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L’idiozia nei giornali, Paolo Figus e l’Anfiteatro romano

L’Unione Sarda di oggi, nella pagina della Cultura, abbandona per un attimo le interessanti vicende di Ken e Barbie (già opportunamente riferite qualche giorno fa) per informarci del nuovo incontro sull’idiozia organizzato ad Oristano da Filippo Martinez. Il tema era quello dell’idiozia nei giornali.

Immagino dunque con quanto disappunto i due relatori (Giorgio Pisano dell’Unione Sarda e Manlio Brigaglia della Nuova Sardegna) abbiano letto l’editoriale pubblicato oggi in prima pagina dal quotidiano cagliaritano a firma del direttore Paolo Figus (uno specialista del settore; dei beni culturali, intendo), e dal titolo “L’Anfiteatro deve continuare a vivere: la polemica sulla struttura lignea”.

Se solo Figus lo avesse scritto, che dico, anche solo una settimana fa, l’incontro di Oristano sarebbe salito di livello. Ma non dubito che lavorando alacremente sugli archivi dell’Unione, i due relatori abbiano trovato qualcosa all’altezza dell’editoriale di oggi.

In effetti, Figus aveva già messo a dura prova la sua traballante conoscenza della lingua italiana (“Povera Sardegna. E l’aggettivo povera dovrebbe essere ripetuto due, tre, un numero infinitesimale di volte”, scrisse in prima pagina il 26 luglio 2009) trattando il tema dell’Anfiteatro, sempre in prima pagina, nell’editoriale del 16 settembre del 2007.

Anche il pregevole pezzo offerto oggi ai lettori merita di essere divulgato. Infatti ve lo ripropongo integralmente, anche se da me opportunamente chiosato (per Figus, “Chiosare: breve spiegazione di parola o passo difficile”).

***

L’Anfiteatro deve continuare a vivere: la polemica sulla struttura lignea
di Paolo Figus

Il 4 luglio del 2000, con un concerto di Lorin Maazel, esordì a Cagliari il nuovo Anfiteatro, quello, per intenderci, con la sovrastruttura lignea. E da quell’estate del 2000 iniziarono le polemiche con due schieramenti ben distinti: giuste o no le gradinate in legno? Giusto o no rendere fruibile un monumento storico, simbolo della città?
Sbagliato: le polemiche iniziarono prima dell’estate, il 12 marzo del 2000, quando la stessa Unione Sarda arrivò a criticare in un suo articolo la nuova sistemazione in legno titolando “Ma il look snaturerà l’antico monumento”. E’ sbagliata anche la data citata: Maazel inaugurò l’Anfiteatro il 7 luglio non il 4.

La decisione della sovrastruttura fu adottata dal Consiglio comunale di Cagliari, sindaco Mariano Delogu. E i denari arrivarono dalla Regione, grazie alle quote rimaste dai fondi per il Giubileo.
Sbagliato: dei sei miliardi e mezzo utilizzati per realizzare le gradinate lignee, tre arrivarono dallo Stato con i fondi del Giubileo, i restanti dalla Regione.

Una scelta adeguata? Bisogna ricordare che l’Anfiteatro, dopo un periodo di splendore alla fine degli anni’50 e ’60, era diventato un immondezzaio.
Sbagliatissimo: già dal 1982 gli spettacoli dell’Ente Lirico erano tornati all’Anfiteatro. Sia le opere liriche che alcuni memorabili eventi (come il concerto di Ray Charles e la Carmen di Peter Brook) furono rappresentanti nel monumento. Questo perché l’anfiteatro non è mai stato un immondezzaio.

C’erano gli spettacoli estivi, il pubblico si arrangiava con le sedie e con le tribunette in tubi Innocenti, che poi venivano di volta in volta smontate e rimontate. Ma, per sgombrare il campo dalle numerose leggende metropolitane che in questi anni sono state raccontate, bisogna dire che la sovrastruttura in legno non ha mai coperto i gradoni originali, per il semplice motivo che quei gradoni non esistono più.
Cooooosa?? I gradoni originali scavati nella roccia invece esistono e sono visibilissimi a tutti! Che ignoranza!

La parte centrale dell’Anfiteatro è andata distrutta; i massi, nel Medio Evo, sono stati portati via dai conquistatori, i pisani, i bizantini, gli aragonesi, che utilizzarono l’Anfiteatro come cava per le loro fortificazioni.
Sbagliatissimo: la parte centrale dell’Anfiteatro è l’arena, da anni sepolta dalla platea, nonostante il Comune si fosse impegnata a smontarla insieme al palco alla fine di ogni stagione degli spettacoli.

Mariano Delogu prima ed Emilio Floris poi hanno sempre difeso la struttura in legno, come solo pochi giorni fa l’ha difesa Mauro Pili con il suo movimento Unidos.
Omissivo: Delogu e Floris hanno sempre difeso l’Anfiteatro ma non le Soprintendenze archeologiche e paesaggistiche che già dall’ottobre del 2000 (undici anni fa!) hanno chiesto al Comune di smontare tutto. E la legittimità questa richiesta è stata ribadita dal Tar che nel febbraio del 2006 ha rigettato il ricorso presentato dal Comune.

L’Anfiteatro dà lavoro a 500 persone per quattro mesi l’anno, è il secondo spazio italiano per presenze, in dieci anni si sono contati un milione e mezzo di spettatori, secondo solo all’Arena di Verona, che però di posti disponibili ne conta diecimila, e non 4.500.
Numeri tutti da verificare forniti da Sardegna Concerti, la società che dal 2004 e senza bando gestisce gli spettacoli nel monumento. Per questo i responsabili di Sardegna Concerti sono sotto inchiesta da parte della Procura di Cagliari.

E chi difende la sovrastruttura lignea sottolinea che sotto il Partenone, ad Atene, in un anfiteatro simile al nostro, si fanno spettacoli di eccezionale livello.
Risibile: gli spettacoli di livello e di richiamo internazionale a Cagliari erano le opere liriche, che però non si rappresentano all’Anfiteatro da ben undici anni.

E non bisogna scordare il teatro di Taormina o quello di Verona, violato da innumerevoli cartelloni pubblicitari.
Patetico: in effetti, un cartellone pubblicitario fa gli stessi danni di poderose strutture lignee per ancorare le quali nel nostro Anfiteatro sono state realizzate ben “44 perforazioni nel manufatto archeologico”.

Un anno fa, la Sovrintendenza ai Beni archeologici ha stabilito che quel legno deve essere levato.
Sbagliato: la richiesta della soprintendenza archeologica è addirittura dell’ottobre di undici anni fa! Qualche mese fa il soprintendente Minoja ha avvisato il Comune che non autorizzerà nessun spettacolo all’Anfiteatro. Il Codice Urbani prevede infatti che ogni singolo spettacolo che si tiene in un’area archeologica deve essere autorizzato dalla soprintendenza. E questo nuovo sovrintendente, a differenza del suo predecessore Santoni, il Codice Urbani lo vuole rispettare.

Il Comune si è sempre opposto.
Sbagliatissimo. Nella persona del sindaco Floris, il Comune di Cagliari ha annunciato per ben quattro volte lo smontaggio delle tanto contestate gradinate lignee: il 25 giugno 2002, il 6 maggio 2004, il 27 maggio 2005 e 6 maggio 2007. Rimangiandosi poi sempre tutto.

L’assessore alla Cultura Pellegrini solo quest’anno ha cambiato idea optando per l’azzeramento degli spettacoli.
Sbagliato: Pellegrini afferma di aver cambiato idea alla fine della scorsa stagione estiva. Non solo: il mese scorso ha scritto a tutte le organizzazioni di spettacolo cagliaritane diffidandole dal mettere in vendita biglietti per spettacoli programmati la prossima estate.

Ma bisogna mettere nel conto che i maggiori artisti italiani e internazionali se vengono a esibirsi a Cagliari lo fanno solo se hanno come cornice l’Anfiteatro.
Ridicolo: solo per fare un esempio, il 9 luglio dello scorso anno Fiorello si è esibito alla Fiera. O Sardegna Concerti si è dimenticata di dire a Fiorello che esiste l’Anfiteatro romano, oppure anche Fiorello, come tutti “i maggiori artisti italiani e internazionali” si è esibito a Cagliari nello spazio messogli a disposizione dall’organizzazione e solo perché ben pagato.

Tirando le somme. Ci pare che l’estremismo da una parte e dall’altra non sia costruttivo.
Come? Siamo davanti a degli opposti estremismi? Addirittura? E da una parte e dall’altra chi ci sono? Gli ambientalisti e la Soprintendenza? Rileggere bene prima di mandare in stampa, per cortesia.

Giusto che le perplessità debbano essere tenute in debito conto ma, visto il successo degli spettacoli all’Anfiteatro, bisogna da una parte assicurarne la fruibilità e dall’altra garantirne la tutela.
Le “perplessità” sono solamente il no assoluto agli spettacoli e la richiesta di smontare tutto avanzata a più riprese dal 2000 ad oggi nientemeno che dalla Soprintendenza archeologica.

Abbiamo la responsabilità di conservare il valore archeologico del sito per le generazioni future, ma – d’altro canto – ci devono essere le condizioni per cui l’Anfiteatro possa essere usato da quella attuale senza essere rovinato.
D’altro canto, esiste la legge e così all’Anfiteatro quest’estate non ci sarà nessun spettacolo.

I romani lo costruirono affinché gli spettatori si divertissero. Perché cambiargli destinazione?
Il giornalismo serve ad informare la gente. Perché invece non proviamo anche a farli ridere di noi?

Buttare giù tutto solo per vincere una battaglia ideologica ci pare un’autentica disgrazia.
La disgrazia è anche dover leggere certe cose.

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33 Commenti

  1. mauro lissia says:

    condivido riga per riga, quelle in corsivo naturalmente. solo una piccola precisazione: i responsabili di sardegna concerti non sono sotto inchiesta, l’inchiesta è conclusa e c’è già la richiesta di rinvio a giudizio per reati gravissimi. c’è poi anche un’altra inchiesta che riguarda le stesse persone per gli stessi reati, commessi negli ultimi due anni. infine una sentenza definitiva di condanna che riguarda l’intero staff dirigenziale di sardegna concerti, che prima di finire in tribunale si chiamava jazz in sardegna e che non aveva gransde dimestichezza con la tenuta dei libri contabili e coi rendiconti sull’uso dei contrinuti pubblici. a maggio ammireremo l’impresa che governa l’anfiteatro in una nuova location: monte claro. stavolta paga la provincia. la conta dei danni si farà alla fine.

  2. SESSO, BUGIE E EDITORIALI – L’IDIOZIA NEI GIORNALI, GIANNI FILIPPINI E LA FACCIA DI BRONZO DELL’UNIONE SARDA http://www.cagliarifornia.eu/2011/03/sesso-bugie-e-editoriali-lidiozia-nei.html

  3. thirdeye says:

    Eppure… prima o poi lo dovranno ‘scoperchiare’ dal legno… e allora salteranno fuori tutte le magagne. Che scempio!!!! come il Poetto, come i casermoni di sant’elia, le Green Towers che sono un pugno nell’occhio, come tutto il rsto che non sono mai stati bravi a gestire, occupati com’erano a tutelarsi fra FAMIGLIE!

  4. Ipazia says:

    Vito posso darti il voto che danno a mio figlio quando il compito non e’ solo corretto ma e’ perfetto? 10 e lode********
    Intanto penso…se l’informazione non e’ free per una questione piccola come l’anfiteatro di Cagliari, cosa succederà da qui a giugno per il nucleare??? Diranno che i giapponesi stanno esagerando e che le centrali non hanno subito alcuna esplosione? Iniziate a scrivere un nuovo copione e a raccogliere la documentazione della stampa, tra qualche anno sara’ in scena lo spettacolo “domani chiudiamo le centrali”.

  5. solebastardo says:

    Se non ricordo male il primo festival che si è tenuto all’anfiteatro è stato Sa Ferula dove ci fù anche un grandissimo concerto degli ART ENSEMBLE OF CHICAGO. Prima era più facile saltare e noi giovani (all’epoca) eravamo più contenti.

  6. Emanuela says:

    Il Direttore si pone un ultimo, geniale quesito: ” I romani lo costruirono perche gli spettatori si divertissero. Perché cambiargli destinazione?”
    Giustissimo!
    Un caso paradigmatico: l’Anfiteatro Flavio (per Figus: il Colosseo).
    Perchè non rispettarne la destinazione originaria, ripristinando i combattimenti tra i gladiatori, gli spettacoli di caccia con gli animali feroci e le pubbliche esecuzioni …..

  7. Beh a leggere certi editoriali, penso sempre di più che sia giusto che ci si occupi di Ken e Barbie ….

  8. Bravo Vito …….ne sai!!!
    Conobbi Paolo Figus nel 78/80, quando si interessava della parte sportiva dell’Unione Sarda….ed era sempre buttato allo stabilimento balneare Le Saline, allora frequentato dalla crema di Cagliari, dai giocatori del Cagliari e personaggi che contavano.
    Stava lanciandosi nel mondo di quelli che contano …e l’Anfiteatro era allora un burrone nella città!!!
    ah ah ah!!!

  9. ben fatto! ogni chiosa al posto giusto.
    mentre leggevo l’editoriale mi chiedevo come fosse possibile scrivere tante fesserie tutte insieme in prima pagina! Anche Figus passerà…e finirà come i pisani, i bizantini, gli aragonesi…

  10. L’ignoranza è una brutta bestia!

    Ad ogni modo un bel blog spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/

    Grazie per la lettura del commento 🙂

  11. Alessandro Mongili says:

    Infinitesimale ahahah. Un(fucky)believable! Cosa pròpiu de no crèiri! S’innoràntzia est cosa mala, piciocus.

  12. Lorenzo says:

    Ingeneroso con chi lavora alle pagine della Cultura…

  13. forse mi è sfuggito qualcosa. Sbaglio o non c’è nessuna accusa alla giunta precedente?
    Figus non può essere l’autore.

  14. Pasquino says:

    Ieri ci si è messo pure il mitico Muroni ad agitare le braccia e mollare fendenti ad occhi chiusi.
    In sintesi: l’articolo trattava delle fonti rinnovabili e della scelta del governo di tagliare gli incentivi e quindi la produzione da tali fonti. L’incipit di Muroni è che questa scelta ha destato dure reazioni solo perché “pilotate” per lo più da Repubblica, in quanto il suo editore è anche produttore di energia.
    Scandaloso. Come se un editore in Sardegna facesse addirittura scrivere contro Soru e contro il PPR perché ha qualche costruzione in ballo… Assurdo!
    Il ficcante Anthony poi riepiloga le modalità di funzionamento degli incentivi e butta là, in soldoni, la banalissima “paghiamo tutto noi cittadini” per far apparire come vitali i prossimi tagli del Governo.
    Omette, Anthony, di dire alcune cose non proprio convenientissime per la tesi del “bisogna tagliare”.
    Il Governo vuole tagliare la produzione da rinnovabili, in favore del nucleare, non semplicemente mettere un limite agli incentivi.
    Infatti si omette di dire: che fiumi di incentivi vanno (e andranno, con convenzioni ventennali) alle aziende che producono da fonti cosiddette assimilabili (come la Saras), cioè da fonti inquinanti quanto quelle tradizionali ma premiate munificamente; che forse sarebbe meglio tagliare questi fondi con effetto immediato e incentivare la vera energia verde; che si potrebbero ridurre gli incentivi, ma comunque promuovere il ricorso alle nuove fonti e avvicinarsi agli obiettivi degli altri paesi europei (in Germania, con le nuvole, il limite fissato per il fotovoltaico è 52 mila Megawatt, in Italia, col sole, 8 mila ); che si potrebbe dare ordine alla materia prevedendo delle serie norme di tutela del paesaggio e di controllo degli investitori; che il settore ha migliaia di addetti e che va incentivata la ricerca e la produzione della componentistica, non solo la produzione di energia…
    Invece si va per le spiccie, arrivando a dire che siccome ci sono anche i delinquenti dietro certe intraprese in questi settori è meglio tagliare tutto, ché senno “paghiamo tutto noi cittadini”…
    Una prece.

  15. Grazie Vito… Al solito pereciso e puntuale… Sull’Anfiteatro poi, ne sai troppo!!!
    Sempre più spesso l’ignoranza mi fa paura…

  16. Soviet says:

    Io, mi pare nel ’93, all’Anfiteatro ho visto la Carmen e ma non ricordo alcun immondezzaio… cosa non si fa per portare a case la pagnotta!

  17. Manuela says:

    Orrore!!! “sotto il Partenone, ad Atene, in un anfiteatro simile al nostro”???
    Ad Atene c’è un anfitetaro? Bestemmia! Quello è il TEATRO di Dioniso, costruito 400 ANNI PRIMA che solo vagamente si pensasse ad un edificio “anfiteatro”. Ma come c. fa un direttore di un quotidiano di una “certa” importanza a scrivere un editoriale senza neanche aprirsi Wikipedia?

    • Stefano reloaded says:

      No no! secondo me l’ha aperta.
      Confronta il passo “La parte centrale dell’Anfiteatro è andata distrutta; i massi, nel Medio Evo, sono stati portati via dai conquistatori, i pisani, i bizantini, gli aragonesi, che utilizzarono l’Anfiteatro come cava per le loro fortificazioni.”, con quanto riportato dall’ Enciclopedia Libera qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Anfiteatro_romano_di_Cagliari
      Strane corrispondenze.

  18. Demolire l”‘articolo” di figus habens … ti piace vincere facile eh?

  19. Alessio Deiana says:

    Allucinante.
    Mi ricordo lo sconcerto di noi universitari di allora, che assistemmo in diretta a quello scempio.
    E la battaglia di Italia Nostra, per esempio.
    Ovviamente caduta nel vuoto.
    Ma le ha mai viste, Paolo Figus, le perforazioni nella roccia dei gradoni????
    Ma le ha mai viste????????????? Ci vada sotto le gradinate, a vedere quello schifo. Ci vada.
    E’ rivoltante, questo articolo, non mi fa neppure ridere, tanta idiozia.
    E’ semplicemente oltraggioso che un quotidiano come l’Unione Sarda sia diretto da una persona così disinformata ( e dico disinformata perchè altrimenti dovrei dire ben di peggio).

  20. Pierfranco says:

    Complimenti Vito. Sei la memoria storica delle vicende dell’ anfiteatro!
    Un solo appunto. Perché non limitarsi a fare a pezzi l’ articolo dell’ unione, le parole contenute… Cosa aggiunge accanirsi sulla persona, sul giornalista? Addirittura le correzioni sull’ italiano…

  21. Stefano reloaded says:

    Sono d’accordo con Valleyman. L’idiozia è congenita, involontaria. Qui invece siamo in presenza di malafede e distorsione della realtà volte a sostenere la battaglia di chi vorrebbe continuare ad utilizzare un “monumento storico” (l’unica cosa totalmente vera scritta da Figus) nelle stesse condizioni attuali.
    Una battaglia, questa si ideologica, in quanto fondata e perseguita non su presupposti oggettivi, ma sugli interessi palesi o nascosti di chi la combatte.
    Altrimenti come si può tacere il fatto, il dato oggettivo, che il Soprintendente ha dichiarato che la copertura in legno ha creato un clima in cui si sono sviluppate muffe che stanno sbriciolando il calcare del “monumento storico” e poi continuare a blaterare di avere la “responsabilità di conservare il valore archeologico del sito per le generazioni future”.
    O come dire, ancora, che un “monumento storico” continua a vivere ed è fruibile solo se mantiene la destinazione che i suoi costruttori gli diedero? Ma dove sta scritto! Allora ricostruiamo la Villa di Tigellio e affittiamola a equo canone. Oppure riutilizziamo la Grotta della Vipera e la necropoli di Tuvixeddu e deponiamo lì i nostri morti. E perchè no: ammassiamo le nostre granaglie nei nuraghi (quest’idea la rubo a qualcuno caro al direttore). In passato è successo che manufatti e costruzioni venissero riutilizzati e rivissuti, ma dal medioevo a oggi, la sensibilità verso le testimonianze delle civiltà che ci hanno preceduto si è evoluta e, soprattutto, è stata codificata in leggi.
    Che, ogni tanto, andrebbero anche rispettate. Ecchecazz!

    • Mossad says:

      Io manderei questo post a Figus!…
      Peccato che su quel giornale non esista il diritto di replica.

  22. spessotto says:

    Complimenti Vito, valeva la pena soffermarsi su questo editoriale assurdo per superficialità di analisi. Tutto ciò è davvero imbarazzante (come ha giustamento scritto anche Stefano Deliperi). Purtroppo, causa campagna elettorale, penso che ci dovremo aspettare altri articoli di questo tenore (e forse peggio).

  23. alberto says:

    stupendo!
    complimenti vito

  24. xFelix says:

    io l’Ugnone non la leggo, al limite la sfoglio per la cronaca locale, e mi rendo sempre più conto che faccio bene.
    ma mi preoccupa che tanta gente invece la legge e si beve queste idiozie e falsità e così “si fa un’opinione”.
    ma davvero l’Ordine dei Giornalisti nulla può?

  25. Valleyman says:

    Vito più volte parli di ignoranza. In realtà si tratta di malafede e falsità. Se in Italia l’Ordine al quale appartieni avesse ancora un senso, “giornalisti” come quello che citi e che raccontano evidenti e comprovate falsità, sarebbero sospesi se non radiati.

  26. Ariaudo says:

    Caro Biolchini,
    con “chiosare” ha utilizzato il termine più adatto per definire il suo commentare considerato che il senso figurato di chiosa è “commento malevolo, sarcastico” (da Sabatini Coletti).

  27. Banana says:

    un editoriale che sembra scritto da egli

  28. hai fatto benissimo, Vito, a evidenziare questa “perla” del tuo illustrissimo Collega. Credo che sia imbarazzante per tutti i giornalisti degni di questo nome.

  29. O Vito, sei proprio cattivo… vorresti forse che i cagliaritani tornassero a casa dopo un concerto all’anfiteatro col cuol a forma di gradino?

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