Cultura / Politica / Sardegna

Il 17 marzo è anche la festa di noi sardo-italiani. Per questo io ci sarò: ci vediamo alla serata della Cgil di Cagliari

Giovedì l’Italia compie 150 anni e sono un po’ a disagio. Perché a me le feste piacciono, soprattutto quelle popolari. Solo che stavolta mi sento un po’ sotto pressione. In Sardegna soffia un vento di scontentezza verso un governo che ci sta massacrando (Vynils e Quirra su tutto), e di conseguenza ci passa anche lo Stato. Cosa dovremmo festeggiare dunque?

Eppoi l’idea indipendentista sta facendo breccia tra i giovani e, a Cagliari, nel ceto intellettuale. Festeggiare l’Unità d’Italia rischia di essere tremendamente impopolare.

Però c’è un però. Ed è la mia storia personale.

Io sono sardo, ma non sono di origini sarde. Mio nonno era emiliano, mia nonna è nata a Ferrara ma vissuta a Firenze. Mio padre, complici le vicende belliche, è nato nientemeno che a Bressanone.

Per cui, quando l’amico Nicola Marongiu della Camera del Lavoro di Cagliari mi ha chiesto di organizzare per conto della Cgil la serata di mercoledì dal titolo “La notte tricolore della Cgil), ho pensato che sarebbe stato interessante mettere assieme una serie di persone della cultura e dello spettacolo che, da non sarde o di origini non isolane, lavorano qui. I “sardo-italiani”, come li ha definiti bene Diablo dei Sikitikis (col padre pugliese). Perché c’è un senso di unità costruito attorno alle vicende personali di ciascuno di noi che non può essere strumentalizzata politicamente. Che piaccia o no, l’Italia e gli italiani esistono e, senza dimenticare le contraddizioni di questa affermazione e la possibilità che fra tot anni si possa essere anche altro, io ho deciso questa ricorrenza la festeggerò.

Appuntamento mercoledì dalle 21, non più nella sede della Cgil in viale Monastir, ma AL TEATRO ADRIANO DI VIA SASSARI.  Nella serata dal titolo “La nostra Italia: tra storie familiari, parole d’autore e musica”, ci saranno l’attore e cantante Mario Faticoni, lo scrittore Francesco Abate, le attrici e cantanti di LucidoSottile Tiziana Troja e Michela Sale Musio, il cantante dei Sikitikis Alessandro “Diablo” Spedicati, l’attore Giancarlo Biffi e l’artista Angelo Liberati. Special guest lo scrittore Flavio Soriga.

A me il ruolo di condurre, insieme ad Elio Turno Arthemalle. L’ingresso è gratuito. Vi aspettiamo.

121 Commenti

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  2. Piccioccusu, smettetene di bisticciarne e vedetevene le foto della serata di ieri:
    http://www.facebook.com/album.php?fbid=1962069650929&id=1218455400&aid=119776

  3. Vede che alla fine, come ho detto, ci si accappiglia pure quando poi ai fini pratici la pensiamo allo stesso modo per esempio sullo stato dell’industria ?
    Che far parte dell’Italia sia stato cosi’ nocivo non e’ affatto dimostrato, e se l’autonomia e’ fallita e le cose non vanno bene la colpa e’ in primis di noi sardi che non siamo riusciti a scrollarci di dosso il pensare da colonia. Sono assolutamente d’accordo con Marco P, che dice che l’autogoverno non lo instauri da un giorno all’altro. Ne e’ riprova che gli indipendentisti prendano cosi’ pochi voti, cosa per la quale non aiuta l’arroganza con cui molti indipendentisti trattano i possibili elettori. La maniera con la quale si espone l’idea e’ importante quanto il suo contenuto. Io sarei anche – in principio – favorevole all’indipendenza della Sardegna, ma non ci metterei a governarla chi non e’ nemmeno capace di convincere chi e’ gia’ convinto. A usare toni piu’ cauti si evitano anche figuracce (Io bisogno di lezioni di matematica? Mi ha fatto iniziare il mattino con un bel sorriso….)

  4. Da “sardo-spagnolo” il mio omaggio a tutti i “sardi-italiani”: http://www.cagliarifogna.eu/2011/03/clamoroso-il-noto-blogger-mario-garzia.html

  5. Michele says:

    Grazie Daniele,per aver argomentato con dovizia le ragioni che ti spingono a non celebrare il 17.Trovo che noi Sardi,non conosciamo abbastanza le ragioni dell’indipendentismo,e, come tutte le cose che non si conoscono, il primo approccio è sempre complicato,soprattutto per chi a scuola ha imparato a essere italiano,ignorando storia,lingua e geografia della Sardegna. Roberto…..la catalogna non vuole l’autonomia,in primavera ci sarà il referendum per l’indipendenza, un percorso che loro hanno iniziato circa 30 anni fa.Il loro parlamento è gia composto in maggioranza da partiti indipendentisti.Non capisco inoltre la posizione autonomista.Il palese fallimento dei 60 anni di autonomia sarda rivendicano un nuovo rapporto con lo stato,non trovo al mondo un popolo che per paura di essere lasciato solo, ma conscio di una qualche diversità rivendichi la speranza di far parte di un grande stato come l’italia ma chiedendo autonomia,che, alla fine è solo formale,visto che in pratica non decidiamo quasi niente.Forse è arrivato il momento che attraverso un confronto democratico e partecipativo i cittadini sardi inizino a occuparsi di proporre un nuovo rapporto stato regione,sarebbe più opportuno all’interno dello stato italiano essere inquadrati come regione ordinaria,o in uno stato federale con gli stessi diritti e doveri all’interno della federazione.Personalmente preferirei sentire l’incofondibile profumo di libertà,che scaturisce dal sentirsi liberi e indipendenti.conosco tanti sardi,tra cui tanti vivono all’estero che con entusiasmo aderirebbero per costruire la nostra repubblica.

  6. Mi sono spiegato male, non volevo dire che si debba ignorare il passato, ma solo che noi sardi tendiamo a rivangarlo continuamente, in maniera piu’ o meno obiettiva, mentre dovremmo pensare di piu’ al presente o al futuro. E’ vero che il popolo che non conosce il suo passato non esiste, ma quello che rimane ancorato al passato ignorando il presente non ha futuro. Se stiamo a recriminare sul passato, a fare polemica e a piangere sul latte versato non combineremo mai niente. Io sono realista, e mi rendo conto che l’indipendenza e’ una battaglia contro i mulini a vento, di fatto alla maggior parte dei sardi non interessa, e che sia effettivamente positiva per la Sardegna e’ tutto da dimostrare, vista la qualita’ della classe politica regionale che abbiamo saputo esprimere fino ad oggi. Espandere l’autonomia è senz’altro piú ragionevole, ed e’ infatti quello che è successo in Cataluña.
    Parlare del presente e del futuro significa discutere per esempio dell’economia e del lavoro. Che farebbe lei per il turismo, l’industria, etc ? Sono secondo me questioni piu’ importanti rispetto a chiederci cosa sarebbe successo se avessimo vinto la battaglia di Sanluri.

    • Daniele Addis says:

      O mamma, ma dove avrei scritto che bisogna rimanere ancorati al passato e celebrare in maniera mitica gli antichi sardi? La battaglia di Sanluri è stata persa, è un semplice dato storico, mica una cosa su cui piangere. Il problema è che questo insieme a tantissimi altri dati storici è ignorato dalla stragrande maggioranza dei sardi.

      Anche io sono realista, talmente realista da dire che dopo 150 anni di fallimenti continuare a lottare per una vaga autonomia non ha senso. Quanti anni ancora ci vogliono per capire che l’autonomia ha fallito? E badi che questa non è una deduzione basata su calcoli alla nostradamus, è un semplice dato storico. Sono talmente realista da non avere l’illusione che un milione e seicentomila sardi possano cambiare l’assetto di un’Italia ancora strutturalmente centralista (con o senza quel ridicolo federalismo che fa ridere i polli, roba all’italiana proprio) composta di 58 milioni di persone che giustamente delle esigenze della Sardegna se ne fottono.

      Più che storia qua ci vorrebbero lezioni di matematica per capire che per quanto un 2% di qualcosa si sforzi e faccia casino, non può pretendere di influenzare il restante 98%. E non mi si venga a dire che anche altre regioni sono poco popolose e che hanno gli stessi problemi, visto che quelle regioni sono separate dalle altre confinanti da una linea immaginaria, quindi è estremamente facile e logico trovare accordi per fare una battaglia comune, sempre a proposito di realismo.

      È verissimo che è tutto da dimostrare che l’indipendenza sia una cosa positiva per la Sardegna, ma si dimentica sempre che È GIÀ DIMOSTRATO che la dipendenza dall’Italia è nociva. Capisco che uno abbia bisogno di certezze, ma una persona razionale tra la certezza di un fallimento dimostrato da una marea di dati e l’insicurezza di poter non avere il successo sperato intraprendendo un’altra strada di solito sceglie la via che comunque qualche possibilità la ha, mettendo da parte il suo irrazionale pessimismo.

      Se uno fosse realista ammetterebbe che la qualità penosa della classe politica regionale È strettamente legata al fatto che tale classe politica è proiettata da decenni verso l’Italia in una continua richiesta di elemosina e di favori personali. Che classe politica ci si aspetta se si continua a votare i sudditi delle segreterie italiane? Questo giusto per continuare sulla strada del realismo.

      Cosa farei io per l’industria? Partirei dal principio che l’industria che ha continuo bisogno dei sussidi statali probabilmente non doveva nemmeno nascere. La chimica industriale energivora è stata un’idiozia degna di persone veramente incompetenti e con vari altri problemi. Il ragionamento è stato che siccome nei paesi industrializzati le industrie portavano ricchezza e posti di lavoro, allora lo stesso doveva succedere in Sardegna. Solo che nei paesi industrializzati c’erano già condizioni energetiche vantaggiose per cui le industrie potevano nascere in maniera sana da investimenti privati. Costruirle in assenza di condizioni energetiche è stata un’idiozia. La chimica potrebbe funzionare come chimica farmaceutica o di ricerca per materiali per rinnovabili. Non dimentichiamoci che le pennicilline sono state scoperte da Brotzu, solo che poi non ha ottenuto i finanziamenti per isolare la molecola, cosa poi fatta dagli inglesi che l’hanno brevettata e si sono fatti straricchi.

      Sarebbe da cambiare completamente la politica fiscale, che in italia ha raggiunto livelli di idiozia da campioni del mondo.

      Espandere l’autonomia è una mera chimera ed è tutt’altro che realista. Se ne faccia una ragione.

      • Neo Anderthal says:

        Scusa Daniele,
        Ma quindi mi dici che non esiste una mera Chimera?
        E deu chi di ponemmu fedi mera, in sa Chimera!

      • Marco P says:

        piccola notazione: Brotzu scoprì le cefalosporine. Le penicilline furono scoperte da Fleming. 😉
        In linea di principio condivido il tuo discorso ma credo in un approccio più graduale e riformista. L’indipendenza non la si ottiene facilmente, è un processo che necessita di riforme graduali , anche perchè sono i sardi a non esserne convinti, a non credere nelle capacità e nelle possibilità dei propri concittadini. Occorre partire da una revisione degli attuali assetti, quindi battaglie politiche tese a una rinegoziazione dei rapporti tra sardegna e stato in senso federale. E’ un cammino certamente difficoltoso ma è secondo me l’unico possibile. La società sarda non la prepari all’autogoverno di punto in bianco. Se un soggetto non è allenato a correre non lo si può mettere a gareggiare per i cento metri alle olimpiadi. E’ difficile che questi processi abbiamo come propulsori i partiti politici “unionisti”. Vanno promossi e stimolati proprio dai partiti e movimenti che credono maggiormente in una prospettiva di autogoverno, gli indipendnetisti dunque. Questi dovrebbero cercare convergenze e, forti di un peso numerico e contrattuale di un certo rilievo, ancora insufficiente per governare da soli ma adeguato ad attivare alleanze programmatiche con le coalizioni italianiste, svolgere un’azione di pungolo e condizionamento reale sulle stesse. Ciò che fa la lega col governo centrale. Son critico rispetto alla politica inconcluedente dei nostri governi regionali che tuttavia trova responsabilità anche nei partiti identitari che con la loro politica isolazionista e poco pragmatica, non riescono a incidere nel cambiamento dello status quo. Ieri leggevo un intervento di Massimo Dadea su SD (che a mio avviso dovrebbe struttrarsi in partito autonomo dal PD).
        E’ veramente impossibile attivare convergenze con chi la pensa in siffatto modo?

        • Daniele Addis says:

          Cess, ma come cacchio mi è venuto in mente di scrivere pennicilline? Grazie mille della correzione.
          Comunque io non avrei problemi a fare alleanze programmatiche con gli autonomisti, ma il vero problema è che gli autonomisti sardi lo sono solo di facciata. Basta vedere le loro reazioni quando si parla di indipendenza… subito tirano fuori i soliti clichè e diventano indistinguibili dagli unionisti. Se si fa il confronto con altri partititi autonomisti europei scozzesi e catalani, si vede subito che quelli, di fronte alle violazioni dell’autonomia da parte dello stato centrale, non ci pensano 2 secondi prima di parlare di indipendenza, cosa che ad esempio Soru, da tutti ritenuto il più fulgido esempio di autonomista sardo, non ha fatto quando Prodi gli ha impugnato 7 leggi 7.
          Non si può avere più autonomia facendo diventare un po’ più autonomisti gli indipendentisti… dovrebbero essere gli autonomisti a cambiare la loro fallimentare strategia.

          • Marco P says:

            si, ma partendo dall’assunto che questi partiti la strategia fallimentare da soli non la cambiano, dovrebbero essere gli indipendnentisti a inserirsi negli assetti di governo per condizionarne l’operato.
            Guarda, la politica è una questione di rapporti di forze. E il potere lo si prende, nessuno te lo regala.
            Tu immagina una coalizione fatta da una componente italianista-autonomista e una componente indipendentista. Indipendnetisti agguerriti, credibili, coesi, mossi da spinta etica, non poltronari, gente per la quale l’appoggio a un governo è condizionato al raggiungimento dei risultati rispetto ai quali si era sottoscritto un accordo. E pronta a staccare la spina, come si usa dire oggi, in qualsiasi momento.. Se questi ultimi avessero un peso numerico tale da poter mandare a casa una maggioranza, (non ci vuole tantissimo, tra il 10 e il 15%), pensi realmente che non riuscirebbero a condizionare l’agenda di un governo? Io credo che oggi il movimento indipendetista debba porsi esattamente questo obiettivo. E ti dico di più. Credo che questa sia l’unica possibilità di dare oggi una scossa alla politica in sardegna. Di levarla dalla palude in cui si trova. E questo non dipenderà dai partiti italiani, ma proprio dell’iniziativa politica degli indipendentisti.

    • Alessandro Frau says:

      ok…

    • Alessandro Frau says:

      non so, se questo commento è in risposta a ciò che ho scritto ieri, su quello che lei ha scritto…
      comunque si ho capito cosa voglia dire, forse non è giusto recriminare sul passato facendo un ucronia…

  7. Felice Castelli says:

    bella serata 🙂

  8. Daniele says:

    Mi sembra che si stia ribaltando abbastanza la realtà. Chi si sente italiano ha tutto il diritto di festeggiare, ma magari evitando ragionamenti privi di fondamento logico come “senza l’italia saremmo ancora arretrati” (come se oggi fossimo evoluti… fatevi un giro per l’Europa), “parliamo italiano e quindi siamo italiani”, “lo dobbiamo fare in onore di chi si è sacrificato per fare l’Italia” (ragionamento che sa di necrofilia).

    Per voi questi 150 anni sono stati un successo e per altri un fallimento. Buona festa comunque.

    • Caro Daniele, si può essere sardi anche senza essere indipendentisti. Si può essere anche “sardi, italiani ed europei”, come diceva Atzeni. Si può essere italiani oggi e combattere per l’indipendenza della Sardegna in un quadro politico diverso. Si può essere tante cose. Però questa crisi di nervi che voi indipendentisti avete in occasione di questa festa non può portarvi e sclerare di continuo. Ti rimando all’articolo che ho appena postato: discutiamone. Ma senza inveire contro chi non accetta l’equazione “sardo uguale indipendentista”.

      • Daniele says:

        Sardo= indipendentista? Mai fatto questa equazione (che trovo abbia poco senso). Indipendentista sardo è chi è per l’autodeterminazione del popolo sardo, come l’italiano Fabrizio De Andrè che mi pare avesse pure la tessera di Sardigna e Libertat.
        Io sono inizialmente intervenuto solo per dire che sostenere posizioni come “dobbiamo festeggiare i 150 anni perché oramai il nostro sangue è italiano” o “oramai ci siamo mischiati, quindi non c’è più verso di tornare indietro” trovo che abbia veramente poco senso e fa perno su uno ius sanguinis che a me non è mai piaciuto e che non mi piace sentire nemmeno quando argomentazioni del genere vengono da indipendentisti.
        Non era una crisi di nervi, era una precisazione che poi, si, si è trasformata in crisi di nervi al leggere i soliti richiami patriottici al sacrificio degli antenati (come se il partire per la guerra fosse un atto volontario di chi magari non aveva più voglia di lavorare in campagna e cercava l’avventura) o addirittura all’impero romano (questa si è apoteosi del ridicolo in salsa antipaticamente fascista) o alle repubbliche marinare.
        Di fronte al “festeggio i 150 anni perché mi sento italiano” non ho nulla da dire. Ognuno è libero di festeggiare quello che vuole, figuriamoci. Trovo poco logico dire “sono sardo e italiano”, al massimo sarebbe più corretto “italiano nato in Sardegna”, altrimenti non si fa altro che sottolineare il fatto che siano delle cose diverse (cosa che è effettivamente, per quanto costi ammetterlo). Comunque anche di fronte al “sono sardo e italiano” storco il naso e vado avanti… ma giustificare questa posizione attraverso le solite menzogne storiche, l’agiografia dei personaggi risorgimentali e un po’ di sano auto-razzismo (senza l’Italia saremmo arretrati e poveri… il che fa pure pensare che invece i sardi sono evoluti in quanto italiani, quando semmai è il contrario essendo la Sardegna la periferia di un paese involuto) non riesco proprio a farlo passare.

        Poi ovviamente si può liquidare questo imputandolo a una “crisi di nervi” o ad altro. Me ne farò una ragione. Ovviamente questa divergenza di pensiero non farà diminuire la stima verso quello che ritengo l’unico vero giornalista (di un livello che considero uguale a quello dei giornalisti dei paesi civili europei e anglosassoni) al momento presente in Sardegna.

        • ALESSANDRO FRAU says:

          IL NOSTRO SANGUE E’ ITALIANO??? ALLORA QUELLO DEI SARDI DEL 1698 ERA SPAGNOLO, QUELLO DEI SARDI DEL 1482 ERA CATALANO, QUELLO DEI SARDI 734dC ERA GRECO… MA CHE RAGIONAMENTI DEL CAVOLO SONO???
          LA SARDEGNA E’ CON L’ITALIA DAL 1861, E NON DA PRIMA, PERCHE’ LE ALTRE DOMINAZIONI COME ROMA PISA E GENOVA E PIEMONTESI NON SONO DA CONSIDERARSI ITALIANI SOPRATUTTO I PRIMI 3, ANCHE SE SONO TUTTI LEGATI ALLA PENISOLA ITALIANA…
          LA SARDEGNA E IN ITALIA PER UN PURO CASO, DOVE NE LA SARDEGNA NE I SAVOIA HANNO POTUTO DIRE LA LORO. ANZI, I SAVOIA HANNO CERCATO IN TUTTI I MODI DI VENDERE LA SARDEGNA MA SENZA SUCCESSO…
          IO SONO INDIPENDENTISTA, MA CREDO CHE SE DEI SARDI VOGLIANO FESTEGGIARE L’UNITA’ ITALIANI FACCIANO PURE, IO NON MI OPPONGO…
          E’ VERO, MOLTI INDIPENDENTISTI SCLERANO IN QUESTI CASI, MA MI SEMBRA CHE ANCHE MOLTI SARDI CHE SI SENTONO ITALIANI SCLERINO QUANDO CI SENTONO PARLARE, PERCHE’ NON CAPISCONO LE NOSTRE IDEE, CI PRENDONO PER PAZZI, COME NOI PRENDIAMO PER PAZZI LORO…

      • Alessandro Mongili says:

        Caro Vito, questa festa crea molti imbarazzi e sclera la gente, a me mi fa solo incazzare per la sua ineguagliabile stupidità. Ad esempio, la Festa che tu presenti stasera, dei “sardo-italiani”, a me pare la Festa dell’Imbarazzo e del Malinteso. Infatti: forse che io, che ho un cognome sardo, non sono Italiano? Anche io ho una bisnonna genovese e chissà quanti altri avi non sardi. E allora? Siamo italiani per cittadinanza o per sangue? Dimmelo tu. Che necessità c’era di fare questa festa così connotata? Siete solo ingenui oppure è un atto mancato che manifesta la natura coloniale della situazione sarda e che mette in piazza una sottile differenza fra sardo-italiani (pieds-noir?) e sardo-sardi (la mia è una domanda, non un’affermazione)? L’identità può essere plurale oppure al suo interno ci dev’essere una chiara gerarchia (tipo prima italiana poi europea poi, per il lato folkloristico e niffoesco, sardo, mi sembra di capire)? Anche tu pensi che “senza l’Unità d’Italia saremmo dei morti di fame”? Sai per caso che cos’è la Guerra doganale italo-francese e conosci lo stato dell’economia sarda prima e dopo di questo episodio così importante della fine del XIX secolo e il ruolo nefasto del governo italiano? Cosa pensi del fatto che le politiche dello Stato abbiano condotto alla desertificazione produttiva della Sardegna? Cosa pensi del fatto che le prime Facoltà di Agraria e di Ingegneria in Sardegna siano state aperte solo 100 anni dopo (ca.) l’Unità d’Italia? Come pensi che sarebbe stata la nostra sorte se non ci fosse stata la Regione sarda? Migliore o peggiore? E così potrei continuare quasi ad libitum ma te lo risparmio perché altrimenti mi rimproveri.
        Come vedi, chi ha le idee più confuse mi sembra questa sinistra col tricolore che fa i party sardo-italiani. Più che crisi di nervi, crisi di identità, la vostra.

  9. basita says:

    Diablo…questo è vendersi…da coordinatore di un movimento indipendentista ad animatore della festa per L’unità D’Italia…
    Diceva bene chi ti accusava di essere indipendentsta perchè avevi bisogno di seguito in Sardegna.
    Tanta, tanta pena.

    • Diablo ha fatto le elementari e le medie a Parma, poi ha vissuto altri quattro anni a Torino. Il padre è pugliese. Ma è anche sardo e indipendentista, e questo domani dirà.
      Quanta pena fate voi, cari amici dal pensiero unico e ottuso. Tanta pena.

      • quindi fino a circa la maggiore età, Ale è vissuto fuori da cagliari? ed in poco meno di “soli” 20 anni è riuscito a prendere quell’accentaccio casteddayu che manco io con il nonno stampaxinu! tropu togu, Diablo!

      • Alessandro Mongili says:

        E quale sarebbe il pensiero unico e ottuso? A me pare il vostro, la nostra è una critica necessaria a questo impazzimento. La pena mi sembra eccessiva, o al limite reciproca, su questo punto.

  10. O Daniele, esaggerau!

    • Daniele says:

      Eheh, effettivamente mi sono fatto prendere un po’ la mano, pardon 🙂
      Ma è più forte di me, la retorica patria mi provoca l’orticaria

  11. Daniele says:

    “abbiamo fatto piu’ o meno parte dell’Italia dal tempo dei romani”
    o Cristo, e poi magari questi sono gli stessi personaggi che hanno il coraggio di dire che non ha senso stare a fare i puntigliosi sulla storia dei giudicati, che quello è il passato… salvo poi tirare fuori l’impero romano, manco fossimo tornati ai tempi del MinCulPop.
    Pardon, mi sa che il MinCulPop ai patriottardi odierni gli fa un baffo.
    Chiedo scusa al MinCulPop

  12. Daniele says:

    E basta con questa idiozia del “parliamo italiano e quindi siamo italiani”, uscite un attimo dall’idiozia della retorica patriottarda e guardatevi intorno. Forse che i sudamericani si sentono spagnoli perché parlano spagnolo? O gli irlandesi e gli statunitensi si sentono inglesi perché parlano inglese? Ma fatemi almeno il piacere di non insultare l’altrui intelligenza. Festeggiatevi questa ridicola pantomima per conto vostro, ma piantatela di prendere per i fondelli sia voi stessi che gli altri.

    • Viaggia e leggi un po’ di piu’ prima di sparare sentenze. Gli statunitensi si sentono un po’ inglesi, infatti studiano Shakespeare a scuola, e hanno un senso di inferiorita’ latente verso l’UK (e anche verso la Francia).
      Idem per i sudamericani e la Spagna, prendi per esempio l’Argentina e il ‘criollismo’ ben descritto per esempio da Borges.
      Io non sto prendendo per i fondelli nessuno e non sto insultando l’intelligenza di nessuno. Non sono stato io a usare parole come ‘idizia’, ‘ridicola’, ‘prendere per i fondelli’ etc., e anzi il tuo messaggio mi pare un buon esempio di ‘centuberrittismo’ tipico nostrano, dove devi dare torto al tuo interlocutore persino se ne condividi le idee.

      • Daniele says:

        Wow, attendo con trepidazione la richiesta di annessione al regno unito da parte degli stati uniti o del sudamerica alla spagna. La ringrazio di avermi insegnato ciò dall’alto della sua superiore cultura. Ringraziamo i buana italiani e rendiamogli onore e rivalutiamo una buona volta questo benedetto colonialismo che non è vero che ha fatto danni.

        Ancora mi genufletto di fronte a cotanta cultura.

        Comunque ora sono convinto e festeggerò i 150 anni con la mia camicia nera come il resto dei camerati. A NOI!

        • whatever, faccia quello che le pare.
          Il colonialismo ha fatto e continua a fare danni ma e’ ora di voltare pagina. Quante pagine qua scritte su risorgimento, giudicati etc… invece di parlare di presente e futuro.

          • Daniele says:

            Bhe, celebrare i 150 anni rievocando in maniera mitica il risorgimento (in cui i sardi hanno avuto un ruolo marginale) è proprio un grande esempio di proiezione verso il futuro

  13. Secondo me l’unita’ d’Italia va festeggiata, oramai che ci piaccia o no siamo anche italiani, non credo che sia in dubbio. Io la festeggero’, ma con che spirito ?
    Unita’ significa renderci conto di cosa si ha in comune piuttosto di cosa ci rende differenti. Parliamo italiano, abbiamo fatto piu’ o meno parte dell’Italia dal tempo dei romani e festeggiare l’unita’ d’Italia significa accettare questo fatto che non possiamo negare.
    Accettarlo e’ fondamentale per VOLTARE PAGINA.
    Abbiamo la tendenza a guardare al passato con nostalgia, a cercare i miti dei Shardana, la verita’ e’ che la storia della Sardegna fa assolutamente pena, siamo stati invasi, maltrattati, colonizzati per secoli, patendo la fame e la malaria ai bordi della storia.
    Inoltre non ci e’ andata troppo male. Avreste preferito essere conquistati dai mori e adesso essere parte della Tunisia?
    Quello che ci ha sempre fregato e’ il nostro ‘centuberrittismo’, non so perche’, ma quando discutiamo riusciamo a darci torto a vicenda anche quando la pensiamo allo stesso modo. E qua torno a dire, guardiamo cosa ci accomuna e guardiamo al futuro.
    Smettiamola di pensare come una colonia, ma smettiamola anche di pensare all’Italia come ‘i cattivi invasori’.

    • ALESSANDRO FRAU says:

      SE L’AUSTRIA NON AVESSE CEDUTO LA SARDEGNA AI SAVOIA, ORA PARLEREMO TEDESCO E LEI SI SAREBBE SENTITO AUSTRIACO, E SE L’AUSTRIA NON AVESSE OTTENUTO LA SARDEGNA DALLA SPAGNA ORA PARLEREMO SPAGNOLO E LEI SI SAREBBE SENTITO SPAGNOLO COME SI SENTIVANO ALLORA MOLTI SARDI…
      E SE CAVOUR AVESSE CEDUTO LA SARDEGNA ALLA FRANCIA, ORA LEI STAREBBE PARLANDO FRANCESE E SI SENTIREBBE FRANCESE…
      VERO, PARLIAMO ITALIANO MA MOLTI SARDI PARLANO UN’ALTRA LINGUA, IL SARDO, PERCIO’ SE PARLIAMO IL SARDO E VIVIAMO IN SARDEGNA SIAMO SARDI E NON ITALIANI…
      LA SARDEGNA FACEVA PARTE DELL’ITALIA DAL TEMPO DEI ROMANI??? BEH ANCHE LA FRANCIA LA GRAN BRETAGNA, ROMA ERA UN IMPERO PERCIO’ DIRE CHE LA SARDEGNA FACEVA PARTE D’ITALIA DA ALLORA NON E’ GIUSTO ANCHE PERCHE’ ERA AMMINISTRATA IN UN MODO DIVERSO DALLA PENISOLA ITALICA, E NELLO STESSO MODO DI TUTTI I TERRITORI DELL’IMPERO, OVVERO QUELLO DI PROVINCIA…
      ANCHE LA STORIA ITALIANA FA PENA, ANCHE LORO COME NOI SARDI SONO STATI MALTRATTATI E CONQUISTATI… MA ANCHE I CORSI (IL GIOVANE NAPOLEONE ERA UN INDIPENDENTISTA CORSO) GLI IRLANDESI HANNO SUBITO MALTRATTAMENTI E CONQUISTE, I TIBETANI GLI AFRICANI, I CATALANI E I BASCHI, PERCHE’ LORO SONO INDIPENDENTI O POSSO AVERE IL DIRITTO DI CHIEDERE L’INDIPENDENZA MENTRE NOI NO???
      ANCHE LA SICILIA E’ STATA CONQUISTATA DAI MORI COME LA PENISOLA IBERICA, MA NON MI SEMBRA CHE ORA CI SONO I MORI…
      POI NON DIMENTICHIAMO CHE I SARDI NURAGICI E I SARDI GIUDICALI E MOLTI ALTRI ANCORA HANNO COMBATTUTO PER L’INDIPENDENZA E LA LIBERTA’ DELL’ISOLA SARDA, PER DIFENDERLA DA CHI VENIVA DAL MARE…
      E LE FACCIO PRESENTE CHE IN ITALIA NON CI SONO SOLO I SARDI E I PADANI CHE VOGLIONO SEPARARSI DALL’ITALIA, MA ANCHE I VENETI SICILIANI E I NAPOLETANI… E I SUD TIROLESI ALLORA CHE VOGLIONO RITORNARE CON L’AUSTRIA, ANCHE LORO SONO ITALIANI???
      IL FATTO CHE LA SARDEGNA FACCIA PARTE DELL’ITALIA NON SIGNIFICA CHE SIAMO ITALIANI…
      LORO HANNO FATTO LE GUERRE DI INDIPENDENZA, GIA’ LE GUERRE DI INDIPENDENZA, STRANA PAROLA INDIPENDENZA, UNA PAROLA MOLTO USATA IN SARDEGNA AL GIORNO D’OGGI…

      • ALESSANDRO FRAU says:

        DIMENTICAVO, LA SARDEGNA FA PARTE DELL’ITALIA NON PERCHE’ I SAVOIA HANNO VOLUTO LA SARDEGNA, MA PERCHE’ SONO STATI GLI AUSTRIACI A VOLERLO…
        COMUNQUE OGNUNO E’ LIBERO DI CREDERE E FESTEGGIARE CIO’ CHE VUOLE, DICENDO QUELLO CHE PENSA, MA SEMPRE CON RISPETTO…

      • La parola ‘indipendenza’ e’ molto usata al giorno d’oggi perche’ in Sardegna c’e’ molto discontento, la disoccupazione e’ alta, ci sono poche possibilita’ per i giovani, ma si vuole credere che tutto venga risolto da una cosa: l’indipendenza.
        Dire che ne abbiamo bisogno significa che adesso ci si ritenga sudditi. Io invece credo che sia meglio smetterla di pensare da sudditi rimuginando il passato, ma guardare al futuro immaginando una Sardegna ben connessa all’Italia, all’Europa e al resto del mondo.

        • ALESSANDRO FRAU says:

          MOLTI NON FANNO CHE PARLARE DI ECONOMIA SARDA CHE E’ TANTO DISASTROSA CHE L’INDIPENDENZA CI DISTRUGGEREBBE, ALTRI INVECE DICONO CHE LIBERANDOCI L’ECONOMIA SARDA SI SALVEREBBE…
          IO NON VOGLIO L’INDIPENDENZA DELLA SARDEGNA PERCHE’ VOGLIO MIGLIORARE LA CONDIZIONE ECONOMICA SARDA, MA PERCHE’ NOI SARDI NON SIAMO ITALIANI, ANCHE SE MOLTI SARDI SI SENTONO ITALIANI… SIAMO STATI PIU’ CON GLI SPAGNOLI O CON I BIZANTINI CHE CON GLI ITALIANI, I SARDI HANNO SEMPRE LOTTATO PER L’INDIPENDENZA, CERTI PERIODI DI PIU’ ALTRI DI MENO, NOI ORA SIAMO IN UN PERIODO DOVE I SARDI NON LOTTANO PER LA PROPRIA INDIPENDENZA DA TANTI DECENNI, PER QUESTO A MOLTI SARDI SEMBRA STRANO CHE MOLTI SARDI VOLGIONO L’INDIPENDENZA COSI COME SEMBRA STRANO AGLI ITALIANI…
          INVECE IN CORSICA IN SICILIA NEI PAESI BASCHI IN CATALOGNA SONO DA PIU’ TEMPO CHE LOTTANO PER L’INDIPENDENZA, E NON SEMBRA TANTO STRANO…
          E LA SARDEGNA NON SARA’ MAI BEN CONNESSA NELL’ITALIA, PERCHE’ MOLTI ITALIANI DELLA SARDEGNA SE NE FREGANO… DICONO CHE VOGLIONO BENE ALLA SARDEGNA E AI SARDI, CHE CI SONO AMICI, MA IO NON HO MAI VISTO TUTTE QUESTE COSE MESSE IN PRATICA, NON HO MAI VISTO LE PROMESSE FATE DAI POLITICI ITALIANI SULLA SARDEGNA CHE SI SONO REALIZZATE…
          E POSSIAMO ESSERE BEN CONNESSI CON L’EUROPA E CON IL MONDO ANCHE SE NON STIAMO CON L’ITALIA, IL MONTENEGRO NON MI SEMBRA CHE DOPO L’INDIPENDENZA NON SI SIA CONNESSA BENE CON IL RESTO DEL MONDO…

          Abbiamo la tendenza a guardare al passato con nostalgia, a cercare i miti dei Shardana…
          CHE MALE C’E’ NEL GUARDARE AL PASSATO??? SEMBRA CHE SOLO NOI SARDI FACCIAMO RICERCHE ARCHEOLOGICHE O STORICHE PER CONOSCERE IL NOSTRO PASSATO, PERO’ LA CAPISCO, E’ STATO LEI HA DIRE CHE IL NOSTRO PASSATO FA PENA, E PERCIO’ NON BISOGNA CONOSCERLO… MA IO NON SONO DEL SUO STESSO PARERE, E GUARDANDO IL PASSATO CHE SI CAPISCE IL PRESENTE DI QUI LEI PARLA, E CERCARE I MITI NEI SHARDANA NON E’ NOSTALGIA, MA CONOSCERE LA NOSTRA STORIA, PERCHE’ QUALCUNO HA DETTO CHE UN POPOLO CHE NON CONOSCE O SE NE FREGA DEL PROPRIO PASSATO E’ UN POPOLO CHE NON ESISTE…

          • ALESSANDRO FRAU says:

            SE OTTENENDO L’INDIPENDENZA SI MIGLIORA L’ECONOMIA DELLA SARDEGNA ALLORA CHE L’INDIPENDENZA DELLA SARDEGNA BEN VENGA ANCORA DI PIU’…

            • Felice Castelli says:

              o Alessandro, per favore, la smetti di strillare?
              impara un po’ di educazione. vedi:
              http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette

              4. Non usare i caratteri tutti in maiuscolo nel titolo o nel testo dei tuoi messaggi, nella rete questo comportamento equivale ad “urlare” ed è altamente disdicevole.
              grazie.

              • Alessandro Frau says:

                mah, non mi sembra una cosa cosi grave…
                comunque, spero di non avere offeso nessuno se qualcuno si è sentito offeso…
                e se si è sentito offeso mi perdoni, non volevo, anche perché l’educazione è molto importante nella vita…
                GRAZIE MILLE…

                • felice Castelli says:

                  Alessandro,
                  no offeso no, tranquillo, non è una cosa grave, è solo che il tutto maiuscolo è più faticoso da leggere e, davvero, se le usanze consolidate in rete hanno un senso, sembra proprio di sentirti urlare … 😉

                  • caro Felice, c’è poco da fare. C’è gente che vive solo per sputare nel piatto dove ha mangiato e mangia. Fà molto figo blaterare di indipendenza pretendendo scuola, lavoro, casa, pensione, sicurezza sociale e chissà che altro dalla “putrida” Italia…che bello pensare a Cappellacci presidente della Sardegna, che bello fingere che da 60 anni a questa parte tutte le scelte “pesanti” sul piano economico-sociale non siano state prese da sardi in Sardegna…

        • Daniele Addis says:

          La Sardegna è un’isola al centro del mediterraneo occidentale. L’Italia rappresenta e ha sempre rappresentato un ostacolo per arrivare al resto d’Europa, a iniziare dalla sua fiscalità e dai mezzi di trasporto obsoleti, tipo i carrozzoni Alitalia e Tirrenia.
          L’indipendenza è apertura al mondo e all’Europa, che si contrappone alla chiusura di dover guardare prima a quello che fa o permetto lo stato italiano. Che ci si consideri sudditi o no questo è un atteggiamento da sudditi.

  14. Daniele says:

    “La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso. I sardi a mio parere deciderebbero meglio se fossero indipendenti all’interno di una comunità europea e mediterranea.[2] (articolo di giornale tratto dal Secolo XIX, 1996)” F. De Andrè

    Io il 17 marzo celebrerò questo grandissimo italiano di nascita, ma più sardo dei moltissimi sardo-italiani financo con parentele risalenti all’età nuragica. Non è necessaria nessuna purezza di sangue quando si ha quella intellettuale che permette di capire le cose più semplici e logiche.

  15. Di nonni paterni toscani, di nonna materna veneta e nonno villacidrese, nata e cresciuta in bidda e felicemente residente a Cagliari da anni, a me non viene in mente di spaccare il capello in quattro sulla mia identità, che è indubbiamente sarda e altrettanto indubbiamente italiana.
    Spesso,infatti, mi sono sentita chiedere “ma il tuo cognome non è sardo, vero?” con un miscuglio di diffidenza e curiosità che allora mi innervosiva e oggi mi fa un pò tenerezza, e talvolta ho sentito persone fare i conti matematici sulla percentuale del mio sangue “veramente” sardo (un quarto se non sbaglio, ma non sono mai stata brava a fare i conti, più a individuare gli idioti semmai). Dopodomani penserò con piacere all’Italia tutta intera, sentendo -come al solito -che sono sarda sempre, perchè le due cose si intrecciano senza confliggere.

  16. Gianni Fresu says:

    Essere critici, anche radicalmente, verso le modalità con cui si è determinata l’Unità d’Italia non significa essere contrari all’unità in sé. Gramsci, forse uno degli intellettuali che ha analizzato più criticamente il Risorgimetno, si definiva “un sardo senza complicazioni psicologiche”, aggiungendo che il suo orizzonte politico e culturale era italiano. Non a caso ha dedicato tutta la sua vita alla costruzione del Partito Comunista d’Italia, non di quello sardo. Questo non sminuisce di una virgola la sua sardità né tanto meno, la sua polemica incessante verso la storia delle classi dirigenti italiane. Personalmente non condivido l’orizzonte ideologico degli indipendentisti, anche se ne rispetto profondamente i valori. Mi resta però incomprensibile l’approcio di tanta parte (non tutta per fortuna) di questo movimento. Essendo oggi ancora minoritario, il movimento indipendentista aspira a conquistare alla sua causa il resto del popolo sardo che al momento non lo segue, perché se non fosse così la rivoluzione nazionale sarebbe roba da élite come il Risorgimento. Tenuto conto di questa banale valutazione politica, non comprendo il senso politico che spinge tanti indipendentisti a insultare senza alcun rispetto, anzichè convincerli della bontà dell’indipendentismo, tutti i sardi che si riconoscono anche nei valori dell’Unità d’Italia. Leggo ovunque insulti come “tzeraccus”, vergognatevi!, servi del colonialismo italiano, imputando a chi non si definisce indipendentista tutte le pagine più nere della storia d’Italia, Savoia e fascismo compresi. A me sembra che questo modo di leggere le cose sia per un verso figlio di una concezione feticistica della storia, e per un altro totalmente antiegemonico sul piano politico. Francamente non ho mai sentito, tranne che in casi particolari di perversione, di un ragazzo che corteggia una fanciulla desiderata dandogli della zoccola. Io mi ritengo sardo e italiano, festeggio il 17 marzo come il 25 aprile, e mi riconosco nei valori della costituzione repubblicana e antifascista, ma questo non significa assumere in positivo né l’esito conservatore del Risorgimento, né le modalità di sfruttamento semicoloniale imposte al Mezzogiorno e alle Isole, né tanto meno la storia trasformista e corrotta delle classi dirigenti italiane dall’Unità a oggi. Forse occorrerebbe maggior rispetto piuttosto verso l’intelligenza di tutti.

  17. Daniele says:

    Mi domando se, seguendo la logica imperante non solo all’interno di questo blog, chi ha origini per esempio tedesche o francesi non debba iniziare una battaglia politica affinché la Sardegna non venga annessa alla Francia o alla Germania. Dovrebbero farlo per rispetto alle loro origini. A maggior ragione se si hanno origini spagnole visti i 400 anni di appartenenza all’impero spagnolo. Mah, festeggiate pure quello che volete, ma non cercate appigli logici che logici non lo sono per niente.

    • Felice Castelli says:

      Daniele,
      io non volevo da “italiano” difendere l’appartenenza della Sardegna all’Italia, forse mi sono spiegato male.
      volevo dire che i sardi SONO italiani, proprio come i valdostani e tutti gli altri piccoli popoli che compongono questo bel puzzle ormai talmente mischiato che distinguerne i vari pezzi mi sembra davvero un esercizio sterile e sbagliato.
      non sono appigli logici, è la storia, le battaglie che i nostri nonni e padri hanno combattuto, che hanno fatto sì che qui e ora siamo in Italia, parliamo italiano e ci sentiamo (ci dovremmo sentire) italiani e non spagnoli o francesi o tedeschi o ebrei o cos’altro.
      e poi sentirci anche sardi, cagliaritani, genneruxini, ovvero europei e, ripeto, umani, certo, ma anche e soprattutto italiani.
      Risorgimento e Resistenza.
      a me non sembra retorica, riappropriamoci di questi valori comuni e da lì proseguiamo per migliorare le condizioni di tutti, senza stare a discutere di chi ha o non ha il diritto di dirsi sardo o italiano.
      e preoccupiamoci piuttosto di avere dei governanti, in Comune, in Regione e al Governo, che badino all’interesse e al bene di tutti gli italiani insieme e non solo di pochi, sempre gli stessi.

      • Daniele says:

        Forse sono io chemi sono spiegato male. Considero proprio stupida l’appartenenza della Sardegna all’Italia. Non vi è proprio alcun fondamento logico in questo e basterebbe guardarsi per bene una qualsiasi cartina geografica per capirlo.
        La retorica degli antenati morti in quanto costretti ad andare al fronte da uno stato barbaro e infame poi mi fa proprio venire il voltastomaco. I carabinieri al fronte sparavano contro i soldati in ritirata, quindi moltissimi dei sardi morti nelle guerre sono morti per mano degli italiani. Tu questo celebralo pure, ma a me viene da vomitare solo a pensarci.

        Nel risorgimento ci vedo pochissimi valori, se si vuole considerare un valore lo sterminio e il furto di risorse ai danni dei popoli del sud. Questi valori te li lascio volentieri celebrare insieme ai patrioti italiani che poco si discostano da quelli durante il ventennio fascista.

        • leggiti un buon libro di storia, prima di straparlare.

          • Daniele says:

            Wow, che risposta completa. Attendo lezioni dal sommo maestro di storia, detentore della verità e depositario dei più alti valori patriottardi.
            Ma non mi sorprende, questo è il tipico livello degli italiani pregni dei patri valori.

            • vedi come sai solo straparlare. Io non ti dò lezioni di storia, nè mi sogno lontanamente di dartene. Non ho la verità in tasca, al contrario di te e di tutti quelli come te.
              Ti consiglio semplicemente di farti un briciolo di cultura, di informarti, di leggerti un libro di storia degno di questo nome.
              Eviteresti di parlare per slogan e di non avere nemmeno il coraggio di scrivere il tuo nome e cognome per intero.
              Non sai nemmeno reggere un confronto a facc’e pari.
              Appena senti parlare di “Italia” non sei nemmeno in grado di ragionare e sei solo capace di sclerare, afflitto da una commentite compulsiva.
              Calmati. Rasserenati. Non cambierai tu, oggi e nemmeno domani, la storia.
              Procurati un buon libro di storia, senza preconcetti nè pillonate come la “guerra di indipendenza” di Amsicora. Leggilo e poi rileggilo. Poi riflettici. Infine, con calma, prova a farti un’idea tua, ma legata alla realtà dei fatti storici.
              Con amicizia, anche se non ti conosco.

              • Daniele Addis says:

                Sul nome ha ragione, lo lasciavo in automatico visto che me lo aveva memorizzato dal mio primo intervento sul blog.

                Per quanto riguarda i libri di storia:

                – “La Storia d’Italia” di Montanelli
                – “Storia d’Italia dal 1861 al 1997” Denis Mack Smith
                – “Il cielo sceso in terra. Le radici medievali dell’Europa” Jacques Le Goff
                – “Storia della Sardegna” Manlio Brigaglia, Attilio Mastino, Gian Giacomo Ortu
                – “Storia di Sardegna” F. C. Casula
                – “De bello et interitu marchionis Oristanei”, a cura di M. T. Laneri, Cagliari, Centro di Studi Filologici Sardi/Cuec, 2003

                Ovviamente si può fare sempre di più
                Questo per quanto riguarda la storia d’Italia e quella della Sardegna (poi se vuole parliamo di quella della seconda guerra mondiale ad esempio, oppure di quel manigoldo di Mao, mi faccia sapere)… di solito quando si parla di una non si parla dell’altra. Basta fare 2+2 per capirlo.
                Le Goff parla ampiamente del medio evo italiano e non lo mette in connessione con quello sardo… o è uno stolto Le Goff, oppure, logicamente, lui sa benissimo che l’uno con l’altro c’entrano poco e niente.

                Attendo con trepidazione che il dig. Deliperi mi segnali libri maggiormente legati ai fatti storici rispetto a quelli che ho letto io, scritti evidentemente da dei pivelli.
                Con amicizia anche da parte mia

                • i testi vanno più che bene, ma ti avrebbero dovuto portare a una maggiore “prudenza” prima di “spararle” in questo modo.
                  La Sardegna, anche nel Medioevo, aveva molti più rapporti con il resto d’Italia di quanto generalmente si pensi, anche il papa scriveva a Ospitone, “dux” dei Barbaricini. I “giudici” avevano stretti rapporti con la Penisola, Pisa e Genova in particolare. La storia è molto più complessa di qualche riga di commento (magari per slogan) ad un articolo di un blog.

                  • Daniele Addis says:

                    Nel medio evo chiunque si affacciasse nel mediterraneo aveva rapporti con le repubbliche marinare e il Papa era il riferimento del mondo occidentale, quello che oggi potrebbe essere l’ONU. Ma avere rapporti non significa appartenere a qualcosa o qualcuno, altrimenti praticamente tutti i paesi che si affacciano sul mediterraneo dovrebbero appartenere all’Italia.
                    Qua si contesta semplicemente l’artefatta e fallace ricostruzione storica che vuole la Sardegna parte dell’Italia per una sorta di diritto divino.
                    Si pensa che siano tutti talmente boccaloni da bersi che siccome le repubbliche marinare avevano rapporti con la Sardegna allora la Sardegna è italiana. Un po’ come se gli spagnoli sostenessero di essere stati dominati dai francesi perché i Borbone erano di origine francese.
                    L’uso artefatto della storia delle repubbliche marinare o del papa per sancire l’italianità storica della Sardegna è una semplificazione che non rende per niente onore alla complessità della storia.

                    • certo, Daniele. La Sardegna in realtà aveva occupato la Penisola, la Numidia, Alicante, Malta e anche la Cappadocia, già che c’era.
                      La complessità della storia evita proprio le tue prese di posizione assolutistiche. La “causa indipendentista”, buona o cattiva che sia, non andrà da nessuna parte anche grazie a prese di posizione come la tua.
                      Continua così.

                    • Daniele Addis says:

                      O gianni, ma ite sese narendi? Chi ha mai detto simili castronerie? Probabilmente nella tua immaginazione ti sei creato un personaggio che le dice per avere gioco facile a smontarne gli argomenti… ma cerca di separare le tue fantasie dalla realtà ed evita di attribuire agli altri cose che non hanno mai detto nè pensato. Se nella tua testa gli indipendentisti credono queste cose è evidentemente un problema tutto tuo.
                      Già è andata da qualche parte con i fedeli servitori dell’Italia come te la Sardegna, e chissà dove continuerà ad andare. Compiacciti pure della Sardegna italiana, ne hai evidentemente tutti i motivi. Io guardo all’Europa civile senza necessariamente passare per il paese più ridicolo e corrotto che ci sia (dopo la Grecia per quanto riguarda la corruzione, anche se di poco).

        • Gianni Fresu says:

          Caro Daniele, prima della conquista spagnola, che come ben sai ha riguardato anche il resto del Mezzogiorno, la Sardegna era inserita nel sistema degli Stati di terraferma italiani ed in particolare nel contesto delle Repubbliche marinare di Genova e Pisa. Così non è un caso se due varianti del sardo come il sassarese e il gallurese abbiano una matrice di volgare italiano e ciò ben prima di spagnoli e piemontesi. La conquista spagnola dell’isola, come progressivamente avvene nel resto della penisola italiana, fu una conseguenza dell’involuzione economica e politica degli Stati italiani che non furono in grado di dar corso ad un processo di unificazione analogo a quello di altre realtà vicine come Francia e appunto Spagna. L’esperienza comunale rappresentò a lungo una premessa, sul piano mercantile e produttivo, di uno sviluppo capitalistico che però si arrestò improvvisamente – per ragioni che qui non posso trattare – dando corso ad una involuzione rurale basata sulla rendita fondiaria. Per Gramsci da questo deriva la perdita di ruolo di quelle realtà e in ciò risiede la precondizione per il prevalere di altre potenze come la Spagna anche in una regione periferica come la Sardegna.
          Nel trattare la storia della Sardegna, in rapporto alle dominazioni succedutesi, è necessario sforzarsi di fare un’analisi disincantata, evitando di lasciarsi influenzare da un limite che ciclicamente riemerge in certe impostazioni che riconducono ogni problematica alla sua misconosciuta questione nazionale.
          Esattamente come nella storiografia agiografica risorgimentale, e per le medesime ragioni politiche, una certa mistica esaltazione della “costante resistenziale sarda” ha come faccia opposta della medaglia la reiterata ricerca di una causa esclusivamente esogena dei mali che affliggono l’isola: l’idea che la Sardegna avrebbe in sé delle immense risorse mai sfruttate a dovere solo per effetto della colonizzazione subita, per un destino sfortunato imposto dalla ferocia del dominio forestiero. In tal senso spesso si sono diffuse delle rappresentazioni oleografiche “sui bei tempi andati” che, ad esempio, attribuiscono all’esperienza giudicale un significato politico romantico-nazionalitario che ha pochi corrispondenti storici reali. Ancora oggi, con il riemergere di un dibattito politico sulla questione nazionale sarda, non è inusuale imbattersi in rappresentazioni agiografiche dell’età giudicale nelle quali il mito prevale sulla storia documentata, fino ad attribuire a quell’esperienza un significato che travalica il reale contenuto degli accadimenti. La Sardegna del tempo, segnata dalle guerre intergiudicali, vive una realtà analoga alle coeve esperienze europee e specialmente mediterranee trovandosi nell’orbita dell’economia mercantile e delle contese egemoniche delle Repubbliche marinare italiane. Le realtà giudicali erano strettamente legate agli assetti di potere economico e dinastico delle contemporanee esperienze di terraferma, non a caso, in ragione del loro particolarismo localistico, furono gli stessi giudicati a chiedere l’impegno e la protezione delle “potenze straniere” per prevalere nella lotta interna.
          La storia è bella proprio per la sua complessità difficilmente comprimibile delle valutazioni all’ingrosso propri della politica dei giorni nostri. Con questo non intendo dire che non è legittima la tua aspirazione all’indipendenza, ci mancherebbe, voglio solo affermare che ha un suo fondamento, altrettanto forte, l’aspirazione contraria di chi, come il sottoscritto, vedenell’unità d’Italia un valore positivo che ha dato corso alla universalizzazione, sul piano nazionale, di alcuni valori di cittadinanza prima di allora off limits. Questo non cancella le tante nefandezze che in nome dell’unità vennero, come in ogni fase di contraddizione storica, commesse.
          Ti pongo una domanda, anche la rivoluzione francese ha lasciato sul campo una serie di drammi umani e di comportamenti efferati su cui la storiografia conservatrice si è ampiamente esercitata, ma tutto questo toglie valore alla rivoluzione francese in quanto tale?

          ciao

          • Neo Anderthal says:

            Usare la storia come riferimento mitico, per stabilire “a posteriori” una linea e un corso che non ha necessariamente un suo rintracciabile filo rosso, è un errore metodologico e politico.
            L’esempio dell’uso che si fa della storia della Sardegna in questo senso è dello stesso genere di quello dei leghisti. Molto meno grav, ovviamente, perchè mntre la Sardegna esiste ed è esistita, altrettanto non si può seriamente affermare della Padania, che è la Topolinia di Bossi e della sua schiera di Trote.

            • Stefano reloaded says:

              Concordo.
              E’ utile anche ricordare che l’idea di Sardegna coincidente con i suoi confini naturali e l’idea di un unico popolo sardo, così come le abbiamo oggi, sono frutto della concretizzazione del Regno di Sardegna, istituito sulla carta da Bonifacio VIII, da parte degli aragonesi.
              Se a Sanluri fosse andata diversamente, oggi, forse, saremmo tutti arborensi e non sardi.

              • Daniele says:

                “E’ utile anche ricordare che l’idea di Sardegna coincidente con i suoi confini naturali e l’idea di un unico popolo sardo”

                Ovviamente ciò per l’Italia non vale, essendo un blocco compatto culturalmente con differenze minime tra milanese, napoletano e siciliano ad esempio (ma potrei continuare a lungo)… campidanese e logudorese invece sono inconciliabili.

                Ah, la logica… perché continuate ignorarla?

          • Daniele says:

            Caro Gianni, è ovvio che se continui a studiare la storia dal sussidiario italiano poi finisci per sparare certe castronerie.
            Liquidare a piè pari la storia dei giudicati con castronerie come “la Sardegna era inserita nel sistema degli Stati di terraferma italiani ed in particolare nel contesto delle Repubbliche marinare di Genova e Pisa” non dimostra grande conoscenza della storia. Altra cosa è dire che subissero l’influenza delle Repubbliche marinare, come moltissime altre isole del mediterraneo, ma come dice neo anderthal, usare la storia delle conquiste coloniali per giustificare l’appartenenza di un intero popolo ad un altro è un errore metodologico e politico e non fa altro che diffondere menzogne. Prova a leggerti almeno il Casula, che indipednentista non è, così magari la prossima volta eviti di usare la storia in senso patriottico-colonialista.
            Per un certo periodo (30 anni su cui si basa la tua mitica e fantasiosa ricostruzione) Pisa era riuscita ad avere sotto controllo i giudicati di Gallura e Cagliari, ma mai l’intera isola.
            Immagino che se si giustifica l’appartenenza all’Italia sulla base delle sfere di influenza delle repubbliche marinare, si abbia almeno la coerenza di chiedere l’annessione di tutte le altre terre e isole che al tempo lo erano, altrimenti non si fa altro che ripercorrere il mito fascista secondo il quale appartiene per diritto divino all’italia tutto ciò che è stato toccato da uno qualsiasi dei suoi regni nella storia.

            Fatto sta, che comunque quella storia (dei giudicati e di ciò che è avvenuto in Sardegna dall’epoca nuragica alla nascita dello stato italiano) è bellamente saltata dai manuali scolastici perché, essendo italia, si studia la storia italiana e quella sarda non c’entra una cippa. Nessun passato mitico, si tratta di semplice storia da studiare come nel resto dei paesi civili.
            Il passato mitico se lo creano gli italiani in maniera strumentale, come è ben evidente da questo intervento.

            • Daniele says:

              P.S. Una bella guerra di annessione della corsica non ce la mettiamo? Il corso è molto più simile all’italiano del sardo e la Corsica è pure più vicina all’Italia… con loro la retorica patriottarda italica dovrebbe funzionare ancora meglio!

            • Daniele says:

              Ovviamente pure le Baleari, non vorremo mica fare figli e figliastri. Ecco, Baleari e Corsica erano proprio proprietà delle repubbliche marinare, non solo sotto la loro influenza. Ajò che si ricostruisce l’impero!

            • Gianni Fresu says:

              Se io ho studiato la storia della Sardegna dal sussidiario tu devi averla desunta da Tolkien (e non mi riferisco alle opere di glottologia). Oltre a suggerirti di suffragare le tue affermazioni di fatti storici, piuttosto che di insulti, potrei indicarti una bibliografia ben più attendibile di quella da te citata, ma tenunto conto della supponente arroganza con cui tagli affermazioni e giudizi mi rendo conto che sarebbe totalmente inutile. Sarà che di mestiere faccio lo storico, ma mi sembra che la tua rappresentazione mitologica e manichea degli avvenimenti, più che propria di una persona interessata a leggere le contraddizioni della storia, si avvicini a quella di un tifoso che deve per forza trovare nel passato la conferma ai propri convincimenti, lo stesso difetto della storiografia agiografica risorgimentale che ha costruito l’unità d’Italia più sulla narrazine mitologico-letteraria che su fatti concreti. Il problema per te è che non stiamo parlando di Juventus, Inter o Milan. Vedo dai tuoi tanti interventi, oltre che dal loro tono, che hai tanto tempo da perdere, ti lascio alle tue incrollabili certezze sulla lotta epica della vallata degli Hobit contro l’usurpazione dell’oscuro l’Oscuro Sire Sauron e le sue orde di Orchi, suggerendoti di cambiare letture, magari aggiungendo alle “Terre di mezzo” e al bignami qualche opera più corposa.

              • Stadio Amsicora says:

                Tenis arrexioni Fresu, Oh Daniele ses cosa da figurine Panini, poni su paneri in sa cariga e operri is libbrusuuuu.

              • Daniele says:

                Dove e come avrei rappresentato mitologicamente degli avvenimenti storici? Mica sono io quello che ha giustificato l’appartenenza all’Italia tirando in ballo le repubbliche marinare… comunque può anche citare alla lettera la parte in cui emergerebbe dalle mie parole una rappresentazione mitologica. Prego storico, attendo con ansia.

              • Alessandro Mongili says:

                Signor Fresu chiunque conosce un po’ la storia della Sardegna capisce che lei scrive castronerie. Ad esempio, quando dice che il sassarese e il gallurese (due dialetti sardo-corsi, più italiani che sardi, per intenderci) si sono formati in base alle influenze dei Pisani e dei Genovesi (che ha ragione Daniele a ridimensionare) dice una tontesa, mi perdoni l’uso del dialetto (come immagino lei lo chiami). Sassari e la Gallura parlarono logudorese sino al XVII secolo, quando a causa della Peste si spopolarono (Sassari passò da 28.000 a 5.000 abitanti e probabilmente non si riprese più da allora). Fu allora che dalla Corsica vi fu un’immigrazione corsa che portò al cambiamento linguistico in quelle aree. Il mito di una Sardegna italiana nel Medioevo sta alla base delle proiezioni intellettuali del ceto dominante in Sardegna dall’Ottocento in poi, che arrivò addirittura a confezionare le Carte d’Arborea, in cui si vaneggiava di una Sardegna medievale italofona mai esistita, dichiarate poi false da Theodor Mommsen, a stravolgere le toponomastiche, e che arriva sino all’abbattimento della facciata barocca del Duomo di Cagliari per sostituirla con un falso romanico-pisano, sotto il Fascismo. Aveva proprio ragione Antonio Pigliaru, quando parlava dell'”eterno fascismo” della borghesia sarda, che oggi vediamo sfilare, anche a sinistra, con il tricolore in mano a guida di torme di bambini e delle loro maestre fanatizzate.

                • Domenico Piras says:

                  A me sembra che le castronerie le dica lei signor Mongili, presentando come verità certificata una interpretazione che è stata più volte messa in discussione e contestata. Il dibattito su questo tema non si è mai chiuso però è facile far credere che invece sia così.

                • Gianni Fresu says:

                  Gentile Alessandro Mongili, grazie per la cortese attenzione e le gentili parole, ma il fatto che si sia parlato il logudorese fino al XII secolo non toglie nulla all’evoluzione successiva, che non ha inventato il sottoscritto, né all’influenza pisano genovese sull’Isola e più in generale agli equilibri politici legati alla sponda tirrenica che per ragioni di sintesi ho brutalizzato in un ragionamento magari schematico ma confermato in innumerevoli studi. Ma anche ammettendo che la tesi sulle varianti sassaresi e galluresi sia frutto di letture fuorvianti, tese a rintracciare una tradizione filoitaliana, e io oviamente non la penso come te, non sembra di essere tu artefice di una bella tontesa, al punto dal ricollegare la mia posizione ad un filo logico che dalla scoperta dei falsi delle Carte di Arborea conduce dritto dritto all’eterno fascismo della borghesia sarda? E ta manera! Aveva ragione Engels, una delle malattie intellettuali più diffuse è la vocazione sistemica, l’aspirazione a rappresentazioni dove tutto si tiene in una linearità priva di contraddizioni. Da qualche tempo i sistemi di cosmogonia, di filosofia della natura in generale, di politica, di economia ecc. spuntano come i funghi a dozzine dalla sera alla mattina. Non si accinge a qualcosa che non sia meno di un sistema compiuto. Nel tuo ho scoperto di essere responsabile della demolizione della facciata barocca del Duomo, è proprio vero non si smette mai di imparare, specie quando si incontrano figure umili come te.

                • Signor Mongili guardi che lei da Gianni Fresu di Storia della Sardegna ha solo da imparare. Per favore porti un minimo di rispetto per la mia città, per chi e come l’ha fondata, la sua lingua e la sua cultura invece che sparare simili castronerie: Sassari è nata come centro commerciale fra genti sarde, liguri, còrso-toscane con queste ultime in maggioranza tanto da assorbire linguisticamente gli altri contributi A PARTIRE DAL XI-XII secolo. Lo confermano TUTTE LE FONTI E TESTIMONIANZE STORICHE, quindi per favore possiamo davvero evitare di ripetere teorie vecchie di un secolo come quelle di Wagner.

                  http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_sassarese

                • matteo says:

                  Ma questi indipendentisti quando trovano qualcuno che la pensa diversamente da loro sanno solo dare dell’ignorante o del fascista all’interlocutore? Che gentaglia! Poi questo Mongilli ha proprio una bella faccia tosta.

                  • Alessandro Mongili says:

                    No, dico quello che penso, non ho la faccia tosta anche se l’affermazione di Matteo la trovo simpatica per quanto mi riguarda. Invece quando, lamentandosi del fatto che quelli che non la pensano come lui siano intolleranti, immediatamente dopo li definisce “gentaglia”, lo trovo contraddittorio, non credete? In ogni caso, anche gli studi sul dialetto sassarese (per esempio quello di Sanna, fra gli altri) fanno rimontare lo switch linguistico al XVII secolo, dopo la Peste. Gli statuti sassaresi sono scritti in sardo e non in italiano o corso e molti testi affermano che il sardo era vivo sino al XVII secolo a Sassari. Però, come in tutte queste cose, è probabile naturalmente che sia andata diversamente. In ogni caso, non sono un indipendentista.

                    • Alessandro Mongili says:

                      In effetti dalla voce wikipedia che avete linkato parrebbe che il corso fosse parlato a Sassari almeno dal XVI secolo. La mia contestazione però, riguardava in generale la sua adozione acritica della cosiddetta “italianizzazione primaria della Sardegna”, ipotesi che possiamo mettere tranquillamente accanto alla Costante resistenziale dei sardi e alle c.d. Teorie sull’origine sarda della statualità italiana nella sezione Miti locali, già ingombrata dai Falsi d’Arborea, mito primigenio e, nel suo genere, più spettacolare. Insomma fra i vari scomparti della storiografia photoshop così trendy in Sardegna.

        • Felice Castelli says:

          Daniele,
          mio nonno era partigiano ed è morto per la libertà di noi tutti.
          http://www.anpi.it/donne-e-uomini/emilio-chanoux
          e lui non combatteva per la libertà della sola Valle d’Aosta, ma per la libertà dell’Italia intera.
          compresa la Sardegna.
          di questo parlo quanto cito i valori della Resistenza, non di soldati mandati al fronte da uno stato imperialista come era quello del regno savoia prima e fascista poi, in questo sono d’accordo con te … 😉

          • Daniele Addis says:

            Onore a suo nonno partigiano che è morto per la libertà dell’Italia. La Sardegna era già libera dal settembre del 1943.
            Mi sa che lui combatteva proprio per la val d’Aosta e le altre zone occupate.

            • Felice Castelli says:

              mio nonno è morto nel 1944, ma aveva cominciato a combattere ben prima e i suoi compagni hanno continuato anche dopo.
              ma non è lui, la Valle d’Aosta o il suo triste destino il punto.
              il punto è che tutti insieme hanno combattuto per la libertà dell’Italia.
              e della Sardegna in quanto parte dell’Italia.
              che poi la liberazione della Sardegna sia arrivata prima di quella della Valle d’Aosta mi sembra davvero, scusami, un dettaglio e un brutto sofisma logico per convincerti di aver ragione a tutti i costi.
              il punto è che l’Unità d’Italia è un valore in cui hanno creduto e credono ancora in tanti.
              un valore positivo.
              lui tra l’altro era federalista, essendo figlio e anzi direi padre, vista la sua figura e statura politica e culturale, di una “piccola patria” che vedeva, con un modello forse di tipo svizzzero della questione, comunque più forte e migliore se unita alle tante altre piccole patrie che formano l’Italia.
              con idee di libertà, uguaglianza e fratellanza (oggi diremmo solidarietà) che l’indipendentismo a mio avviso rinnega o quantomeno trascura, sbagliando di grosso.

              • Daniele Addis says:

                Felice, sentiti pure italiano perché tuo nonno ha combattuto contro il fascismo, ma i fascisti erano sempre gli italiani e ci sono ancora, sono in prima fila nei festeggiamenti dell’unità d’Italia.
                Se guardiamo in tutte le famiglie si potranno trovare tanti che hanno combattuto contro e tanti che hanno combattuto per il fascismo, ma erano entrambi italiani.

                La Sardegna è una nazione e come tale ha diritto all’autodeterminazione. Il non riconoscimento di questo diritto (che poi può anche non essere rivendicato) in nome dell’unità non si chiama solidarietà, ma si chiama fascismo. La retorica nazionalista del sangue versato non fa presa, si rassegni. Poi si ha pure il coraggio di rimproverare gli indipendentisti di vivere nel passato magari…

                • Anonimo says:

                  Daniele,
                  quando uno pensa di dover avere ragione per forza come fai tu, non c’è verso di ragionarci.
                  dici delle cose che non hanno alcuna logica e anche false:
                  1) la Resistenza ha combattuto i fascisti ma anche e soprattutto i nazisti che occupavano l’Italia;
                  2) fascisti ce n’erano in Sardegna come nel resto d’Italia, non mi sembra che i sardi siano mai stati immuni da quella brutta ideologia.
                  anzi, forse perchè in Sardegna non c’è stata in realtà Resistenza perché da qui i tedeschi sono andati via quasi senza combattere, molti (troppi) sono rimasti con un’idea del fascismo tutto sommato positiva e si è creato meno che da altre parti, dove la Resistenza ha dovuto combattere davvero e dove la guerra ha fatto molte più vittime, un sentimento antifascista diffuso e generalizzato;
                  3) ciò nonostante moltissimi sardi hanno combattuto al nord con la Resistenza, spinti da ideali decisamente più nobili dei tuoi;
                  4) quest’idea della Sardegna e dei sardi “fuori” dall’Italia, dal fascismo, dalla Resistenza, non so proprio da dove l’hai presa, ma mi sa che ci credi solo tu.

                  che la Sardegna sia una nazione a sè è una rispettabilissima idea, ma mi sa molto poco condivisa, forse anche perché molto lontana dalla realtà.
                  tutti i popoli hanno diritto all’autodeterminazione, certo, ma mi sembra, per fortuna, che il popolo sardo abbia molto più buon senso di voi indipendentisti e nel suo diritto di autodeterminazione sia d’accordo ad essere parte integrante dell’Italia.
                  tu confondi i governi con i popoli:
                  se c’è stato un governo fascista in Italia, questo non significa che gli italiani fossero tutti fascisti.
                  se la Sardegna ha subito e subisce delle politiche che non esito a riconoscere come colonialistiche da parte dei governi o dei c.d. poteri forti italiani, il problema non è l’Italia, sono questi poteri.
                  e allora il popolo italiano nel suo insieme, comprendendo quindi i sardi al suo interno, deve combattere questi governi e questi poteri per realizzare tutti insieme una società più libera, più solidale, più giusta , una società in cui tutti possano sentirsi fratelli, anzichè pensare che rinchiudendosi in piccoli egoismi e particolarismi si possano risolvere i problemi.

                  • Felice Castelli says:

                    p.s.: non so perchè, ma il mio commento compare come “Anonimo”, deve essermi sfuggito qualcosa.
                    ma penso si fosse capito che era mio … 😉

                  • Daniele Addis says:

                    Anonimo, ti vedo molto aperto ad accettare punti di vista diversi dal tuo e ad attribuire cose false che il tuo interlocutorno non ha mai detto… dando pure patenti di logica sulla base di tue personalissime elucubrazioni.
                    Insomma te la canti e te la suona mancando assolutamente di onestà intellettuale in quanto:
                    1) Non ho negato che la resistenza abbia combattuto pure i nazisti, visto che questi erano alleati dei fascisti e pure occupanti. Non ho detto infatti che la resistenza non sia servita a niente, come tu sembri attribuirmi molto disonestamente… ma te lo sei inventato di sana pianta nella tua convinzione di avere la verità assoluta, quella da sussidiario balilla;

                    2) Che cavolata immane che hai sparato… infatti nelle regioni del nord in cui vi è stata la resistenza i fascisti e pure xenofobi prendono pochi voti, giusto perché là c’è stata la resistenza. Maestro di logica, mi inchino al suo cospetto, chapeau. Poi certo che il fascismo c’è stato anche in Sardegna, nelle sue gioiose fantasie mi attribuisce per caso anche di aver sostenuto il contrario?

                    3) Bella la strumentalizzazione della storia per costruirsi i castelli patriottardi. Ma certo caro che molti sardi hanno combattuto al nord con la resistenza, non ho negato nemmeno questo. Erano là, Ryanair purtroppo aveva terminato i biglietti e cosa potevano fare? In guerra si combatte e loro che erano già là combattevano o con gli uni o con gli altri. E poi sono andati anche tanti americani a combattere per liberare l’Italia e pure tanti inglesi (pensa che erano pure più dei sardi, ma guarda un po’).

                    4) Queste elucubrazioni mentali che lei mi attribuisce sono solo il frutto di un suo fantasioso pregiudizio derivante dall’indottrinamento patriottico che la porta a semplificare i ragionamenti che si discostano anche di poco da quelli dei sussidiari della scuola italica. A me dispiace, ma il problema è suo.

                    Che la Sardegna sia una nazione non è un’idea, è un fatto sancito dallo statuto nel momento stesso in cui parla di popolo sardo. Se l’anonimo controllasse bene sono sicuro che pure nel sussidiario troverebbe anche là magari una definizione decente di nazione, potrebbe facilmente scoprire che laddove vi è un popolo vi è anche una nazione, con o senza stato poco importa.

                    La conclusione poi è da fantapolitica ultraretorica e strappalacrime che francamente non fa altro che suscitare tenerezza talmente è staccata dalla realtà dello stato italiano. Poi sono gli indipendentisti a essere irrealisti. Quello che questi nazionalisti italici non capiscono e probabilmente mai capiranno, nelle loro semplificazioni mentali che li portano spesso ad attribuire all’interlocutore delle castronerie che evidentemente si sognano credendole però reali, è che chi vuole l’indipendenza della Sardegna vuole aprirsi al resto d’Europa e del mediterraneo, al contrario degli elemosinanti che non fanno altro che recriminare l’aiuto italiano scodinzolando come un bravo cagnolino ad ogni minimo segno di considerazione.
                    Io mi voglio sentire fratello con gli italiani, i francesi, gli spagnoli, i tedesci e tutti gli altri allo stesso modo.
                    La fratellanza morbosa che sfocia nella sudditanza necrofila (che si basa a mo’ di ricatto morale sul sacrificio selettivo di alcuni che vengono strumentalizzati a fini nazionalistici) la lasciamo ai sudditi con il paraocchi.

                    • Felice Castelli says:

                      Daniele,
                      norincazzisti, come si dice dalle mie parti … 😉
                      come ho detto sopra e come sicuramente avevi capito, l’Anonimo sono io e solo per errore non è comparso subito il mio nome.
                      io non ti conosco e non ho alcun interesse a litigare con te.
                      stiamo discutendo delle nostre idee (diverse ma entrambe rispettabili, io credo) e a me piace questa occasione di fare riflessioni ed esporle in pubblico.
                      questo serve probabilmente più a ciascuno di noi a focalizzare il proprio pensiero, piuttosto che a convincere l’altro (tempo perso a quanto pare … 😀 😀 😀
                      io continuo la discussione, ma se non ti va piantiamola lì … 😉
                      1) non avrai negato esplicitamente che la Resistenza (si scrive con la maiuscola … 😉 ha combattuto i nazisti, ma hai posto l’accento sul fatto che “… in tutte le famiglie si potranno trovare tanti che hanno combattuto contro e tanti che hanno combattuto per il fascismo, ma erano entrambi italiani.”
                      una visione a mio parere piuttosto limitata della questione:
                      dalle tue parole sembri voler archiviare tutto sotto la voce “bisticci fra italiani che non riguardavano i sardi”.
                      è un fatto storico invece che anche i sardi abbiano partecipato insieme agli altri italiani, nel bene e nel male, dalla parte giusta o da quella sbagliata, a quel momento di storia italiana.
                      sussidiario balilla … questa è offensiva, detta con il solo scopo di volermi offendere.
                      l’equazione fra sostenitore dell’unità d’Italia e fascista è talmente sbagliata che non replico nemmeno.
                      2) la tua conoscenza della realtà del sentimento popolare antifascista nel nord e centro d’Italia deve essere piuttosto limitata.
                      non è che se c’è ancora qualche fascista o se ora c’è la Lega Nord (che è una cosa diversa e che merita un discorso a parte) questo dimostra che quel che dico sia per forza sbagliato.
                      permettimi di portarti la mia testimonianza personale:
                      al di là del fatto che ci siano dei fascisti o delle persone di destra nel nord Italia (cosa normale: i sopravvissuti e gli eredi dei fascisti di allora hanno anche loro il diritto di avere le loro idee e di piangere le loro vittime di guerra, non c’è stata per fortuna nessuna epurazione dopo la Liberazione) posso assicurarti che nella maggior parte della popolazione, quantomeno in Valle d’Aosta e in Piemonte, le zone che io conosco meglio, l’atteggiamento verso il fascismo è MOLTO diverso da quello che percepisco qui in Sardegna.
                      al centro-nord c’è una condanna definitiva e senza appello che qui in Sardegna io sento invece mancare.
                      io ho sempre interpretato questo come frutto, come dicevo, del fatto che qui in Sardegna non c’è stata vera guerra partigiana, i fascisti e i nazisti hanno fatto in realtà pochi danni e invece, al contrario, per esempio vengono ricordati i bombardamenti fatti dagli Alleati.
                      su in Valle d’Aosta e in Piemonte è diverso, te lo posso assicurare, al di là della presenza dei nostalgici o dei leghisti che con loro si alleano.
                      ci sono state talmente tante vittime, la popolazione ha visto e toccato con mano talmente tanti delitti e cattiverie perpetrati dai fascisti, ci sono talmente tanti monumenti ai caduti, celebrazioni della lotta partigiana di Liberazione, etc., che il sentimento popolare, per dirla con Battiato, anche nelle persone di destra, è per la massima parte chiaramente e indubitabilmente antifascista.
                      poi potremmo discutere di questo sentimento nelle nuove generazioni, a più di 65 anni da quei fatti, ma è un altro discorso.

                      e questa non è una “cavolata immane” come dici, permetti:
                      il mio non è un ragionamento “logico”, è la mia personale percezione di un reale fenomeno sociale.
                      poi tu fai pure i ragionamenti astratti che vuoi, ma non pensare che ti portino alla verità.
                      3) a me sembra molto diverso il ruolo e l’atteggiamento degli americani che sono venuti ad aiutarci nella guerra di Liberazione da quello dei sardi che, insieme e al pari degli altri italiani, combattevano per la libertà della loro terra.
                      o degli inglesi che combattevano per la libertà europea e per la difesa della loro patria dai tentativi nazifascisti di conquista e che per ricacciare questi ultimi a casa loro sono passati anche dalla Liberazione dell’Italia …
                      poi tu vedila come vuoi, ma non negare le realtà storiche, sei offensivo innnanzitutto nei confronti dei sardi che hanno combattuto per la libertà dell’Italia.
                      (p.s.: questi saranno pure discorsi retorici, ma con le tue minimizzazioni e interpretazioni molto personali delle realtà storiche mi ci porti proprio … 😉
                      4) io non credo di avere nessun problema …
                      tu pensala come ti pare, io rispetto le tue idee, anche se mi sembra che tu non rispetti le mie.
                      quando ti mancano gli argomenti tu insulti e basta, tutto il tuo punto 4 è solo una sequela di insulti, e siccome non mi sembra produttivo risponderti per le rime, ora lascio perdere. 🙁

                    • Daniele Addis says:

                      Felice, quando ho scritto il commento di risposta pensavo veramente che fosse un anonimo perché tra i nuovi commenti approvati ce ne era uno in cui apparivi con nome e cognome e poi questo da anonimo, quindi mi sembrava strano che questo problema lo avessi avuto solo rispondendo a me. Comunque ok, ora è chiaro.

                      Di solito mi altero quando mi si attribuiscono cose che non ho mai detto nè pensato, tipo la litania del passato mitico della Sardegna tipo shardana o arborea padroni del mondo. È vero che diversi indipendentisti fanno leva su queste forzature storiche (o cavolate), ma è altrettanto vero che ci sono molti più unionisti che attribuiscono la Sardegna all’Italia in base alla sfera di influenza e commerciale delle repubbliche marinare, e questa scusami è una cavolata altrettanto grossa. E non è nemmeno la più grossa visto che ci sono quelli che la attribuiscono in quel modo in base alle conquiste dell’impero romano o al fatto che il sardo È una lingua che deriva dal latino… di conseguenza pure Spagna e Francia dovrebbero essere italiane.

                      1) Guarda, tu la potrai ritenere una visione limitata, ma io contesto semplicemente l’uso strumentale di una guerra che ha coinvolto mezzo mondo per attribuire insindacabilmente un popolo a un altro. Poi continuare a elencare quanti moti vuoi, ma io l’appartenenza a una nazione non la fondo su quello e trovo francamente assurdo che alla domanda “Perché la Sardegna È Italia?” si risponda “perché dei sardi sono morti per l’Italia”. È questo che io chiamo necrofilia e ricatto morale di bassa lega e staccato da ogni logica.

                      2) Tu conoscerai la valle d’Aosta e il Piemonte, io conosco la Lombardia (con 10 milioni di italiani, quindi piuttosto rappresentativa) e ti posso assicurare per esperienza personale che la condanna del fascismo è tutt’altro che netta. Ovviamente ci sono quelli che lo ripudiano, ma non è per nulla raro trovare quelli che lo rimpiangono e questo molto più che in Sardegna. Però nel momento in cui dici che quella è la tua personale percezione, ok, non ho difficoltà ad accettarlo, ma non capisco dove vorresti arrivare, a parte rimpiangere che in Sardegna non ci siano stati i massacri e la guerra civile del nord italia, cosa che francamente mi fa orrore.

                      3) Combattevano tutti per la liberazione dal nazifascismo visto che si trattava di una guerra mondiale. Non mi interessa distinguere tra morti migliori e morti peggiori. Onore a loro e a chi si è sacrificato, ma il ricatto morale dell’appartenenza a una nazione sulla base di un sacrificio in una guerra di 65 anni fa non attacca e lo trovo un fondamento assurdo, di bassa lega e offensivo dell’intelligenza altrui. Questo non vuol dire che tu non ti possa sentire italiano perché tuo nonno è morto per l’italia, sono affari tuoi personali. È il dire agli altri che dovrebbero avere questa stessa tua motivazione che non regge e io, ribadisco, non fondo la mia appartenenza nazionale sulla necrofilia o sul culto dei morti.

                      4) Il punto 4 era diretto verso un anonimo.

                  • Alessandro Mongili says:

                    Beh, che la storia del fascismo in Sardegna sia diversa da quella del resto d’Italia l’ha mostrato già Emilio Lussu in “Marcia su Roma e dintorni”, che penso tutti abbiamo letto. Poi che fra i sardi ci siano molti fascisti è indubbio, bastava andare in giro per Cagliari nella “Giornata particolare” del 17 Marzo per rendersene conto, o ricordarsi di quello che scriveva Antonio Pigliaru sul “naturale fascismo della borghesia sarda”

  18. @ Felice: guardi che l’indipendentismo non è isolazionismo o chiusura ma il contrario.
    Io mi vergogno di essere cresciuto in una scuola italiana che da piccolo non mi ha neppure insegnato l’inglese, il sardo e neppure la storia del mio territorio. Ho dovuto colmare tardi questi limiti.
    Le nazionalità, a differenza delle cittadinanze, non si possono imporre. Io da indipendentista mi sento Sardo ed Europeo, ma provi lei a dire ad un francese che deve festeggiare l’unità d’Italia, avrà la stessa reazione di un indipendentista Sardo, o la reazione del presidente della provincia autonoma di Bolzano Durnwalder. Uno può anche solidarizzare a festeggiare un altro popolo, ma ciò non significa che la nazione sia la stessa.
    Oppure provi a dire ad uno scozzese o ad un catalano che festeggiare l’unità del loro stato centrale (che spesso ne intermedia cultura ed economia) è campanilismo..si faranno grasse risate…

    Forse come indipendentisti festeggeremo questo Stato quando riconoscerà seriamente che esistono delle minoranze con specifici problemi, piuttosto che negare tutto con una retorica patriottarda in stile ottocentesco.

    • Felice Castelli says:

      Adriano:
      io l’inglese l’ho imparato a scuola, a Cagliari.
      il sardo, anzi il casteddaio, l’ho imparato per strada, giocando con gli altri bambini, visto che in famiglia ovviamente non si parlava.
      e parlavamo in francese, neanche in italiano o men che meno in patois valdostano (che pure capisco).
      ma quale “sardo” insegneresti nelle scuole?
      il campidanese?
      il logudorese?
      o il gallurese?
      e gli algheresi forse avrebbero anche loro qualcosa da dire …
      io quando a 30 anni ho lavorato per un periodo al Comune di Quartu ci ho messo diversi mesi a “sintonizzarmi” sulla parlata di gente che abitava sulle opposte sponde del Molentargius!
      si parla del sassarese come un ceppo se non autonomo quantomeno con le sue peculiarità …
      il problema del sardo è che non è una lingua unitaria, è troppo frammentario, non ha una letteratura e grammatica consolidata, non viene parlato davvero in pubblico …
      è un dialetto, anzi un insieme di dialetti come tanti altri in Italia.
      questo è un argomento lungo e complesso, con ragioni da tutte le parti, ma sinceramente io sono più che contento che l’italiano ci unisca tutti, sardi e valdostani, siciliani e friulani, toscani e napoletani, campidanesi e logudoresi …
      come sono contento di conoscere il francese e l’inglese e di studiare il cinese, cosa che sto facendo in questi mesi.
      è una battaglia di retroguardia quella sui dialetti.
      per me conta QUELLO che dici, molto meno COME lo dici.

      i francesi festeggeranno l’unità di Francia (anche se non mi sembra che ne abbiano poi così bisogno, data la loro forte identità nazionale) e l’unità d’Europa, che c’entrano con l’Italia?
      e non mi sembra che i sud tirolesi siano un esempio così interessante da seguire, gente che sputa nel piatto dove mangia.
      sono d’accordissimo che le minoranze abbiano tutti i diritti di essere tutelate, di avere i loro spazi, ma meglio uniti che divisi.
      se gli indipendentisti sardi si riconoscono invece in argomenti da leghista, in egoismi meschini o in prevaricazioni del più forte sul più debole, in distinzioni fra “noi” e gli “altri” (“is strangiusu”, appunto …) io non sono per nulla d’accordo con loro.
      io sono ancora al “Liberté, Égalité, Fraternité” della rivoluzione francese, motto bellissimo ancora da realizzare pienamente.

      e dubito fortemente che come dici tu “l’indipendentismo non è isolazionismo o chiusura ma il contrario”: l’impressione che ne ho io, invece, è proprio quella …
      ripeto: a me piace pensarci come appartenenti ad un’unica razza, quella umana.

  19. Daniele G says:

    Unità sì, Risorgimento proprio no. Quest’ultimo che lo festeggino i massoni.

  20. Felice Castelli says:

    io sono nato ad Aosta, di madre valdostana e padre piemontese, mia nonna paterna era svizzera. risalendo ancora ho antenati tedeschi, francesi, probabilmente africani e sicuramente ebrei.
    abito in Sardegna da 40 anni (ora ne ho 46) e ho fatto qui tutti i miei studi, mia moglie è sarda (ma anche lei ha antenati “italiani”, toscani per la precisione) e i miei figli sono nati qui a Cagliari.
    secondo voi come mi dovrei sentire?
    ditemelo voi, cari “indipendentisti” sempre pronti a rinnegare l’identità comune di italiani.
    io so solo due cose:
    che mi firmo “Felice Castelli, ingegnere – Cagliari” e che, nonostante e anzi forse proprio perchè vengo anch’io da una “piccola patria” parte di una patria più grande, festeggerò l’unità d’Italia.
    come so che festeggerei l’unità d’Europa e ancor più quella di un mondo in pace in cui non ci siano più queste stupide distinzioni etniche e nazionaliste ma un’unica razza, quella umana a cui tutti apparteniamo.
    ah, no, so anche un’altra cosa:
    che con tutto il bene che voglio alla Sardegna a ai sardi (ed è molto, vi assicuro) in fondo in fondo per voi resto sempre “unu strangiu”, uno straniero, e ho ancora difficoltà a sentirmi davvero accettato come uno di voi … 🙁
    spero almeno lo saranno i miei figli …

    ciò detto, bravo Vito, bella la tua idea, cercherò di venire mercoledì! 🙂

    • Mi trovi pienamente d’accordo sulle tue parole sopra l’Europa. Viva l’Europa unita!

      un saludo

    • Marco P says:

      ma infatti è fuorviante impostare il discorso sul piano etnicistico. E’ Sardo chi si ritiene parte della comunità sarda. Credere o meno nell’indipendentismo rienta invece nell’idea di presente o futuro che si immagina per questo popolo, o comunità che dir si voglia.
      Durante la campagna elettorale per le scorse regionali ci fu chi, a sinistra (sic!), insinuava dubbi sulla sardità di Cappellacci ironizzando meschinamente sul suo cognome che non reggeva il confronto con un SORU. Mi sono vergognato di questo.
      Cappellacci, d’altro canto, cercò di difendersi molto maldestramente da queste accuse ricordando a tutti che suo babbo era sardo, suo nonno era sardo, e così il nonno di suo nonno. Materno o paterno? entrambi? non lo specificò, considerando certo una debolezza e una mezza ammissione agli occhi dei suoi detrattori il riconoscere di avere qualche ascendente non nato in sardegna. Disse invece che suo nonno materno partecipò alla scrittura dello statuto sardo. Chiuse con una enfatica domanda retorica: Allora, sono sardo o no???
      Gli avrei voluto rispondere: – pezzo d’asino che non sei altro! a me non frega nulla di dove è nato tuo babbo o tuo nonno, cosa si sentivano di essere, ” quanto sangue sardo” scorre nelle tue vene, se il tuo cognome finisce o meno con la U! A me interessa sapere CHI SEI tu!

    • Mossad says:

      Bellissime parole Felice. Ed è bello anche avere tue notizie. Gli ultimi ricordi che avevo erano quelli dei vostri concerti…

      • Felice Castelli says:

        Mossad, non ti riconosco dal nickname …
        se ti va mi trovi su facebook 🙂
        p.s.: bei tempi quelli di Mondaufgang … 😉

        • Mossad says:

          sono il fratello di serenella…
          facebook? per un bel pezzo meglio farne a meno, ho brutte esperienze.
          ma ci ritroveremo, ne sono sicuro

  21. Io sono europeo, italiano e sardo! e giovedì festeggerò con i miei colleghi erasmus l’anniversario della nascita dell’Italia!

    Il problema vero della nostra amata Sardegna sono i suoi abitanti, la loro arretratezza in tutti i campi e l’incapacità di stare uniti! il “pocos locos y mal unido” è vero!

    In questo momento la sola idea di una costituzione scritta dai sardi mi fa tristemente scoppiare in una sonora risata, da chi la volete far scrivere? da Doddore o senza andare troppo sul ridicolo dai vari esponenti dell’irs che alla festa del partito a Cagliari esibivano orgogliosi striscioni in inglese???
    mentre nel palco si facevano paragoni tra l’indipendenza del Senegal e la Sardegna…

    Veramente pensate che la colpa dei mali della Sardegna sia il governo centrale? o non è forse odiernamente colpa di un presidente di regione senza spina dorsale?
    Forse invece di guardare troppo in là nel futuro di una eventuale indipendenza sarebbe più semplice rimboccarsi le maniche e far funzionare la regione le città i paesi.

    un saludo

    • Marco P says:

      Ecco qua! Viva i luoghi comuni! Come di consueto si finisce col passare da un estremo all’altro: la colpa è degli Italiani colonialisti.. Ma no, il problema sono i sardi (hai citato Cappellacci, guarda un po’) arretrati, incapaci di qualunque cosa, figuriamoci se saprebbero scrivere una costituzione! e per rafforzare la tesi si cita Doddore che ha la terza media..
      La società sarda ha risorse umane, personalità e competenze che sarebbero tecnicamente in grado di dare una carta costituzione moderna ed avanzata al popolo sardo.. E’ solo -si fa per dire- questione di volontà politica, di spinta ideale. Su un punto hai ragione. E’ inutile guardare troppo in la quanto questo popolo non ha neppure la forza di darsi un nuovo statuto, di occuparsi della rinegoziazione dei rapporti con lo stato di cui oggi fa parte

      • So benissimo che sono luoghi comuni ed infatti ho citato il classico “pocos locos y mal unido” ma per me son ahimè e ahinoi, veri.
        Questo è il commento che mi sono sentito di fare con le conoscenze e le esperienze che ho fatto e ho vissuto.
        Non mi sembra che lo Stato centrale abbia avuto in questi anni il coltello dalla parte del manico eppure le umiliazioni sono state molte e evidenti e mi chiedo è solo colpa loro o è colpa di chi in gran parte gli ha lasciato fare quello che voleva?

        Il mio pensiero voleva essere una risposta a chi parla di indipendenza come la risoluzione di ogni problema, io non ci credo!!!

        La parte su Doddore era sarcastica, lo era meno l’indicazione sui dirigenti di irs o ex irs che ho avuto modo di sentire più volte anche su youtube. Frasi del tipo “la Sardegna dovrebbe vivere dei suoi prodotti” ti fanno pensare che forse è meglio che si dedichino ad altro.

  22. graziella says:

    ci sarò e farò pubblicità. ottima idea :-))
    graziella

  23. Nell’ordine, a Soviet, a Mongili e a Biolchini: non capisco per quale motivo i Sardi non possano munirsi di una Costituzione migliore, dopotutto quella italiana all’art.117 ci impedisce persino di controllare i Beni Culturali. Ci vorrebbe quindi parecchio coraggio nel difendere qualcosa che ci danneggia e che bisogna RIFORMARE.

    D’accordo in linea generale con Mongili.

    Rispetto comunque per la posizione di Biolchini, ognuno è libero di sentirsi ciò che crede, anche a prescindere dai danni (fatti e non fatti) dallo Stato che contiene la nazionalità predominante. Ma l’indipendentismo, eccetto alcune frange, non denuncia questo sentire della popolazione perché non fa lo stesso errore dello sciovinismo retorico italiano. Ci deve essere infatti rispetto reciproco. Io non festeggerò, sarà una giornata come tante altre e forse non positiva per chi ha impegni e per tutte le attività commerciali che rimarranno chiuse.
    Io mi sento anche europeo e cittadino del mondo, ma con questa Costituzione che non riconosce la mia identità è ben difficile poterlo esprimere nei diritti di base di un cittadino, tra cui quelli di sentirsi parlare in Sardo dalle istituzioni e dalla macchina pubblica nel suo complesso.

    • silvia says:

      Probabilmente saremmo in grado di darci una costituzione migliore. Per ora il fatto che il controllo dei beni culturali non sia in mano alle istituzioni locali ha fatto sì che Tuvixeddu sia tutelato dal Codice Urbani e non deturpato dagli “accordi” tra costruttori privati e istituzioni locali (che, come sappiamo, hanno in mente solo il bene del paesaggio e dei beni storico artistici, come l’Anfiteatro o “sa cruxi” di p.zza Sorcinelli, appena scampata al massacro grazie alla Sovrintendenza, organo periferico dello Stato). Quanto alla lingua sarda nei pubblici uffici: ci è permesso usarla, è un nostro diritto (e se la memoria mi funzionasse potrei anche citare la legge). Ma non c’è bisogno di una legge per parlare la “propria” lingua (p. e. in Veneto si parla dialetto ovunque, senza che ci sia una legge di tutela). Purtroppo molti sardi non conoscono la lingua o fanno finta di non conoscerla per eccesso di snobismo (o ignoranza). E purtroppo nessuna legge può cambiare i cervelli delle persone…

    • Banana says:

      è l’identità il problema della Sardegna e dei sardi, sì sì…

  24. Banana says:

    io sono casteddaio nato da genitori casteddai. ma mio nonno paterno era di rovigo e venne in sardegna negli anni 30 per cercare lavoro. per quanto mi senta molto più sardo che italiano e odi la retorica patriottica, per me il 17 marzo è una festa importante. non riesco a immaginare cosa sarebbe oggi la nostra Isola, pur con tutti i crimini, le negligenze e gli errori di questi 150 anni.

  25. VITOOO !!! Hai visto la campagna pubblicitaria della Regione per il 17? Campeggia sul sito della Nuova Sardegna.
    Lo slogan è: Sardi e Fratelli d’Italia. Dal sandalo allo stivale ……….. passando per lo spaccatroddio

  26. Alessandro Mongili says:

    Io non festeggerò. La difesa della Costituzione, l’Antifascismo sono una cosa seria, e non possono essere messi assieme a questa ondata patriottarda e smemorata. Smemorata rispetto a che cosa è stata l’unità d’Italia per la Sardegna e per il suo stato di dipendenza strutturale (scusate l’antigorio dei termini). Poi ognuno è libero di ballare sul Titanic che preferisce, per carità, e celebrare quello che vuole, per carità ma anche po caridadi.
    La scelta dei sardo-italiani è odiosa in quanto etnicista. Siamo tutti sardi (e altro, italiani, europei, donne, uomini, appassionati di kite-surfing, e via con le molteplici identità che ci raccontiamo) al di là delle origini, perché apparteniamo alla medesima comunità politica e di destino (nel caso del nostro essere anche italiani, perché siamo cittadini della Repubblica, non certo perché abbiamo il nonno piemontese, mediocre fantasia non a caso ricorrente in molti sardi per “nobilitare” le proprie origini). Focalizzando la festa su chi non ha origini sarde state compiendo un atto pericoloso, in quanto date consistenza etnica a un’appartenenza che sinora si definiva solo per la cittadinanza comune. In una parola, svelate quello che proprio gli indipendentisti paventano: il fondamento solo-etnico (italiano) dello Stato unitario e la sua alterità rispetto ai Sardi-Sardi. Insomma, non potevamo essere italiani anche in quanto sardi e solo perché cittadini? Evidentemente era una presa in giro.
    Infine, tutte queste storie non intaccano il Partito Dominante, cioè politicamente non mi servono a nulla, ma anzi tutto questo neorisorgimentismo porta all’esaltazione dello Stato, non certo della sua Costituzione democratica, e le due cose sono molto distinte. Cose che il Partito dominante finisce per apprezzare. Peraltro, a mio parere, noi dovremmo difendere i principi democratici universali sempre e comunque, a prescindere dal fatto che siano contenuti in una Costituzione come la nostra (bella, ma non il Nuovo Testamento. Peraltro, a leggerla, anche la Costituzione sovietica era molto bella).
    A tutti, consiglio la lettura di quello che scrivono gli storici seri, anche per uscire da questo clima infantile e sciocco da sussidario delle elementari in cui stiamo regredendo, incapaci di proporre una >Nuova Italia che non genere un nuovo fascismo ad ogni generazione, magari forse perché la costruzione unitaria fa acqua da tutte le parti. Per esempio, il maggior storico del Risrgimento italiano, Banti:
    http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/03/articolo/2402/

    • ténit arrexoni o su profesori! biri totus cussas banderas a trescoloris mi fait benni s’allergía…
      una cosa est sa “Resistenza”, una cosa est sa Costituzioni de sa Repúbrica italiana e un’atra cosa est su “Risorgimento”, amesturai totu no fait beni a nemus… con custu no bollu nai ca su ki at apariciau sa CGIL est unu matzamurru, nossi! antzis, po sa genti cumbidada at essi una cosa stravanada.
      Po nai, mi parit ca a Diablo sa kistioni indipendentista dd’est praxendi (in s’urtimu discu de is Sikitikis nc’ant postu s’arburi de Arbaré…)…

  27. Soviet says:

    Ma non è troppo piccola la sede di viale Monastir per una manifestazione di questo tipo? (Per di più con l’ingresso gratuito…).
    Io credo che i festeggiamenti per l’unità d’Italia poco abbiano a che fare col Risorgimento e molto con la difesa della Costituzione e con l’Italia di cui andare fieri, quella nata dall’altro periodo che inizia per “R”, la Resistenza.
    E’ forse vero che le idee indipendentiste iniziano a fare presa, anche perché gli stati nazionali con l’Unione europea contano sempre meno, ma dubito che la Sardegna, anche da indipendente, possa darsi una Costituzione migliore di quella che abbiamo già come Italiani.
    Io festeggerò da Sardo e da Italiano.

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