Giornalismo / Politica / Sardegna

Altro che rivolta di piazza! Caro Saviano, qui si picchiano a noi! Repressione e intimidazione: prefetti e Moratti all’attacco. E noi che si fa?

E’ il momento delle parole d’ordine! Roberto Saviano ne lancia alcune ai giovani italiani in una sua lettera pubblicata da Repubblica dopo gli scontri di martedì a Roma. La prima è: “Basta parole d’ordine!”. E sono d’accordo. La seconda è: “Basta violenza!”. E qui sono ancora più d’accordo.

Però, parafrasando la famosa barzelletta in sardo (quella in cui un ragazzo chiama la mamma dicendo “Mamma, si picchiano!”, e la mamma risponde “Sì, e tu lascia che si picchino”, e lui ribatte “No, qui si picchiano a noi!”), anch’io lancio la mia parola d’ordine e dico: “Qui si picchiano a noi!”. Certo, non sempre con i manganelli, ma in tanti modi fantasiosi, perché una delle qualità maggiori del potere è sicuramente la fantasia.

Le parole d’ordine, dunque (le loro, mica le nostre). E che parole! Sono veri e propri paroloni, roba da brivido, roba da anni Settanta, da tivù in bianco e nero. Si offende qualcuno se parlo di “repressione” e “intimidazione”? Sicuri? Posso?

Tre esempi, giusto per capire quello che sta succedendo dalle nostre parti, isole comprese.

Sardegna, vertenza Geas. Una società che assicura la pulizia dei treni decide di fallire, dimenticandosi di pagare quattro mesi di stipendi ai 150 e passa lavoratori. I quali ovviamente si incazzano, scioperano, occupano i tetti delle stazioni di Cagliari e Sassari, e tutto il traffico ferroviario isolano si blocca per diversi giorni. A quel punto che succede? Che il prefetto di Cagliari, dopo aver fallito la sua mediazione con Trenitalia, precetta i lavoratori e li costringe a tornare al lavoro. Morale: se lo Stato non riesce a costringere i padroni (ho detto padroni? Scusate. Volevo dire imprenditori. Chiedo scusa ancora) a pagare quattro mesi di stipendi arretrati, allora costringe i lavoratori a tornare al lavoro. Roba da ventennio fascista.

Sardegna, vertenza Eurallumina. Lo scorso 11 ottobre gli operai di Portovesme (quelli che dovevano avere salvo il posto di lavoro grazie alla telefonata di Berlusconi a Putin, tanto per intenderci) decidono che è il momento di protestare perché la vertenza non si sblocca. A Roma il ministro allo Sviluppo Economico è stato nominato da pochi giorni, l’unica cosa da fare è manifestare in via Roma sotto il palazzo della Regione. La sopresa arriva nei giorni scorsi: il commissariato di Carbonia notifica ai lavoratori una multa che, ci informa la stampa, “di importo variabile tra i 2.582 e i 10.329 euro”. “A decidere la somma finale”, leggo dalla Nuova Sardegna di ieri, “sarà il Prefetto di Cagliari (sempre lui! Superlavoro in questo periodo! ndr) che si esprimerà nei prossimi giorni sulla base delle indicazioni che la Digos ha fornito all’autorità giudiziaria”. Morale: non lo sai che bloccare il traffico automobilistico è un reato grave? Che ci fate voi qui? Circolare, circolare!

Ricordo che gli operai dell’Eurallumina sono da due anni in casssa integrazione e che la manifestazione dell’11 ottobre si svolse nella più assoluta tranquillità.

E veniamo ai Moratti, la beneamata famiglia di petrolieri da cui immagino dovrò presto difendermi in tribunale per aver osato parlare, nella radio che dirigo, del libro di Giorgio Meletti “Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale”. I Moratti hanno dato mandato ad un legale “affinché, a tutela dei propri diritti, prontamente e senza indugio, promuova un’azione legale nei confronti dell’autore e dell’editore del libro, nonché dei mass media che, in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano spazio e risalto”. “Prontamente e senza indugio”, dicono i Moratti. Oibò, mi dovrà cercare un avvocato (magari interista).

Giornalisti intimiditi “prontamente e senza indugio”. Come i lavoratori Geas precettati dal prefetto. Come i lavoratori dell’Eurallumina multati dalla polizia.

Ha voglia Saviano a dire che non bisogna usare la violenza. E chi la usa? O Roberto, qui si picchiano a noi! E noi come ci difendiamo?

38 Commenti

  1. Alessandro Mongili says:

    Volevo solo dire che è drammaturgicamente efficace ma politicamente irrilevante assaltare i Palazzi romani, e che la violenza è stupida, ancorché drammaturgicamente affascinante, come ci insegna Tarantino. Loro voteranno la riforma, ma la mobilitazione di così tante coscienze è una loro grave sconfitta, e infatti stanno uscendo di testa (vedi Gasparri, per il quale è facile immagino uscire dal nulla e correre verso il nulla). Ancora oggi sono tutti terrorizzati dal ’68, dal ’77 ecc., che hanno agito sulle coscienze per decenni, nonostante le sconfitte politiche dovute, allora come oggi, alla rozza cultura politica del Pci e dei suoi epigoni anche odierni. Una cultura politica fuori dal mondo e mai rimessa in discussione in questo Paese, contrariamente alla Francia per esempio, dove lo stalinismo e le versioni locali, come da noi l’orrido togliattismo, sono state per fortuna espunte dalle culture politiche della sinistra.
    Per tornare al punto, bisogna ricordarsi sempre che i giornali dopo un giorno finiscono nell’àliga. Quello che ci agita oggi, già fra un mese sarà secondario. Le notizie non contano (se non nel loro uso a fini di lotta politica), contano i fenomeni che plasmano le vite. E il dato è la mobilitazione di una generazione e la scoperta da parte loro di chi è nemico del bene comune.

    • Frakis says:

      “l’orrido togliattismo”… esagerau! anche questa storia di dare sempre la colpa al PCI mi sembra una semplificazione autoconsolatoria di una buona parte della sinistra… fa il paio con la tendenza della sinistra degli ultimi vent’anni per cui, a corto di leadership e programmi, donnya mazz’ ‘e cardu parit Bernardu (ultimi mazzi di cardo in ordine di apparizione: Cofferati, Moretti, Soru, Vendola)… con tutte le giuste critiche che si possono muovere al PCI (le mie non so se son le stesse di Mongili) mi viene comunque da dire: ad avercelo il PCI oggi! Ad esempio non avrebbe mai candidato Calearo… sull’eventuale scambio da effettuarsi tra Togliatti e Bersani lascio a voi la valutazione 🙂

      • Neo Anderthal says:

        E narasiddu, Frakis. Mi sembra che Togliatti, se pure non era “il Migliore” non era il peggiore di certo.
        Basta pensare, per dirne un paio, che anche se era mezzo morto dopo l’attentato di Pallante “alle 8 del quattordici luglio”, ha fermato una quasi-insurrezione dagli esiti certamente nefasti -vedi Grecia- sul letto dal quale non sapeva se si sarebbe sollevato. Ricordiamo come ha interrotto le vendette in Emilia, ricordiamo come ha comunque gestito la fase costituzionale, portando a termine un testo progressivo come pochissimi in Occidente.
        Così, giusto per ricordare…
        Non c’è vittoria, non c’è conquista senza il grande Alessandro Mongili. Era così lo slogan?

        • Tutti terrorizati dal ’68 e dal ’77, ma per fortuna espuntando qua ed espuntando la…seus aturaus cun Sardegna Democratica…Con Sardegna Democratica fino al Socialismo! …cioè, fino…alla Democrazia, Sarda!

          A bellu puntu dd’at acabara,o su profesori!

  2. Andrea Ibba Monni says:

    si picchiano a noi
    si, picchiano a noi!
    ma non durerà per sempre
    vedo la luce…

  3. gasparri chiede l’arresto degli studenti in maniera preventiva,oggi si discute il ddl gelmini. ci rendiamo conto ? non sono affermazioni folcloristiche, non fanno ridere, dietro ogni ragazzo c’è una famiglia un tessuto di relazioni,se ogni famiglia scendesse in piazza , se si andasse verso lo sciopero generale questi fantocci avrebbero poco da delirare… che vergogna…

  4. Stefano reloaded says:

    Per ragioni anagrafiche appartengo a quella generazione di disillusi che non hanno fatto neppure a tempo a illudersi più di tanto. Per le stesse ragioni, non appartengo alla generazione di quelli che negli anni 70 manifestavano con le bandiere di Servire il Popolo (è solo un esempio), ne di quelli che li prendevano per il culo. Molti di questi oggi sono classe dirigente, sono intellettuali. Nel frattempo sono stati travolti da quella cosa conosciuta come “crollo delle ideologie”. E cosa hanno fatto? Seppure dicendo apparentemente cose diverse gli uni dagli altri, al fondo, hanno consentito sul fatto che veramente non esistesse la possibilità di avere una visione del mondo unitaria che, soprattutto, potesse e dovesse trasformare la realtà. Nonostante abbiano preso coscienza quasi da subito dei rischi che si correvano, non sono stati in grado di elaborare nient’altro che analisi parziali su aspetti specifici, talvolta con risultati di comica schizofrenia di giudizio.
    E a questi ragazzi cosa vogliamo imputare? Percepiscono il baratro che hanno davanti e non sentono alle loro spalle la presenza di nessuno che li trattenga.
    Chi non ha vinto la battaglia e ha creduto persa la guerra non gli dia addosso. Forse è ora di riprendere a credere. Anche se una rondine non fa primavera.

    • Stefano says:

      Non mi sogno neppure lontanamente di imputare a questi ragazzi alcunché, soprattutto quando ministri e politici che furono mazzieri fascisti li accusano di ogni nefandezza e addirittura sognano, fascisti schifosi come sono, la sospensione dei diritti costituzionali “preventiva” -Alemanno e Gasparri, il clamoroso la Russa, che era nel corteo a fianco di chi lanciò, nell’aprile del 1973, la bomba a mano che uccise l’agente Antonio Marino, il Morsicatore Maroni etc. etc.-
      Constato che l’uso della forza -non della “violenza”, attenzione- è generalmente controproducente, per i movimenti sociali che cerchino una egemonia, almeno nello stato presente delle cose, con stati più o meno di diritto. D’altra parte la vittoria che si sarebbe celebrata martedì sarebbe stata per esempio la caduta del governo, ovvero un evento che più “di palazzo” non si può.

      Per ragioni di igiene mentale -confusamente coltivata sin da quando ero ragazzo- non appartengo alla schiera di chi manifestava con Servire il Popolo (a proposito, il Grande Timoniere Aldo Brandirali finì a fare il ciellino e a guadagnare un assessorato provinciale con Forza Italia) ma di quelli che li prendevano per quello che erano, una setta che aveva qualcosa di politico e molto di psichiatrico.
      Quanto alle ragioni di un “fallimento” che andrebbe meglio circostanziato, molta della responsabilità è in capo a chi ha reso facile agli avversari il mettere nello stesso sacco chiamato “terrorismo” la critica radicale e lo slancio utopico con l’impazzimento di aspiranti giustizieri e Robin Hood psicolabili e settari.

  5. luca olla says:

    al peggio non c’è mai fine, Gasparri tira fuori il Teorema Calogero e auspica arresti preventivi. bella la barzelletta, ma mi è passata la voglia di ridere……..

  6. Bell’articolo. Complimenti all’autore. Ha espresso esattamente ciò che anche io penso.
    Si picchiano a noi e pure forte!!!
    A me pare che chi pratica il regime non sono solo quelli di destra. La sinistra scende in campo per cercare di convincerci a non praticare la protesta violenza. Pensano ancora che noi ci fidiamo di loro. Fanno il doppio gioco perchè anche loro hanno i loro bei vantaggi da questa situazione.
    Dalla sinistra si vedono parlamentare salire sui tetti , chiedere la sfiducia al governo sapendo che poi qualcuno al loro interno la boicoterrà , e tante belle parole che poi vengono smentite dai fatti.
    Io direi basta. Non ascoltiamoli più perchè tanto loro non ascoltano noi.

    • Stefano says:

      @Zannino Francesco: per te non c’è differenza tra un politico che va comunque ad ascoltare sui tetti dove la gente protesta, e quelli che dicono che sui tetti “ci vanno i fannulloni perché i bravi studenti stanno a casa a studiare”?
      Dato per scontate tutte le critiche sulla insufficienza passata e presente della sinistra -o meglio, delle sinistre- politiche e parlamentari, puoi mettere sullo stesso piano Vendola e la Gelmini? Bersani e Quagliarella? De Magistris e Bondi?
      Chi boicotta la sfiducia al governo fa qualcosa di diverso dagli altri 311 che la sfiducia la hanno pure votata -e non tutti di sinistra- o no?
      Se per te non c’è differenza di nessun tipo come speri che la situazione possa cambiare? La rivoluzione è stata auspicata in passato da milioni di persone e tentata da qualche migliaio, il risultato allora non fu per nulla positivo. Pensi che si possa riprovare?
      Non ascoltare -non dico discutere ed eventualmente rifiutare, ma proprio non dialogare con nessuno- serve a raggiungere un obiettivo, qualunque sia?

      • @ Stefano
        Scusami Stefano. Io ho fatto 4 anni di fabbrica. E lo sai chi sono i peggiori. I sindacalisti. Tu ti affidi a loro e poi ti vendono. Tu ti fidi della sinistra e poi ti vendono ai padroni. So molto bene quello che dico fidati. E’ un po come il gioco del poliziotto buono e quello cattivo. Uno mena e ti dice parla , l’altro invece ti dice di tutto a me che quello e un cattivone.

        • Stefano says:

          I sindacalisti sono però lavoratori che si prendono la briga di risolvere problemi -anche- di tutti i colleghi.
          Tra loro ci sono quelli che cercano un modo per ottenere un prezzo conveniente al quale vendersi o vendere “collaborazione”, come ci sono quelli che organizzano le lotte che, in processi sempre contraddittori e faticosi, hanno comunque ottenuto diritti e stati dei lavoratori che ci consentonop di discuterne. I sindacati poi sono decine, e io ho conosciuto mandroni imboscati, parolai inconcludenti, furbacchioni, come anche persone molto perbene, madri e padri di famiglia sinceramente disposti a dare una mano a chi ne aveva bisogno, uomini e donne che hanno preso il rischio di “essere presi di mira” per difendere posizioni e principi.
          In ogni caso: qual’è l’alternativa?

  7. Mi sembra evidente che chi ha il potere sta guidando l’economia occidentale verso una depressione assai più grave di quella del 1929.

    E’ pure evidente che, mentre chi ha potere continuerà a vivere nell’abbondanza, presto gran parte della popolazione sarà costretta a tirare la cinghia come solo chi ha vissuto il secondo dopoguerra sa cosa significa.

    La nave affonda e quanti alloggiano nei ponti inferiori sono già con l’acqua alla gola, non ascoltarne la richiesta di aiuto è inevitabile in quanto per prestare aiuto dovrebbero cambiare tante cose.

    Se la protesta di quanti sono esasperati trascende in atti di violenza tanto meglio: si ha l’opportunità di reprimere duramente e ricacciare i reprobi sott’acqua.

    Una semplice prova che gli scontri sanguinosi (con eventuale morto) sono graditi al potere?

    Chi ha deciso che non si utilizzino più gli idranti antisommossa?

    Sono efficaci, spengono fumogeni e bombe carta impedendo gli incendi e disperdono la folla di “intemperanti” senza portare allo scontro fisico con le forze dell’ordine.

    Certo, vengono a mancare i veicoli dati alle fiamme, le esplosioni, il sangue che sgorga dalle teste, e le scene di violenza utili a turbare l’opinione pubblica per convincerla che è meglio non scendere in piazza a protestare.

    “Non è il popolo che deve avere paura del governo, ma il governo che deve avere paura del popolo.”

    Chi detiene il potere ha un solo incubo: che si ripeta uno sconvolgimento simile a quello che è avvenuto con la rivoluzione francese nel quale quanti avevano potere venivano decapitati senza fare tanti complimenti.

    Il potere ha paura, a Roma, a Parigi, a Londra, ad Atene … e pure a Cagliari.

  8. Stefano says:

    Ognuno vede -ma è ovvio e anche giusto- quello che succede con l’aiuto dell’esperienza.
    Sono quindi i NON nostalgici degli anni ’70 a ricordare come finirono le speranze e iniziò la reazione/riflusso che ha prodotto prima Craxi e poi ha incoronato Berlusconi.
    L’uso della forza può essere giustificato? Ammettiamolo pure, ma è giustificato se VINCE, non quando serve solo ad affermare la presenza e “L’incazzo”.
    Quindi o si prende, neppure troppo metaforicamente, la Bastiglia o la forza dispiegata non produce che marginalizzazione e slittamento della pubblica attenzione dalle ragioni -sacrosante, per me- delle mobilitazioni verso la riprovazione e la censura dei “metodi violenti”. Con l’effetto di perdere il diritto di farsi ascoltare dalla maggioranza delle persone -qualcosa che in democrazia serve sempre- e di giocarsi e perdere la simpatia o almeno la considerazione per quelle stesse ragioni che spingono alla lotta.
    E se ci si ricorda di chi ne ha tratto il maggior vantaggio, a partire da Cossiga e dalle strategie allora praticate e ora suggerite, non guarda indietro con nostalgia, ma ricorda con rabbia.

    • Stefano says:

      …non si guarda indietro con nostalgia, ma si ricorda con rabbia…

    • Stefano, entrare nel dibattito “violenza si”, “violenza no” sarebbe alquanto lungo e soprattutto porterebbe a capirci ancor meno “… se Allende avesse dato retta al MIR, Pinochet non avrebbe fatto il golpe” “…le BR erano pilotate dalla CIA per aumentare la repressione” e bla bla bla…

      io non rivendico “la violenza” (quale? come? contro chi?) come IL mezzo per fare politica, per prendere la Bastiglia. considero che esistono molteplici opzioni sui mezzi che si possono adottare a seconda dei contesti, degli obiettivi politici che si vogliono raggiungere e delle pressioni che si ricevono. si può salire sui tetti, manifestare con i palloncini, sdraiarsi sull’asfalto e anche tirare le molotov (consci del fatto che, se giudici prefetti o chicchesia lo vogliono, si potrà sempre trovare dentro del codice penale per queste azioni una corrispettiva sanzione). si può anche fare lo sciopero della fame, ma chiedere a uno dell’Euralluminia o della Vynils che non vede soldi da mesi di mangiar ancor meno di quel poco che mangia, mi sembra fuori contesto…

      non si può tirare fuori la strategia della tensione ogni volta che vola una molotov. è un refrain logoro. va bene dare consigli, va bene l’esperienza ma i contesti storici sono completamente diversi per poter fare un parallelismo tra oggi e allora.
      e tornando al post e tornando a Saviano: basta! sta diventando peggio di Sgarbi! il tuttologo che da opinioni su tutto! nella fattispecie, non ha nessun vincolo con il movimento studentesco e men che meno ha conosciuto gli scontri degli anni ’70 (al massimo avrà visto la Pantera, alla TV), con che autorità si mette a fare la paternale?
      (s)parlo ergo esisto

  9. su quello che è successo a Roma, credo che ognuno vede ciò che gli fa comodo vedere.
    i nostalgici degli anni ’70, si affrettano a mettere in campo Kossiga, gli infiltrati e i provocatori. l’oscura regia che tutto fa e disfa. fanno la predica ai ventenni di oggi, che alla fin fine sono i “proprietari” della protesta e avrebbero pure il diritto di definire le forme che a loro risultano più opportune per inscenarla . e vorrebbero insegnare loro come si contesta. che la violenza, no! mai! così noi l’abbiamo già fatto, non porta a niente…la strategia della tensione, ritorceranno la violenza contro le giuste ragioni della protesta. sarà, ma a me sembra che non ne abbiano affatto bisogno di attivare un costoso meccanismo se già fanno abbastanza con la repressione, la disinformazione. se l’obiettivo della censura sono pacifici democratici come Biagi o Fazio, vuol dire che non c’è molto altro che faccia paura…

    poi ci sono quelli che la non violenza è il credo e il fine ultimo del loro agire: cambierebbero il mondo con lo sciopero della fame e con la resistenza “passiva”. Peccato che Pannella dopo ogni digiuno ingrassa più di prima e continui a ondeggiare tra il PdL e il PD.

    personalmente, metto l’accento sul fatto che l’incazzo è diffuso, le prospettive di costruirsi un futuro vengono progressivamente disidratate e se magari vai in piazza ti mettono pure la multa perchè hai bloccato il traffico. sarà il caso, allora, che ti sollevi la sciarpa e abbassi il cappuccio…
    non metto l’accento nè sulle vetrine rotte nè sui provocatori, che sicuramente ci saranno stati, le une e gli altri. ma mi interessa riscontrare che, dopo aver occupato gru e monumenti storici, ci sia chi abbia anche deciso di puntare direttamente il dito contro i responsabili di questa crisi senza uscita. e ha assediato il Senato. Come ad Atene, Londra, Parigi…
    credo che ogni tanto è buono e giusto vedere il bicchiere mezzo pieno. si sta consolidando un soggetto sociale, gli studenti, che, dai tempi dell’Onda, sta dimostrando una consapevolezza e un agire politico che l’opposizione istituzionale neanche lontanamente. che siano loro a decidere, di volta in volta, i mezzi più opportuni per portare avanti la lotta. perchè, se finalmente questo paese dovesse cambiare, è grazie a loro che riuscirà a farlo. Con buona pace di Bersani, Veltroni, Di Pietro, Grillo e Saviano.

  10. Frakis says:

    La violenza è parte strutturale del potere e il suo monopolio è uno dei caratteri fondamentali dello stato. Quando i movimenti sociali contestano lo stato di cose presenti prima o poi si pongono il problema della violenza, di come gestirla, praticarla o non praticarla. Certo è che quando le contraddizioni vengono al pettine, e sono strutturali e di società, nessuna classe sociale, nessun gruppo di potere ha mai accettato di levarsi gentilmente dalle palle a seguito di manifestazioni con palloncini colorati, o perlomeno non solo con quelle. Ecco che emerge la violenza che, pur se ritenuta moralmente esecrabile, non può non far riflettere sulle sue cause e sul perché diventi di massa e condivisa (o comunque giustificata) da ampie fasce sociali (come è successo il 14). Se poi uno crede di risolvere tutto richiamando il fatto che “i giovani sono cresciuti con lo stadio in testa” o che si tratti di pochi teppisti da isolare, a mio modesto parere non è solo che non ha capito nulla dei giovani in piazza, dei movimenti, e della violenza: semplicemente ha già rinunciato a porsi delle domande.
    L’unica cosa che mi pare di poter dire è che i fatti del 14 mi ricordano molto una canzone di Paolo Pietrangeli che dice: “non siam scappati più”. Ecco Vito, si picchiano a noi ma non scappiamo più.
    PS: sul finire degli anni ’70, nel momento di massima espansione delle lotte sociali, i salari italiani erano tra i più alti d’Europa e per licenziare un lavoratore ci voleva l’ira di dio; oggi sono tra i più bassi e il caso della Geas o dell’Eurallumina parlano da soli.

    • esattamente! non son scappati più…credo che questa è l’unica analogia tra oggi e gli anni ’70.
      si riempiono pagine scrivendo della strategia della tensione, dimenticando che allora c’era un PCI che sfiorava il 30%, le BR e una sinistra extraparlamentare che facevano paura. ma oggi?
      un partito che viene dall’internazionale comunista che si propone di essere il centro del nuovo centrodestra? oggi la sovversiva è Milena Gabanelli

  11. Tre casi disgustosi. Non c’è da stupirci se presto arriveremo qui: http://tinyurl.com/2demxb9

  12. Dico sempre: sopportiamo tutto perché abbiamo la pancia piena.

  13. condivido totalmente le tue riflessioni e se mi permetti ne aggiungo alcune.
    Purtroppo ormai da tempo osserviamo come critici inermi a tutte le disfatte di questa nostra Italia: la lega e (gl)i (ex) fascisti al governo, un uomo che per paura di marcire in galera detta le regole a tutta la nazione, una economia malata e drogata da virtuali indici di produttività dettati da chi con avidità vuole sempre più accumulare ricchezza, … e noi, oltre a riderci sopra, a scandalizzarci, indignarci cosa facciamo? cerchiamo il colpevole criticando l’atteggiamento dell’opposizione che Democraticamente dissente, ma (ripeto) democraticamente altro non può fare…ed allora quale soluzione? non cadere nella trappola di chi ha voluto proporci una classe politica di infima qualità e che ci ripugna. Questa è stata una abile manovra per creare disinteresse e far calare la sensibilità verso le istituzioni.L’obiettivo è raggiunto: a votare si va sempre in meno; ed allora riprendiamo ad esercitare il nostro diritto: il voto, e scegliamo con coscienza e “disinteresse” da chi farci governare altrimenti continueremo a dire “… ma si picchiano a noi!”

  14. A. Mongili says:

    In questo paese, dove la destra ha usato la violenza col fascismo, con lo stragismo, e nei modi ricordati da Vito, la sinistra dovrebbe seguire Gramsci, che ci pregava di studiare, perché c’è bisogno di intelligenza, di molta intelligenza. La violenza cieca, lo spaccare le vetrine, non serve, è stupido come la retata messa in piedi dalla polizia e finita velocemente nel nulla (salvo per i malcapitati usati come comparse delle fantasie sadomaso di poliziotti a loro volta sfigatissimi). Hanno fatto bene Telese, Saviano, ma anche Vendola a ricordarlo. E’ importante perché questi ragazzi cresciuti con lo stadio in testa non hanno memoria di quello che noi abbiamo visto negli anni ’70.

    • Maurizio says:

      non si tratta di giustificare la violenza, ma se vogliamo mantenere la prospettiva su ciò che sta succedendo credo che sia il caso di sottolineare bene quali sono i motivi della rabbia e della frustrazione, cosa che Telese non ha fatto e che Saviano ha fatto solo di striscio. Solo Vendola ci ha provato. Per me è condivisibile la posizione assunta da Travaglio in questo articolo:

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/molti-sono-rimasti-colpiti-da-quel-che-e/82616/

      e penso sia opportuno, soprattutto per gli intellettuali che fanno opinione, leggere i commenti nel relativo forum, tanto per avere un’idea di cosa frulla nella testa del “paese reale”

  15. carola says:

    Io a Roma c’ero,e ho condiviso l’incazzo dei moltissimi che erano lá con me.
    Non ne ho condiviso e non ne condivideró le violenze.
    Detto ció: qui si picchiano a noi, tutti d’accordo.
    Ma cosa fare per protestare? bruciare le auto? Ma anche no!
    Propongo: sciopero della fame!Altre idee?

  16. e mercoledì la gelmini ,berlusconi,maroni ,la russa esulteranno perchè passerà la riforma,la polidori del cepu ringrazia…la complicità e la dabbenaggine di tutti noi

  17. no bersani non è in grado di dire niente ,la tragedia sta tutta quà, purtroppo quel tessuto di protezione dagli abusi non esiste più ,assistono inerti al disfacimento , picchieranno pure a loro? lo spero ,potrebbero svegliarsi

  18. Stefano says:

    Resta il fatto che la cagnara -cani sono e restano- dei giornalisti e dei giornali di regime ne ha approfittato per cambiare prontamente discorso: non la violenza politica/economica dei voti comprati e venduti al parlamento nazionale, non la violenza della spoliazione di diritti e futuro che la attuale generazione subisce, ma “la violenza dei dimostranti” e “i giudici che liberano i teppisti”.
    Come, tra l’altro, se il garantismo fosse possibile o giusto applicarlo ai ladroni imprenditori in proprio o di stato e -e certo!- ai poliziotti violenti che tradiscono l’impegno di essere al servizio del cittadino e non del potere.
    E qui vorrei solo ricordare i bei consigli che il non compianto Cossiga indirizzava al volenteroso Maroni, infiltrate, spaccate, fate odiare i manifestanti…
    Non è che poi si picchiano a noi e noi ci caschiamo?

  19. andiuarol says:

    tranquilli, sicuramente Bersani ci dirà cosa fafe.

  20. scusate volevo aggiungere che se io fossi stata a roma alla notizia della fiducia al governo con i voti comprati , avrei anch’io desiderato arrivare sotto monte citorio per urlare vergogna . mi sarei protetta la testa e messa la sciarpa sul viso per non respirare il fumo dei lacrimogeni e sarei andata avanti …e badate che ho una certa età,credo nella democrazia,rispetto le forze dell’ordine, sono una pacifista…ma sono convinta che le libertà vadano difese,che le analisi della realtà debbano essere più profonde non esistono buoni o cattivi, centomila persone in piazza qualcosa significherà o nò? poi tanto si picchieranno comunque comunque a noi…

  21. è proprio vero si picchiano a noi… un sindaco di roma…picchiatore fascista, un ministro considerato responsabile morale della morte di un poliziotto,un altro ministro che mordeva i polpacci dei poliziotti alle manifestazioni,i giudici insultati, la responsabilità penale non più personale secondo i seguaci di berlusconi…e saviano che fà la predica ,dimenticando che è sotto scorta per avere scritto un libro .questo non è un paese normale…

  22. bella Vito! mi sono un po’ saturato di sentir ficcare la parola “non violenza” in qualsiasi contesto, assurgendola ormai a fine politico e non a un semplice mezzo, uno fra i tanti che si possono usare a seconda delle occasioni e degli obiettivi politici che si vogliono raggiungere.
    così come mi son stancato dell’onnipresenza di Saviano su tutti i fatti di cronaca, sia essa nera, politica o internazionale (vedi l’attacco ai palestinesi…). suo malgrado vive da anni sotto scorta e in incognito, ma cosa ne saprà del movimento degli studenti?! che si organizzino come ritengono più opportuno! perchè, se qui si picchiano a noi, la, a Roma, si picchiavano a loro…

  23. Maurizio says:

    Grazie per questo articolo. Purtroppo diversi intellettuali (Saviano, ma anche Luca Telese, ad esempio) nei giorni scorsi sono scaduti in un perbenismo retorico e completamente scollegato dalla realtà nella quale stiamo vivendo da anni. Hai scelto tre esempi molto rappresentativi in un campionario enorme, che copre diversi anni di beffe e soprusi messi in atto con un’arroganza così plateale da risultare quasi incredibile. E’ evidente che a questo punto la misura è colma. Visto che neanche molti giornalisti autorevoli sono riusciti a farlo, complimenti per avere mantenuto la lucidità per interpretare quello che sta succedendo.

  24. Marisa says:

    Si picchiano a noi e pure forte!!!
    Questo è un preludio e neanche tanto preludio di dittatura …dolce???
    Perchè ai ragazzi che l’altro giorno venivano portati in questura venivano rivolte frasi tipo : ricordatevi di Bolzanetto…..magari chi ha detto tali frasi doveva ricordarsi anche che alla fine quei colleghi che nominava ………..erano tutti in torto (torto??che parola gentile), come i loro capi che hanno autorizzato la macelleria…….
    E meglio che mi fermi qui!!!!!!!!
    Mamma……….ma si picchiano a noi.

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