Cagliari / Elezioni comunali a Cagliari 2011 / Giornalismo / Politica / Sardegna

L’Italia è stanca di Berlusconi, i politici no: ecco perché, nonostante tutto, a Roma e a Cagliari governa ancora lui

Forse le manifestazioni oceaniche di domenica non serviranno a nulla, forse ci terremo Silvio Berlusconi ancora per un po’. Anche perché il problema non è solo mandare via il Presidente del Consiglio ma anche espellere democraticamente dalla vita politica e culturale i vari Ferrara, Sgarbi, Signorini e Feltri, Storace e Gelmini, e fare a meno a livello locale dei Floris, dei Pili, dei Delogu, dei Nizzi, dei Cappellacci, dei Porcelli, e via via scendendo nella scala del potere. Sarà necessario liberarsi di tutte queste terze e quarte file del potere berlusconiano che in realtà sono la spina dorsale di un sistema feudale che da Arcore e Villa Grazioli arriva dappertutto, inquinando non solo la politica, ma anche la percezione della realtà.

Un potere fondato sulla menzogna, mediaticamente rilanciata in maniera incessante: da Arcore al Tg1, da viale Trento alle solite tv locali (pubbliche o private), il gioco è sempre quello, ormai lo abbiamo capito. Le perverse logiche nazionali si riflettono perfettamente a livello isolano: i Minzolini abbondano dappertutto. E dove non c’è, come al Tg1 la bugia evidente, ci pensano le omissioni, le complicità, le convenienze, le mortificazioni a giornalisti liberi e capaci.

Mai come in questo periodo i giornalisti però hanno la possibilità di dimostrare quello che sono e quanto valgono: professionisti veri al servizio dei lettori, o professionisti mediocri senza coraggio e alcun senso della verità e della decenza. E mai come in questo periodo c’è bisogno di giornalisti seri, onesti. Questo è il momento anche per noi di dire “se non ora, quando?”.

Il gioco perverso di menzogne urlate e ripetute dura dal 1994. E per chi come quelli della mia generazione (che allora avevano poco più di vent’anni e ora superano i quaranta) questi anni se li è fatti drammaticamente tutti, è difficile credere realmente che tutto questo stia per finire, a dispetto di segnali evidenti e certi. Non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale.

Il Pdl esplode a Olbia e vacilla a Cagliari. Il partito di Berlusconi in Sardegna è alla fine della sua parabola storica, incapace di rinnovare una dirigenza che è sempre la stessa da quindici anni. Il caso Ruby qui non c’entra nulla: è proprio una classe dirigente che sta fallendo la sua missione, e a nulla possono servire i travestimenti sardistizzanti di Mauro Pili a recuperare un po’ di credibilità. Perché il Pdl in Sardegna si sta disfacendo. Ne è stata dimostrazione anche la straordinaria umiliazione che l’immobiliarista ed l’editore dell’Unione Sarda, Sergio Zuncheddu, ha rifilato pubblicamente a tutto la stato maggiore berlusconiano nell’isola, in occasione dell’inaugurazione di Piazza l’Unione Sarda. Segno che Zuncheddu si sta imponendo come possibile candidato alla presidenza della Regione in un futuro non molto lontano.

La maggioranza degli italiani e dei sardi di questo sistema di potere non ne può più. Ma allora perché a Roma governa Berlusconi e a Cagliari Cappellacci? Per due motivi.

Il primo è che le opposizioni e i partiti non berlusconiani (anche di centrodestra) non riescono a percepire l’insofferenza che cresce in tutte le fasce sociali per Berlusconi. Nei palazzi del potere nessuno capisce lo scontro sociale che oggi viviamo, e quindi nessuno lo traduce in atti politici. L’unico scontro ammesso e conosciuto è quello di potere e fra poteri.

Da ciò discende il secondo motivo per il quale sia Berlusconi che Cappellacci sono ancora in sella malgrado la loro evidente debolezza e inconsistenza.

I politici infatti pensano certamente al dopo Berlusconi, ma sperano che altri (la magistratura, il destino) facciano il lavoro sporco: cacciare da Palazzo Chigi questo osceno prodotto della storia italiana. Solo Fini forse oggi è l’unico politico pronto a tutto per liberare l’Italia da Berlusconi. Forse perché sa chi è e perché ha qualcosa da farsi perdonare.

Il resto della politica aspetta, o immagina di intervenire in maniera decisiva quando meglio gli converrà, nella speranza di potersi trovare nella posizione migliore per gestire il dopo Berlusconi.

Sono giochi però ormai senza senso. La politica non può esimersi dal liberarci di lui. Perché se è vero che in questa agonia in tanti recuperano la dignità perduta da tempo, altri invece sprofondano nella rassegnazione. E sono la maggioranza.

Eppure la soluzione è lì, a portata di mano: tutti contro Berlusconi. Tutti, senza inutili preclusioni: da Vendola a Casini, da Di Pietro a Fini. Se la situazione è così grave e se prima di qualunque altra cosa viene la salvezza della nostra democrazia, non ha più senso perdere tempo né trastullarsi in inutili ideologismi. Peggio di così non si può, e non saranno certo pochi mesi di governo Casini, sostenuto da Vendola e Di Pietro (oppure esattamente il contrario, con i centristi che appoggiano in leader di sinistra) a rovinare l’Italia. Niente può essere peggio di così.

Caduto Berlusconi, l’effetto domino sarebbe dirompente. Anche alla Regione Sardegna, anche al Comune di Cagliari.

Se la politica ha veramente a cuore le sorti dell’Italia deve mettersi in gioco e trovare strade nuove, anche straordinarie. E’ venuto il momento per tutti di rinunciare a qualcosa, è venuto il momento di osare.

Per questo non capisco perché Massimo Fantola a Cagliari si ostini a volere a tutti i costi i voti del Pdl. Poteva tranquillamente essere il rappresentante di una destra più presentabile di quella che finora (a dire il vero, anche con il suo fondamentale appoggio) governa la città dal 1994 ad oggi. Con i voti dei berlusconiani forse Fantola diventerà sindaco di Cagliari, ma quando la crisi romana toccherà il suo apice, anche nelle amministrazioni periferiche la situazione sarà ingovernabile. Fantola rischia, con il Pdl suo alleato, di trovarsi fra sei mesi nella stessa situazione in cui si trova oggi il sindaco di Olbia Giovannelli.

La gente è pronta a supportare soluzioni nuove. Basta che siano sincere. Le primarie cagliaritane lo dimostrano. La furbata di candidare Cabras con la scusa che avrebbe conteso al centrodestra il governo della città, non è piaciuta ed è stata bocciata. Cabras era solo un modo per perpetuare i vecchi equilibri di partito e forse rassicurare i poteri forti. Serve più coraggio, bisogna mettersi in gioco: solo così potrà tornare il consenso perduto.

Sotto questo aspetto, l’analisi fatta recentemente dal segretario del Pd Silvio Lai è drammaticamente sincera: “Non abbiamo una politica delle alleanze, delle regole interne e una agenda politica”. In queste condizioni è evidente che anche una giunta a dir poco inconsistente come quella di Cappellacci sia ancora in piedi.

Per questo non penso che la bella manifestazione di ieri alla Darsena a Cagliari possa essere di buon auspicio per le Comunali. I partiti del centrosinistra temono ancora di mettersi in gioco fino a in fondo. Servono parole di verità, e se ne sentono poche. Servono liste vere, serie, innovative. Se non arriveranno, Cagliari resterà in mano alla destra.

Manifestare però adesso è quasi obbligatorio. Dobbiamo riappropriarci degli strumenti della democrazia, dobbiamo ridare dignità alla politica. Ma nessuno nel centrosinistra si illuda di avere il consenso degli italiani se non verranno fatte scelte coraggiose e sincere.

Hanno stufato le bugie di Berlusconi, ma anche quelle del Pd.

18 Commenti

  1. graziella says:

    CONCORDO , sembra che lo sport preferito da noi italiani sia la lamentela.
    quanto passare all’azione…tutta un’altra storia :-))

  2. humanitas says:

    Una cortesia. Leggo spesso e molto volentieri il vostro blog che è vario e vivo. Ma chiedo una sola cortesia. Non nominate mai più Maurizio Porcelli il quale, privo di peso elettorale, presiede contronatura la commissione cultura con effetti disastrosi e si occupa prevalentemente di nottate, bar e ristoranti che considera il fulcro della vita. Non verrà rieletto semplicemente perché non ha elettori. Non esiste ed esiste saltuariamente sulla carta perché qualcuno riporta avventatamente le sue dichiarazioni alle quale non fa mai seguito per fortuna alcuna conseguenza. Non nominatelo ché magari parla ancora di più. Abbiamo tra i diritti fondamentali il diritto di non sentirlo nominare, di non sapere cosa dice e non sapere cosa fa. Un po’ di rispetto per un povero cittadino che ne sopporta già tante. Per piacere, c’è un limite, rispettiamolo.

  3. Francesco says:

    Il PD manca di quella capacità creativa che è propria della sinistra, perché è un partito che fa fatica a stare a sinistra; un partito che fatica a fare pulizia al suo interno… diciamolo… un PD molto più somigliante alla vecchia DC!
    Un PD che non è capace di raccogliere i segnali della grande massa di persone che non votano più perché stanche dei giochini di potere, stanche di amministrazioni che continuano a disattendere le promesse o programmi elettorali, stanche del “moderatismo” di maniera per tenersi buoni quei quattro elettori moderati…
    Dall’altra abbiamo un stampa locale che percaritàdiddio! giornalisti che mostrano molto bene quanto valgono e ciò che sono…lavoratori al servizio del potere (mattone, medicina…).
    Si può anche pensare di cambiare le cose sia a Cagliari che in Sardegna; il problema è che il cambiamento non può e non deve essere lasciato al caso dell’urna. Il cambiamento va preparato con coraggio, con proposte concrete e fattibili, con la certezza del rispetto dei valori ambientali e sociali propri della sinistra, ma soprattutto con l’imperativo di portare moralità nella politica. Troppo retorico? forse, ma se non si cambia marcia veloci, per citare Vendola, si può anche buttare giù il berlusconi dai vari ordini di governo, da quello nazionale a quello locale, ma non ci libereremo mai dal berlusconismo diffuso.

  4. @soviet
    Dare per scontata la vittoria del centrodestra è un atto di codardia politica
    —————————————————————-
    Non sono d’accordo, il fatto è che non si possono correre rischi questa volta

    pena il completamento del progetto piduista con ilnano al quirinale, corte costituzionale controllata dai berlusconiani, varie leggi ad personam che vanno in porto, letta al quirinale, e altri 2 burattini alla camera e senato.
    NON POSSIAMO CORRERE QUESTO RISCHIO. Mettere in salvo la democrazia e fare le regole della 3 repubblica senza berlusconi

  5. Soviet says:

    Mi sembra che si tenda a ritenere la politica un scienza esatta, cosa che non è. Qualche mese fa nessuno avrebbe ipotizzato la caduta di regimi pluridecennali in Africa eppure nel giro di pochissimo tempo è successo. Ritenere che Cagliari sia un posto fuori dal tempo, destinato a reiterare continuamente lo stesso modello credo sia altrettanto ingenuo.
    Dare per scontata la vittoria del centrodestra è un atto di codardia politica, perché se non c’è alcuna possibilità di vittoria è inutile impegnarsi e forse anche partecipare.
    Le elezioni mostrano una percentuale di astensionismo sempre più elevato. Il “partito dell’astensione” è il partito di maggioranza relativa a Cagliari. Questo significa che ci sono cittadini che decidono di non votare e non c’è clientela o bolletta pagata che li convinca. Questi sono i voti che fanno la differenza e questi sono i voti che il centrosinistra deve andare a prendersi con un proposta chiara, idee utili e innovative ed una campagna elettorale efficace.
    Io non credo che il risultato sia scontato, non lo era alle primarie e non lo sarà alle comunali. Mattaggazzuvantola!

  6. spettatore pagante says:

    Troppo complicato.
    E’ vero, Fantola potrebbe trovarsi in difficoltà dopo le elezioni.
    Questa tua affermazione sottende però a una convinzione inconscia o comunque non dichiarata.
    Secondo te Fantola vince a mani basse?
    Facciamo un po’ di contabilità elettorale:

    Zedda prende i voti di SEL e una parte del PD e altri = 20%
    IDV con Dore (sti cazzi) prende il 6%
    La Zuncheddu con IRS prende il 3%
    Progres (mi pare si chiami così) prende il 3%
    Rifondatori vari il 5%
    Altri a sx il 5%

    Il centro destra dovrebbe prendere il 58% circa?

    E se il PdL si disfacesse, oppure all’ultimo indicasse Massidda, i numeri sarebbero:

    Fantola 35%
    Massidda PdL 20 – 23%

    in questo caso Fantola potrebbe tentarsela e andare da solo con una coalizione che gli converrebbe chiamare “CAGLIARI per SE’ STESSA”

    Al ballottaggio non ha importanza se arriverà la coalizione di Zedda o di Massidda.
    Solo una città folle potrebbe a quel punto rifiutare il voto a Fantola e alle sue liste, le quali, nota bene, otterrebbero il premio di maggioranza e quasi raddoppierebbero i consiglieri.

    Ma perché Fantola non lo fa? Rispondi tu Vito, che ne sai più di noi.

    • Marco P says:

      secondo me sbagli i conti e di brutto!

      il pdl non lo vedo così in declino a cagliari e tra liste civiche e “attività” pre elettorale nei quartieri, Massidda lo supererebbe eccome il 30%!

      ma ancora più campato in aria mi pare il 35% per Fantola! Esagerato. Se sommiamo il valore delle liste che lo sostengono, siamo molto molto lontani. Se i numeri fossero quelli che dici tu, Fantola lo avrebbe già mandato a quel paese il pdl … La verità è che se si presentassero divisi, tra i due, chi rischierebbe di non andare al ballottaggio, è proprio Fantola.

      per una stima del peso delle singole liste:
      http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/180768_149738521749113_113804762009156_287663_4522329_n.jpg

      • Nooo, Marco P, po prexeri! Basta sondaggi! Per i sondaggi, Cabras avrebbe vinto con oltre il 50 per cento e sappiamo com’è andata a finire!

      • Marco, questi sondaggi vanno bene per gli usi fisiologici. Che E.Usai possa essere pari, non dico a Fantola ma anche agli altri, é completamente fuori dalla realtà.
        Di sondaggi ne esistono altri che dicono cose molto diverse da queste del tuo.
        Li devono aver fatti i partiti per rafforzarsi nei loro intenti di mantenimento delle poltrone e delle prebende.
        Questa volta sbruncano, tutti.

        • Marco P says:

          E’ un sondaggio Euromedia, i sondaggisti del Berlusca, che pare le azzecchino pure ogni tanto.. 🙂
          Credo che il sondaggio sia stato realizzato con tutti i crismi, ma trattandosi di intenzioni di voto al momento della rilevazione, poco ci dicono sul comportamento dell’elettorato al momento del voto. I risultati non mi sembrano però campati per aria se li si confronta ad esempio ai dati delle Provinciali 2010 relativi al comune di cagliari
          http://www.prefettura.it/cagliari/index.php?f=Elezioni&s=risultati.php&id_sito=1160&prov=017&nodo=332455558&id_tornata=7&tornata=2010-05-30&url=cHJvdmluY2lhbGkuaW50ZXJuby5pdDo4MC9wcm92aW5jaWFsaS9hbW0xMDA1MzAvUDAxNzAwOTAuaHRt

          vediamo il pdl
          Se sommiamo il 18% del Pdl al 4% della lista Farris al 9% di Massidda arriviamo esattamente al 32% del sondaggio euromedia che è il peso del pdl a cagliari. Teniamo anche conto che l’afflenza fu bassissima, e in teoria una mobilitazione elevata come di norma si registra alle comunali favorisce anzichè che penalizzare i partiti grossi, pdl, ma anche il pd.
          il sondaggio “berlusconiano” ci mostra poi un centro sinistra in buona salute con uno scarto dal centro destra tutt’atro che irrecuperabile. Se gioca bene le sue carte la vittoria è possibile. Molto dipenderà dalla capacità della colazione di coinvolgere l’elettorato e soprattutto da quella del pd di confermare quel 31%, che è il dato che mi lascia più perplesso.. alle provinciali il Pd prese a caglairi il 21% a fronte di un idv che presentandosi con palomba raggiunse il 9%. Idv vien dato da questo sondaggio al 5,2 %. probabile inoltre la crescita di Sel. Al di la della ridistribuzione dei voti all’interno della coalizione, la cosa più importante è coinvolgere l’elettorato. Molto dipenderà dall’impegno del PD e dal sostegno che nei fatti i suoi uomini daranno a Zedda

          non stupirti del 47% a Usai. Gli elettori fidelizzati ragionano per blocchi contrapposti e votano l’uomo scelto dalla coalizione. Non dimenticare di chi sono stati capaci di far eleggere in Regione.

  7. bravo Vito, lo sto scrivendo su tutti i blog..

    una alleanza costituzinale per fare 3 cose e poi si torna al voto:

    -elezione del PdR
    -legge elettorale (da inserire in costituzione)
    -conflitto di interessi

    e poi si torna a votare ognuno nella sua area

    • Marco P says:

      si ma, permettimi. Per costituire una nuova maggioranza occorre che si apra la crisi. E mi pare che non ci siamo ancora.. i numeri e la volontà di andare avanti per ora sono dalla parte del governo berlusconi.
      Se dovesse cadere lamaggioranza, l’ipotesi ammucchiata potrebbe prender consistenza. ma.. ma a quel punto approfitterei della debolezza di berlusconi (che potrebbe anche non reggere politicamente alla caduta del suo governo e non ricandidarsi) e andrei a votare! senza ammucchiata, ma con una coalizione di centrosinistra che puntasse a vincere e governare!

      • certamente l’alleanza non deve essere sbandierata fino all’ultimo giorno disponibile (per evitare impallinamenti).

        Non correrei il rischio di perdere con l’elezione del Presidente della Repubblica a breve, si rischia di consegnare tutto lo stato a B. e il completamento del progetto piduista-mafioso.

        non deve essere uno scandalo fare una breve legislatura che faccia le 3 cose e che detti le regole per la 3 repubblica (senza berlusconi)… poi separati destra e sinistra.

        Casini e Fini valgono bene Berlusconi fuori gioco

  8. matteo murgia says:

    o vito mi parididi ca cun casini non faidi a organizzai sa resistenza. sa diri ca berlusconi spadessiri eusu a tenni is ogus prus liberus po castiai mellus su schifu chi n’di teneus a su costau e non s’ara praxi prus de su chi bieusu immoi. seusu di arerus prontus po torrai a ponni in pei tottu su chi s’anti sciusciau in is urtimus trint’annus, giustu cussus chi c’eusu postu a cresci nousu?

  9. spigolo says:

    Se non ora, tra poco… L’importante è che sia per sempre

  10. Penso che una coalizione così allargata vincerebbe certamente per una questione aritmetica, ma porterebbe con se una percentuale di astensionismo enorme. Inoltre l’accordo programmatico diverrebbe impraticabile e non parlo solo dei temi etici (biotestamento, unioni di fatto anche omosessuali, fine vita, etc) che ora appaiono, io credo ingiustamente, secondari – ma anche per la profonda differenza di visione in materia fiscale, industriale, di diritto del lavoro, di riforma della giustizia, di rilancio economico, di federalismo, che attraversa la pseudomega-coalizione. Senza considerare che questo atteggiamento sta di fatto distruggendo, soffocando il Partito Democratico, incapace di ritagliarsi un ruolo di leadership tra le opposizioni, e lasciare che questo accada, assecondando coalizioni suicide, sarebbe un errore gravissimo per il progressismo italiano.

    Quindi io dico: alle elezioni con tre poli distinti, ognuno con il proprio programma, la propria identità sincera e riconoscibile da proporre agli elettori. Il PD faccia le primarie di collegio, unico strumento per ridare un minimo di scelta e per riportare in vita il concetto fondante di una democrazia sana, la rappresentanza territoriale. Nonché unico strumento per vedere qualche faccia nuova in Parlamento. Dopo di che, si può sempre fare una coalizione per governare, in stile britannico. Non è una finezza, non è la stessa cosa. Dopo il voto si può contare il peso vero delle idee degli italiani, nonché la consistenza vera di un terzo polo che a quel punto non potrà più tornare sui suoi passi e sostenere B, e dunque sarebbe obbligato a sottostare ai numeri predominanti (si spera) della coalizione guidata dal PD, con un profilo (si spera) fortemente riformista.

    • Io non vedo nel PD nessuna capacità creativa. Sta crollando tanto quanto il PdL, per la sua incapacità di rinnovarsi e di farsi carico delle necessità della gente.
      E a cosa serve un partito se non a dar voce alle necessità e agli obiettivi delle persone?
      Questa pretesa di leadership da parte del PD mi sembra ormai priva di fondamento, e forse ridimensionarne l’importanza servirebbe a darsi una bella regolata e ristabilire le giuste priorità.
      L’Italia non è quella di 30 anni fa, e troppe logiche di partito son ferme a quell’epoca e ai trentenni di allora, mentre i trentenni di oggi aspettano di vedere muovere qualcosa.

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