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