Giornalismo

I vecchi hanno paura dei giovani e, se possono, li offendono: Valentino Parlato docet

E’ da ieri che mi sento addosso una strana sensazione di disagio, come di un urlo represso. L’iniziativa organizzata a favore del quotidiano “il manifesto” e alla quale ho partecipato, portando con Elio Arthemalle una parte dello spettacolo “Oggi smontiamo l’Anfiteatro!”, mi ha lasciato un misto di sconcerto e rabbia per come è stato accolto l’intervento di un giovanissimo.

Sia chiaro che di questo voglio parlare e non della necessità di salvare il giornale, per il quale mi onoro di aver scritto tanti anni fa, e che ha e avrà sempre il mio sostegno, ideale e materiale. Non voglio parlare in queste righe della libertà di informazione ma di un’altra questione: della questione generazionale.

L’intervento del ragazzo è stato scomposto, ma più ingenuo che provocatorio. Ma, vivaddio, se anche fosse stato provocatorio, finalmente un ventenne che fa il ventenne, che trova il coraggio delle proprie opinioni, sale sul palco e dice: “Qui vedo solo persone anziane, non ci sono i giovani. A questo punto il manifesto può anche morire, voi non fate un giornale per i giovani, non vi occupate di loro. Perché perchè voi non potete fare più niente”.

L’ultima frase è stata un pugno nello stomaco. E infatti i vecchi si sono offesi.

Nelle loro risposte, c’è chi ha negato l’esistenza della categoria dei giovani, chi ha associato le parole del ragazzo a quelle del berlusconiano Bondi, chi ha ribadito che i giovani non esistono e che giovani si può essere anche a cinquant’anni, chi ha detto che quella del ragazzo era una “critica inutile”, chi addirittura ha contestato al giovane i suoi modi non eleganti, come se la buona educazione fosse una categoria politica importante per la sinistra che si dice rivoluzionaria.

Intanto il ragazzo, come se fosse a scuola, teneva timidamente il dito alzato, chiedendo di poter ribattere (cosa che non ha potuto fare).

Ma il peggiore di tutti, e mi spiace dirlo, è stato Valentino Parlato. Nel suo intervento finale, dall’alto della sua autorevolezza, poteva benissimo andare oltre le parole ingenue del ragazzo e trarre da esse ciò che di buono e giusto sicuramente c’era. Perché quel giovane (che comunque ha partecipato a quella assemblea, è andato ad ascoltare e ha preso la parola), non appartiene certo a quella categoria di ragazzi che Parlato ha delineato (“smarriti e confusi”) in maniera molto generica e strumentale.

Invece anche Parlato ha reagito da vecchio e non da intellettuale, spaventato dalle terribili parole: “…voi non potete fare più niente”.

L’illustre ospite è stato certamente lui sì maleducato e arrogante, quando con perfida raffinatezza ha affermato che il giovane doveva essere “analizzato” (jn senso psicanalitico, ovviamente), prima di liquidare tutto il resto con poche battute.

In quei momento ho incrociato gli sguardi dei “non vecchi” presenti, abbastanza disgustati da quanto stava avvenendo, e anche oggi diverse persone mi hanno esternato il loro sconcerto per le quanto visto e  sentito.

La questione generazionale sta affossando l’Italia. Affrontiamola, iniziando a ridare un senso alle parole: chiamiamo giovane solo chi sta sotto i 25 anni, tutti gli altri chiamiamoli e trattiamoli da adulti. Chi ha superato i 65 dia il suo contributo impegnandosi a passare il testimone e non sfrutti le rendite di posizione. E questo ovunque: nei partiti, nei giornali, nelle associazioni, grandi o piccole che siano.

Alla nostra società servono giovani preparati e non inclini al servilismo, e ai quali non si devono chiedere fideistiche adesioni a questa o quella consorteria. Ieri Valentino Parlato ha perso un ottima occasione per dimostrare che i comunisti sono diversi. Ma davanti alla paura della morte non c’è ideologia o cultura che tenga. I vecchi hanno paura dei giovani: lo sapevo già, ma ieri grazie a Valentino Parlato l’ho capito meglio.

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40 Commenti

  1. spessotto says:

    Volevo esprimere solidarietà al ragazzo che è intervenuto lunedì…..Anche io ero presente e non ho potuto fare a meno di notare la scarsa presenza di giovani all’incontro……..Mi sembrava logico che la cosa venisse sottolineata da qualcuno dei presenti, quello che non mi aspettavo era la reazione alle parole di Giovanni. Sono rimasto basito davanti a certi accostamenti (Bondi??), ad interventi venati di paternalismo e ad una certa superficialità nel rispondere alla “provocazione” del ragazzo. Mi chiedevo dove fosse finita la mia sinistra, quella che non ha paura del dialogo. Le parole che sono state utilizzate nei confronti di Valentino Parlato e in generale del “manifesto” possono sembrare “forti”, forse non le avrei utilizzate in quel modo ma comunque va dato merito a Giovanni di avere dato una scossa, una vera boccata d’ossigeno ad una serata che rischiava di trasformarsi in una celebrazione dei bei tempi del giornale o peggio in una sua “sacralizzazione”.

    Parlato ha sottolineato più volte l’importanza di ricevere stimoli e proposte da parte dei lettori per contribuire a superare l’attuale crisi…….Bene, Giovanni ha dato il suo contributo, si può essere d’accordo con lui o meno, in ogni caso il suo intervento merita lo stesso rispetto che va riservato a quello degli altri lettori.

    Mi auguro che qualcuno rifletta su quel ” il giornale non parla ai giovani”……c’è tanta verità in quelle parole. Il manifesto resta una splendida “anomalia” nel panorama editoriale italiano ma questo non basta. Vero è che tante volte ha scritto e scrive ancora di questioni care ai giovani come la disoccupazione, la crisi dell’Università, cinema ma questo sembra non bastare a giudicare dalla scarsa partecipazione giovanile all’Adriano. Come mai? A chi vuole parlare oggi il giornale? Non ai “giovani” oppure ai “vecchi” perchè sono delle categorie che non riconosce. Vuole parlare al blocco sociale originario della sinistra? Quanti operai, studenti, immigrati, operatori di call center o similari erano presenti in sala?

  2. L’unica cosa che i vecchi rimproverano davvero ai giovani è di essere giovani.

  3. Alberto Diana says:

    Seguo il dibattito sull’incontro di lunedì al Teatro Adriano dal principio, e ora anche io ho deciso di dire la mia. Prima di intervenire ho preferito che venissero scoperte le carte in tavola dagli attori della discussione per sopperire ad una mia mancanza: infatti, per mia sfortuna, NON ho potuto ascoltare l’intervento del “giovane” (che è un mio amico e per dovere di cronaca si chiama Giovanni, non Pietro come ho letto da qualche parte). Però ho assistito al resto del dibattito, notando l’evidente cambio di rotta in seguito all’intervento di Giovanni e condividendo appieno le stesse impressioni sull’età media delle persone presenti in platea.
    Per quanto non condivida le sparate (ammesso e non concesso che Giovanni ne abbia fatta una, sia chiaro), le risposte successive al suo intervento non hanno certo fatto onore a Parlato e tutti coloro che han fatto “catenaccio”, passando dunque da una (supposta) ragione al torto. La prima domanda che mi sorge è:
    Se delle persone rispettabili che difendono con questa asprezza un principio sacrosanto come la libertà di stampa di fronte ad un intervento fatto in buona fede (e che per conoscenza personale considero critica e decisamente sensibile all’argomento), in che modo credono di poter sostenere un confronto con quei nostri coetanei (e purtroppo son la stragrande maggioranza) che invece tutto questo problema lo ignorano?
    Ritengo che una delle cause fondanti della condizione di crisi permanente del manifesto (e l’incontro in parte l’ha dimostrato), al di là delle condizioni politiche che lo stanno letteralmente strozzando (e su questo mi pare che ci si trovi d’accordo) sia dovuto ad un evidente problema di comunicabilità, ovvero non riuscire a farsi portavoce dei cambiamenti della società. L’equazione è semplice: se un giornale non ha lettori, non funziona. Ciò non mi sembra affatto buono per una testata dichiaratamente di sinistra.
    Per quanto sia d’accordo sul fatto che il contributo in termini di libertà di informazione e divulgazione culturale del manifesto sia fondamentale, ritengo che prima di consigliare dall’alto di un palco ad un ragazzo, solo, nel mezzo platea di <>, sia necessario che il quotidiano stesso si faccia un esame di coscienza non solo con la sua base di lettori e sostenitori ma con la società intera in un confronto sincero, condiviso e partecipato.
    Condivido quanto detto da Antonello Zanda quando fa notare che nel famoso intervento di Giovanni non siano state avanzate proposte reali. Diciamolo onestamente, però: in un clima da encefalogramma piatto come quello di lunedì sera, questa richiesta di “concretezza” non avrebbe trovato alcuna risposta se non ci fosse stato l’intervento; che, tra l’altro, sempre Antonello ha giudicato volgare: si può discutere sulla forma espositiva, ma non sul suo contenuto più puro. Ritengo invece che sia decisamente più volgare ignorare il fatto di lunedì come se nulla fosse accaduto perché vorrebbe dire dimostrare una sordità molto pericolosa, che un quotidiano come il manifesto, che ha la pretesa di tornare a vivere – e si badi bene, non di continuare a sopravvivere – non può certo permettersi.
    Spero dunque che si possa riprendere il dibattito in una sede distinta da quella di lunedì: magari senza un palco e una platea, tutti allo stesso livello e con una consapevolezza maggiore sugli obiettivi comuni e gli strappi (generazionali e non) da provare a ricucire.

  4. sono il “GIOVANE” che è intervenuto al dibattito,
    scrivo su questo blog perché mi sento tirato in causa dai vari interventi ( in modo non corretto ) e vorrei chiarire il mio punto di vista.

    premetto che durante il mio intervento non ho usato mezzi termini, sia perché mi piace parlare in modo chiaro e sia perché credo che il “garbo” ( di cui sono stato accusato essere privo ) risieda ben oltre le parole.. insomma a essere educati e garbati nel parlare ce la siamo presi un po’ tutti in culo!

    non ho usato mezzi termini anche perché confidavo in quella BRILLANTEZZA INTELLETTUALE e INTELLETTIVA che mi aspettavo di trovare in sala… ma non è stato così e per questo voglio chiarire un po’ di cose…

    dopo il mio intervento ho assistito a una lezione di semantica sul termine GIOVANE.. questo mi ha fatto capire che, per l’ennesima volta, per le persone è veramente difficile guardarsi con occhio critico…

    ho detto durante l’intervento che se il motivo per cui eravamo là era quello di tener vivo un “pezzo di carta”, il Manifesto, allora io non ci stavo e avrei preferito che morisse… mi aspettavo che “MENTI BRILLANTI” cogliessero il significato ultimo delle mie parole, ma così non è stato…

    allora rispondo a Parlato e a Antonello ( che stimo e ringrazio per le opportunità che mi ha offerto )
    Non dobbiamo salvare il giornale fine a se stesso.. il giornale non può essere il fine… è questo che trovavo assurdo sentire in quella sala.. “salviamo il giornale”.

    Dobbiamo salvare ciò che il giornale è nato per essere, l’idea che sta dietro e sopra e prima del giornale stesso. dobbiamo salvare ciò che il giornale rappresenta e vedere lo stesso come UN MEZZO e non come IL MEZZO o IL FINE..

    Quando ho tirato in ballo i giovani e i vecchi, in fine, dicendo “voi non potere fare più niente” volevo semplicemente far notare ai signori in sala che tra 20-30 anni quando loro non ci saranno più, le loro idee saranno morte con loro, proprio per il fatto che di giovani non se ne vedevano in sala.

    non ho detto “il manifesto non parla di giovani”, ma “il manifesto non parla AI giovani” e “il manifesto non è fatto da giovani”…

    se non ci verranno dati i mezzi per contrastare questa società, se non ci verranno fornite le conoscenze per portare avanti le idee per cui il Manifesto è nato, il giornale morirà con gli ultimi nostalgici… e questo non perché i “giovani” se ne sbattono, ma perché dei giovani si ha paura e allora è meglio insultarli e non ascoltarli…

    forse come ha detto Parlato io avrò pure “smarrito la bussola e l’orientamento”, ma le sue parole mi hanno fatto capire che sulla poltrona, su cui sta seduto, si sono ben accomodati anche quegli ideali che l’han mosso in gioventù, e che ora sono solo una stanca ombra di cui rammentarsi nei lenti discorsi con i vecchi compagni….

    Joe

  5. Stefano says:

    Antonello, non farti accecare -la tua vista ci serve!- dal risentimento e magari dal grande rispetto che provi per Valentino Parlato.
    Scrivi: “per darvi ragione e cercare consensi vi esercitate senza risparmio nel gettare fango e non lesinate in menzogne. E prendo atto che nessuno è intervenuto quando Parlato era là: molto meglio colpire alle spalle.”
    1) Valentino Parlato ha chiuso gli interventi, come intervenire per commentare? L’unico intervento possibile era il fischio -non lo farei per nulla al mondo-. Scrivere pubblicamente e in un forum di dibattito non può essere considerato “colpire alle spalle”, manteniamo le proporzioni.
    2) Fango e menzogne? O semplicemente si è capito qualche altra cosa, che tu hai inteso diversamente? Mi pare decisamente fuori bersaglio. Credimi, non sarà così, ma certo questo mi sembra un arrogante modo di porsi e rispondere, con sottinteso accigliato “come ti permetti” e “ma sai con chi parli?”, davanti a persone che possono essere interessate a un dialogo ma DAVVERO non hanno una piena idea di chi e cosa hanno davanti. E di sicuro non glielo puoi fare capire così. E’ utile alla sopravvivenza del Manifesto?
    Stefano Fratta, azionista del Manifesto.

  6. “Prendo atto che per darvi ragione e cercare consensi vi esercitate senza risparmio nel gettare fango e non lesinate in menzogne”. Caro Antonello, cerchiamo di moderare i toni e di non offendere nessuno. E’ così difficile ammettere che di quanto avvenuto lunedì ci sono due differenti interpretazioni? Perché ci accusi di essere in malafede? Questo è molto grave da parte tua.

  7. Aspide says:

    Anche io ero presente, e quando ha parlato il ragazzo ho provato sollievo a sentire una voce giovane che tentava di scuotere la polvere della saccenza e dell’immobilismo che si respirava. Certo per dire quello che ha detto è stato diretto e impietoso come solo i giovani sanno fare, ma il cuore del discorso era giusto. Noi adulti viviano e costruiamo il futuro, ma dimentichiamo spesso che il futuro sono i giovani ed è a loro che dovrebbero essere rivolte le nostre attenzioni per aiutarli a crescere e a formarsi così da essere capaci un domani di prendere il testimone e continuare il nostro lavoro e possibilmente farlo meglio, senza invidie o gelosie ma con l’orgoglio che siamo stati noi a dargli le basi.

  8. Stefano says:

    1) Osservo che anche ci non c’era e non ha sentito nulla coglie l’occasione, ed è spesso questo lo stile delle discussioni in rete, purtroppo, per istituire discorsi e ragionamenti “giovani contro vecchi” -e viceversa- completamente estranei a ciò che se si detto e ascoltato. Nulla di male, se non che si riprende a tracciare linee tra “voi” e “noi” che semplicemente non esistono. Malissimo se si prende a insultare “gli intellettualoidi del cazzo” evocando mazze fumogeni, invitando a rivolte e violenze contro “vecchi intellettualoidi” che non pare che i “giovani” riservino neppure a chi direttamente li opprime e sfrutta. Lasciamo che a odiare la cultura siano i fascisti, o riconosciamo i fascisti anche da questo. Barone, sa tiranniaa, ajooo…
    2) Il giovane intervenuto ha -volutamente?- provocato (non ci sono giovani, allora è giusto che il Manifesto muoia). Provocazione utile a vivacizzare un dibattito, ma priva di elementi di riflessione che andassero al di là della superficie “anagrafica” e dell’età media dei presenti.
    3) In realtà l’assenza dei “giovani” non significa solo la distanza accumulata e il gap generazionale, che è incolmabile per definizione, tra Parlato e il “giovane”. E’ segno anche di tempi mutati -qualche giovane c’era, e qualcuno aveva la pelle nera- in cui i moltissimi “giovani” non sono presenti neppure a loro stessi, altrimenti non sarebbero così passivi.
    4) Uno dei fatti su cui riflettere è la progressiva scomparsa della abitudine al supporto fisico -cartaceo, nel caso in questione- in buona parte delle giovani generazioni. Il giornale di carta, sia o meno un foglio espressamente militante, è sempre meno letto, e al suo posto c’è il flusso non filtrato di informazioni -caotico e impersonale- della rete, che si somma al flusso orientato e diretto dei media (tv e anche radio) anche questi provvisti di indirizzo e di interessi da rappresentare e difendere e spesso di un padrone personalmente inteso. Ancora prima di interrogarci se sia un progresso dobbiamo riconoscere che è un fatto.
    5) La vita delle opinioni e delle espressioni eterodosse deve essere garantito non solo dal “mercato”, che premia anche e soprattutto chi SI vende e chi compra, ma anche, come bene pubblico primario, da finanziamenti pubblici che possano almeno in parte riequilibrare le storture del “mercato” cui -per esempio- il Manifesto non si piega.
    6) La riunione, comunque interessante, si sarebbe potuta organizzare meglio, e la giornata non era delle più adatte. La risposta di Parlato, come di Marco Ligas, mi è apparsa però non tanto infondatamente quanto inutilmente risentita, e anche venata di una qualche -notevole- arroganza. Lo scomposto intervento del “giovane” -non so il nome perché non lo ha detto ma si e qualificato come tale- era comunque l’apertura di un dialogo a cui era interessato, se no non sarebbe intervenuto e rimasto. Farsi capire invece è il senso della fatica e del lavoro quotidiano di chi fa un giornale, e a maggior ragione se si fa un giornale di intervento politico. Se ci si trincera dietro il fastidio più o meno giustificato, si fallisce per rinuncia, ed è il peggior modo.

  9. Caro Vito, la parola “giovane” , come ben sai, è tra le più ambigue usate nella stampa. Esempio, se c’è una strage del sabato sera e muore una persona di 40 anni, viene detto “si è schiantato un giovane”, se la stessa età è quella di un bandito che rapina una banca, viene apostrofato come “un uomo”. Banale esempio per dirti che c’è molta confusione sul concetto e c’è, da una parte, la voglia di mostrare “una società sempre giovane” (perchè no immortale?) e dall’altra non prendere in considerazione in assoluto i gravi problemi (soprattutto di lavoro ed economici) che almeno due generazioni (“giovani” e un po’ “meno giovani), stanno affrontando. Inoltre, altrettanto banalmente ci sono i giovani che non sono contenti del mondo che li circonda ed altri (colpa probabilmente anche dei loro genitori) i quali si attaccano penosamente ai miti berlusconiani.
    Insomma credo che lo standard di riferimento (nel bene o nel male) non sia l’età, ma la storia personale, i propri convincimenti, il carattere etc. I “vecchi” ingorgano il mondo? possibile, ma ci sono anche vecchi interessanti. Manoel de Oliveira ha 102 anni e (beato lui!) ha ancora la forza di fare un cinema sperimentale (consiglio a tutti di vedere i corti girati alla giovane età di 100 anni!). Caro Vito, in realtà, a parte questo discorso sui “giovani” , ti vorrei pure far notare come Valentino Parlato (io ero in prima fila, mi hai visto), non ha usato la parola “analisi” in senso psicoanalitico, bensì proponeva un’attenzione maggiore proprio sul problema generazionale. Nessuno poi ha impedito alragazzo (?!) di riprendere la parola.
    Scusa la lunghezza, buon proseguimento eli

    • Monica says:

      Il ragazzo in questione ha tenuto la mano alzata per buona parte degli interventi successivi, perchè avrebbe voluto ribattere agli interventi successivi che hanno totalmente travisato tutto quello che ha detto. Io ero dietro di lui e vedevo che continuava a cercare educatamente di intervenire, ma nessuno gli ha ridato la parola per dargli modo di spiegare. Continuava a scuotere la testa dicendo: non ho detto questo.
      E’ vero, nessuno gli ha impedito fisicamente di parlare di nuovo, non gli è stata tappata la bocca, ma non gli è stato dato modo di ribattere. E anche io come altri ho inteso la parola analisi detta con tono leggermente risentito da Valentino Parlato nel senso nel quale la ha intesa Vito.

      • Antonello Zanda says:

        Queste sono falsità. Io ho ripetutametne osservato il giovane per vedere se voleva intervenire, i nostri sguardi si sono incrociati ripetutamente e quando ha visto che lo guardavo non ha mai chiesto di intervenire. Se avesse voluto intervenire si sarebbe alzato come ha fatto la prima volta. Non solo: quando Parlato ha chiuso lui non era più al suo posto e non sono riuscito a individuarlo in sala. Prendo atto che per darvi ragione e cercare consensi vi esercitate senza risparmio nel gettare fango e non lesinate in menzogne. E prendo atto che nessuno è intervenuto quando Parlato era là: molto meglio colpire alle spalle.

      • Monica says:

        Mi rivolgo ad Antonello Zanda che mi accusa di dire falsità. Io posso pensare che lei non si sia accorto del fatto che il ragazzo abbia ripetutamente, nel corso dei vari interventi, cercato di prendere la parola tirando su la mano ( e se vuole le specifico anche che aveva l’indice alzato). Ma posso assicurarle che ciò è successo. E posso anche assicurarle che è rimasto al suo posto durante tutti gli interventi, spostandosi solo dopo che la discussione è finita. Il giorno non ho preso la parola semplicemente perchè avevo mia figlia di tre anni e mezzo addormentata in braccio. Ringrazio invece Vito per avermi dato modo di esprimere il disagio provato lunedì sera durante gli interventi e di avere in qualche modo fatto si che anche lei ne venisse a conoscenza. Non riesco a capire se poi la seconda parte del messaggio si rivolga a me personalmente, dato che non do mai ragione a nessuno per partito preso, non cerco consensi, e non mi pare di avere gettato fango e detto menzogne. Non era mia intenzione offendere nessuno ne tanto meno colpire alle spalle persone che non conosco e con le quali non ho niente a che fare nè direttamente nè indirettamente. Prendo atto invece del fatto che non sono gradite eventuali critiche.

  10. Michele says:

    Ero presente all’Adriano, lunedì, e anche io non volevo credere alle mie orecchie per la supponenza e la suscettibilità con cui quasi tutta la platea ha accolto le parole di quel ragazzo. Da un pubblico indiscutibilmente preparato e informato, non mi sarei aspettato tanta superficialità, quella di fermarsi ad analizzare il metodo (irruento, scomposto, emotivo) dell’intervento di un ventenne, senza raccogliere la questione di merito incontrovertibile: in sala non esistevano gli under 30. E’ un fatto, che già di per sé valeva una critica, una di quelle che Parlato aveva invocato.
    Ed è stato davvero lui il ‘peggiore in campo’, che a supponenza, suscettibilità e superficialità ha aggiunto l’offesa. Perché all’analisi psichica si è evidentemente fatto riferimento. E se così non è stato, forse si è trattato solo di un intervento irruento, scomposto, emotivo. Che se perdono a uno studente di 20 anni non lascio correre a un intellettuale di 80.

  11. accidenti quanti interventi e quanti equivoci, non mi meraviglia che in Italia le cose finiscano soltanto in chiacchiere.
    1) Intanto i poveri sono sempre più poveri
    2) i vecchi lavoratori in genere sono ignorati da tutti
    3) I figli dei poveri hanno sempre meno possibilità di futuro
    4) Al Governo Italiano le cariatidi dominano quasi a sfregiare ogni buon senso.
    Soltanto i figli dei re hanno diritto a mangiare la torta

    5) Mi sembra che e essere Gay al governo oggi è meglio di donna al governo.

  12. Matteo Mascia says:

    Gentilissimo Vito,
    Ho letto il tuo articolo relativo all’intervento di un ragazzo durante la serata organizzata a sostegno de “Il Manifesto”. Desidero precisare che politicamente ho una formazione nettamente diversa dalla tua, fatto che non mi impedisce di leggere Il Manifesto quasi quotidianamente. Un prodotto di ottima fattura che ogni giorno cerca di raccontare pezzi d’Italia che sono isolati dall’informazione embedded che ci caratterizza. Sono una delle poche testate senza padroni che si può permettere di non badare troppo a sponsor e poteri forti, status garantito dai finanziamenti alle coop. di giornalisti. Fondi che noi tutti dovremmo difendere con costanza. Detto questo, credo che il “giovine” gentilmente intervenuto durante il dibattito non sia assiduo delle sedici pagine in questione. Dire che il giornale non parla di giovani è una bestemmia. Ogni giorno si parla di università, di istruzione, di fabbriche, di carceri e di territori. Inoltre, la maggior parte dei lavoratori e dei soci della cooperativa (oltre 90 buste paga) non può essere certo ascritta alla terza età. Hai preferito usare le parole del giovane per attaccare un uomo come Valentino Parlato. Nel tuo articolo non lo hai fatto, forse sarebbe meglio spiegare a chi legge cosa ha fatto Parlato in gioventù. Il ragazzo che ha mosso obiezioni del tutto gratuite forse non sa che Parlato si è impegnato fattivamente in Libia durante il secondo conflitto mondiale. Un attivismo che lo ha portato ad essere espulso dalla sua terra natale all’indomani del conflitto in un periodo in cui la Cirenaica e le regioni limitrofe erano esposte alle “attenzioni” di Londra. Veniamo poi alle presunte rendite di posizione. Forse a causa dei miei 23 anni e della mia scarsa anzianità professionale confesso di non sapere della tua collaborazione col quotidiano romano. Spero che abbia conservato un rapporto che vada oltre la semplice colleganza con qualcuno dei giornalisti del Manifesto. Dovresti quindi sapere come vengono gestiti stipendi e compensi all’interno della coop. Norma Rangieri, stimata direttrice che forse non riserverebbe simili parole per me, percepisce uno stipendio di poco superiore ai 2.000 euro. Sono certo che conosci le tabelle di cui al Contratto nazionale di lavoro giornalistico, parlare quindi di rendite per il povero Parlato mi sembra quindi che rasenti l’insulto. Sappiamo entrambi che in altri quotidiani, quelli a cui magari tu guardi con particolare simpatia c’è una notevole presenza di direttori, condirettori e vicedirettori. Saprai meglio di me come vengono trattati collabortaori e giovani redattori in queste testate che si autoproclamano paladini dei diritti ed uniche voci libere nel panorama editoriale. Credo poi che Parlato possa godere della pensazione Inpgi, beato lui. Quindi perchè dare acriticamente ragione alle parole di uno studente gentilmente intervenuto ad una serata di sostegno per il Manifesto? Credo che i giovani abbiano molto da imparare da alcuni anziani.
    In attesa di una tua risposra colgo l’occasione per augurarti buon lavoro.

    Cordialità

    • Caro Matteo, forse non hai letto attentamente il mio articolo. Non era mia intenzione parlare del Manifesto ma della questione generazionale. Da quello che scrivi poi, mi sembra di capire che tu non fossi presente alla manifestazione.

  13. Antonello Zanda says:

    Scrive Vito:
    «L’illustre ospite è stato certamente lui sì maleducato e arrogante, quando con perfida raffinatezza ha affermato che il giovane doveva essere “analizzato” (jn senso psicanalitico, ovviamente), prima di liquidare tutto il resto con poche battute.»
    Caro Vito trovo sconcertante quanto scrivi, e questo sì offensivo, perché non corrisponde al vero. Io ero al fianco di Parlato e ho sentito e ho colto quello che era ovvio cogliere nell’intervento di una persona che ha sempre testimoniato buon senso: Valentino parlava di analizzare i giovani nel senso di coglierne le istanze, per capire che tipo di risposte Il Manifesto può elaborare per venire incontro a quella valutazione provocatoria (io no credo che ofsse una mera provocazione). Questa dell’analisi psichica è una sciocchezza che non sta in piedi.
    Aggiungo a ciò che questo uso veramente becero delle categorie di “giovani” e di “vecchi” la trovo inadeguata per capire la realtà. Di quali giovani stiamo parlando? Quelli che cantano “meno male che Silvio c’è”, i fighetti della discoteca, quelli del popolo viola o quelli che dentro l’Università e nelle scuole superiori lottano per una scuola migliore? Eppure gli uni non sono meno giovani degli altri. È vero: non c’era una grande rappresentanza di giovani ed era evidente, ma questa era l’unica cosa evidente. Altro è dire che chi non è giovane e ha i capelli bianchi o è calvo è un vecchio bacucco e inservibile e che se ne deve andare in quarantena. Dobbiamo considerare un peccato che tanti che sono cresciuti e si sono formati in questi 40 anni siano sensibili ai richiami del Manifesto e in questo momento di crisi siano venuti a sostenerlo? Questo modo che hanno tanti di lisciare e blandire i “giovani” per cui basta che uno di loro apra bocca con la presunzione di rappresentare la categoria e tutto quello che dice merita di essere sottolineato solo perché è giovane è una modalità cieca di leggere le cose. Quello che mi è chiaro è questo: dire che il Manifesto è meglio che muoia è una solenne cazzata: detto da un giovane o da un meno giovane, da uno di destra o di sinistra, resta una cazzata e come tale deve essere valutata. Questa è la mia modesta opinione. Il fatto che non ci fossero giovani testimonia invece di una mancata capacità di coinvolgere da parte degli organizzatori. Non c’entra Valentino Parlato che peraltro nel Manifesto non è direttore ma una firma storica importante, che porta con sé memoria storica e che merita per quello che ha fatto di scrivere e di parlare a tutti, a tutti, giovani e non. Il Manifesto è una voce importante o no? Rispondiamo a uan domanda di contenuto, non al target che per il Manifesto non esiste. Ci scrivono persone di tutte le età, chi è entrato nella redazione romana ha potuto vedere che ci lavorano giovani e meno giovani. Nei contenuti si rivolge a tutti affrontando temi e problemi che interessano anche il mondo giovanile: basti pensare allo spazio che il giornale e il settimanale alias dedicano alla musica, ai problemi del precariato e altro. Forse è vero che non basta, che ci vuole più impegno, più spazio… Ma questo si può dire di un quotidiano che è ralizzato da un gruppo di giornalisti e non, giovani e non. Io credo che il giovane che ha parlato all’incontro non conosce la storia del Manifesto e non legge il Manifesto che tanti, me compreso, non solo Parlato, perlomeno non solo lui, cercano di tenere in vita tutti i giorni, proponendo una voce alternativa alle altre voci del mondo dell’informazioni. Abbiamo due modi di veder le cose diversi, caro Vito, ben venga la diversità di opinione. Però cerchiamo di esser corretti e di non dire cose non vere.
    Con affetto.

    • Caro Antonello, perdonami ma non solo l’unico in sala ad aver inteso il verbo “analizzare” usato da Parlato in senso psicanalitico/psichiatrico. Quanto al resto, non ho nulla da aggiungere. Non sono l’unico ad essere rimasto perplesso da come gli intervenuti hanno risposto al ragazzo (vedi anche gli articoli su Democrazia Oggi), segno che evidentemente non mi sono inventato le cose.
      Ricambio ovviamente l’affetto.

  14. simona barone says:

    Nella scuola, si consuma quotidianamente la violenza nei confronti di giovani-uomini, che vanno tenuti sotto controllo…. dovesse partire da lì il germe della rivoluzione, cazzo quanti perderebbero privilegi!
    Anche la questione della vecchiaia è importante, i nostri nonni e genitori invecchiavano quasi con piacere, dopo una vita di fatiche il meritato riposo…mo se a una di 40-50 anni le dici signora(e) straluna gli occhi. Quindi l’offesa è non di poco conto!
    Un consiglio che darei ai ragazzi: la prossima volta che partecipate ad una assemblea di pseudointellettuali , spocchiosi del cazzo, e a maggior ragione se sono anzianotti, andate numerosi e portatevi le mazze al pari della assaltatrice al fumogeno. A Parlato, che consiglia la psicanalisi, invece, gli prescriverei un ciclo di conferenze in una classe con 30 giovani-uomini come quello che ha avuto “l’ardire” di chiamarlo vecchio, voglio vedè come se la cava.

  15. Per carità, giovani lo si è soltanto a vent’anni, non certo a 36 (la mia età), a 50 o all’età di Parlato. il ragazzo ha fatto benissimo, mischino: e ha preso forse la prima (non certo l’ultima) sbruncata contro il muro di gomma della vecchiaia che governa tutto il Paese. I vecchi odiano i giovani, è vero e assolutamente non smentibile. Non so se è paura della morte o timore di vedere incrinata la propria immagine, la posizione acquisita, forse è anche una azione di lobby piuttosto efficace, quella che i giovani non sanno fare, così come non sanno difendere (e pretendere) i propri diritti, anche quello alla “successione”. Vorrei che i ragazzi che oggi hanno vent’anni fossero tutti spudorati e provocatori, irruenti e impudenti, così come quelli della mia generazione – la più sfigata di tutte, e un pò anche per colpa sua- non sono (siamo) stati.

  16. antonello says:

    è difficile dire chi siano oggi i giovani in senso categorico: 25-30 anni sono solo barriere anagrafiche e selezionate su criteri che non rispondono più alle caratteristiche delle generazioni.oggi un trentenne, come un venticinquenne di vent’anni fa sta facendo il suo primo ingresso nel mondo del lavoro,un lavoro(superfluo dirlo) che nn garantisce ne la stabilità ne la prospettiva di costruzione di elementi stabili di crescita e di futuro. i partiti, le associazioni, le aziende si riempiono la bocca della parola giovani, e spesso riescono a convincerci che questi(noi) siano integrati nella società e rispecchino i diritti che gli competono. la verità è che alla nostra condizione non rispondono i sindacati, la politica, il lavoro, le relazioni.siamo una barchetta trainata da una nave che si chiama società degli anni ’80,oramai agli sgoccioli,oramai in porto.una nave spaventata però dal seguito di questa piccola barchetta.
    i giovani di oggi, 20′ 25′ 30′ devono prima di tutto stringere un patto Intra-generazionale,cosa che non può essere surrogato dalle società virtuali e prive di contatto umano che propina la rete,che non può essere surrogato dai media di ogni genere e specie.
    è la piazza, l’agorà che va ricostituita, solo cosi la nostra opinione avrà peso, la nostra generazione sarà rappresentata, il nostro pensiero si tradurrà in cambiamento.
    è facile sminuire(con cattiveria e superficialità) il punto di vista forse duro, forse non completamente condivisibile, ma sopratutto non sostenuto dai giovani e non annoverato tra gli stereotipi sociali ai quali rispondere con banali frasi fatte.
    ammiro il coraggio di chi si è esposto, mi nauseo della sordità di un pensiero collettivo in naftalina che appartiene a chi evidentemente i giovani li teme

  17. Chiarisco il mio intervento che vedo ha generato equivoco.
    Io non uccido i padri né ho mai pensato al parricidio.
    Dico soltanto che in Italia abbiamo agli organi di potere soltanto vecchi.

    Il Potere ha anche bisogno di menti più giovani, la giovinezza ha più capacità di invenzione e di amore
    disintersessato. Tutte virtù che nei più vecchi scarseggiano.
    Questo sistema di Potere continua a confermare una Politica autoreferenziale e verticistica e promuove arroganza ed egoismo continuando a fornire emolumenti in denaro a persone che dopo il privilegio del comando contnuano a far da sanguisughe in un sistema malato.
    Guardiamoci in faccia i giovani dei ceti meno abbienti sono senza fututo, ed i vecchi ricchi non cedono di un millimetro il loro assurdo potere.

    Persino il PD sbaglia sempre candidati perché non ha fantasia di accogliere persone nuove..i suoi errori sono sotto gli occhi di tutti

    In quanto al Manifesto, voglio che viva

    Credo sia auspicabile dare spazio alla gente che è ancora viva
    e non soltanto ai cadaveri dell’arrivismo e dell’individualismo più deleterio.

  18. Lady Luffa says:

    Io ho smesso di partecipare a queste riunioni. Non perchè pensi che non siano necessarie o perchè non condivida la lotta per salvare il manifesto piuttosto che gli alberi in viale trento o in piazza giovanni o mille delle altre importanti e preziose iniziative proposte a cagliari…
    Semplicemente mi sono stancata di sentirmi in eterna interrogazione come se fossi ancora al liceo ( ho 35 anni)….. non mi stupiscono dunque le parole di sconcerto di vito e di chi ha dovuto assistere, per l’ennesima volta, ad una sceneggiata di cui onestamente non abbiamo più bisogno.
    I giovani esistono? certo, ma non pensiamo che si possa essere giovani a 50 anni.
    Il manifesto va salvato? beh, direi si sì..e condivido le parole di vito.
    Chi ha superato i 60 anni e viene dall’esperienza del ’68, del ’77 e di tutto il resto che ben sappiamo, deve stare zitto, non può più insegnare niente o cosa? Ma scherziamo? Certo che ne abbiamo bisogno! ne abbiamo un viscerale bisogno, ci stanno sottraendo la memoria storica, politica e morale e solo chi viene dal passato può aiutarci a ri-definire il presente in vista di un futuro, prossimo, che sia diverso da questo amalgamato di non so più nemmeno io che cosa.
    ma a che prezzo? il prezzo di un’arroganza intellettuale di cui non abbiamo bisogno? o di una lezioncina da cattedra ormai impregnata solo di naftalina? sono andati in pensione da tanto eppure continuano nel loro ruolo di insegnanti sempre pronti a farti venire a scuola accompagnato dai genitori…a che pro? per riunirsi sempre gli stessi, nei medesimi luoghi in bloccati mentalmente in una eterna età dell’oro?? e dire che tanti di loro ti sputano addosso la loro capacità di gestire in maniera non violenta i conflitti, di esaltazione delle differenze di genere….!!!!
    scusate lo sfogo ma credo che trattando un ragazzo appena ventenne in quel modo si sia persa un’occasione: l’occasione di trasmettere tutto ciò che siamo finora riuscitia salvare e dovremmo preservare.
    Ecco, di questo abbiam obisogno, questo mi aspetto che facciano, umilmente, gli Eterni Over caglairitani, altrimenti, provocatoriamente, mi chiedo in in cosa si differenzino da quell’altro settantenne mitomane…

  19. “I vecchi hanno paura dei giovani” (citaz.)
    Nella politica come nelle professioni. Anzi, io aggiungerei “i giovani stanno reggendo il gioco dei vecchi, spesso senza accorgersene”.

  20. docpretta says:

    perchè dovremo dare dei sussidi per sostenere il manifesto? se non si sostiene da solo con l’affetto e la fiducia dei suoi lettori perchè tenerlo in vita? questo discorso si può estendere a tutte quelle testate che arrancano (sia di dx che di sx) e che da sole chiuderebbero bottega in pochissimo tempo. Ve lo dico da posizioni più vicine alla sx che alla dx, gli aiuti di stato servono solo a prolungare l’agonia. Tenere su un giornale come il manifesto solo per nostalgia non serve a niente e a nessuno.

  21. Il ragazzo per quanto goffo possa essere stato non ha torto.
    Pensiamo soltanto una cosa, l’Italia è l’unico paese del mondo che
    da il potere soltanto ai vecchi decrepiti o quasi
    Per il Potere anche i cinquantenni e sessantenni son troppo giovani..

    Se vogliamo rinnovarci davvero diamo spazio ai giovani

  22. Vi segnalo due interventi usciti sul sito Democrazia Oggi che riprendono quanto accaduto all’assemblea per il manifesto: “Una bella assemblea a difesa della libertà di stampa” di Andrea Pubusa, e “Un’assemblea di teste pensanti, che dribbla i veri problemi de Il Manifesto” di Gavino Piredda.
    L’indirizzo è http://www.democraziaoggi.it/

  23. Monica says:

    C’ero anch’io all’Adriano e, girando lo sguardo appena entrata, come quel ragazzo ho avuto l’impressione di una riunione per vecchi nostalgici. Con i miei 44 anni anch’io rientro nella categoria over 30 su cui quel ragazzo ha puntato il dito, eppure non mi sono sentita offesa dalle sue frasi, anzi. Hanno, spero volutamente ( altrimenti il non avere capito sarebbe ancora più grave), travisato le sue parole trattandolo quasi con sufficienza. E mi ha riportato alla mente il mio professore di filosofia che durante una riunione d’istituto cercò di umiliare un ragazzino di 14 anni reo di avere citato Marx durante il proprio intervento, mettendo a confronto la propria preparazione con quella del ragazzino, mentre avrebbe dal mio punto di vista dovuto abbracciarlo e portarlo ad esempio perchè anzichè cazzeggiare e basta come quasi tutti a quell’età, aveva trovato il tempo di informarsi su materie che ancora non facevano parte del programma scolastico. E’ il tipico modo di comportarsi di persone che vedono vacillare le proprie certezze, ma per età pretendono che il loro pensare diventi “dogma” . Oltre allo sconcerto ho provato vergogna e mi scuso con quel ragazzo per la pochezza delle persone che lo hanno attaccvato. Stiamo facendo alle nuove generazioni esattamente quello è stato fatto a noi quando eravamo giovani, non ricordandoci la rabbia che provavamo. Grazie Vito per le tue parole. Avrei voluto fotografare la tua faccia e quella di Elio perchè erano davvero eloquenti nel mostrare lo sconcerto che stavate provando in quel momento.

  24. matteo murgia says:

    grazie del resoconto vito.. ho in mente ben impressa l’immagine di quell’asssemblea.. ho paura che il manifesto oramai sia soltanto un logo.. e il tuo raconto lo conferma.. a si biri..

  25. Non credo che la questione generazionale sia un problema generico tra vecchi e giovani. Nel nostro Paese ci sono anziani che vivono dignitosamente l’avanzare dell’età e il conseguente passaggio del testimone delle responsabilità con i giovani. Sono quelle persone che hanno costruito qualcosa di solido, materialmente e intellettualmente, e ritengono che valga la pena portarlo avanti perché credono nel futuro. Chi invece guarda al proprio passato come un momento unico e irripetibile si meraviglia e indispone che non gli venga tributata la gloria perpetua. E’ con questi anziani che c’è il conflitto generazionale ed è, dispiace dirlo, con quei “giovani” che credono in ideali di seconda mano. Gli altri “giovani” che credono in ideali proprii, giusti o sbagliati che siano, questi nostalgici li hanno già mandati a cagare da tempo…

  26. spigolo says:

    Io non c’ero, ma provo un’infinita tristezza se penso a cosa può aver provato quel ragazzo. Eppure le sue parole (“Qui vedo solo persone anziane, non ci sono i giovani…”) potrebbero valere per moltissime situazioni italiane, e questa è una vera tragedia, soprattutto per chi ha meno di 60 anni. L’Italia da molto tempo è un paese straordinariamente ingeneroso con i suoi giovani. Oh ventenne, ascolta un cretino: scappa!

  27. Aemilius says:

    “Voi non potete fare niente…”
    Una lapide che cala sulla fossa di una generazione che non vuole rassegnarsi a smetterla di dare lezioni, sopratutto su quello che non sa e non ha saputo fare.
    Una generazione la cui colpa non è stata tanto (mi permetto di riprendere le parole di Mossad) fallire “perché non è riuscita a costruire quello che intendeva costruire”, quanto di aver costruito in età matura il contrario di quel che aveva asserito di voler costruire in gioventù; ma in compenso di averlo costruito con immutata supponenza, arroganza intellettuale e materiale, incapacità di confrontarsi con il diverso (e quindi con una realtà che cambiava lungo percorsi totalmente diversi a quelli previsti e metabolizzabili attraverso categorie interpretative mai messe veramente in discussione).
    Una generazione di studenti ribelli diventati docenti baroni, di sindacalisti diventati direttori del personale, di iconoclasti diventati tifosi del Lider Maximo di turno.
    Una generazione di fieri rivoluzionari, trasformatisi in assai timidi riformisti, quando non apertamente conservatori e reazionari (quante biografie di questo genere in Sardegna, a Cagliari…).
    Una generazione ritta in mezzo al campo di macerie che ha lasciato, ma ancora convinta di essere indispensabile.
    “Voi non potete fare niente….”: che lampo di verità nel buio e nel grigio…

    (PS: non ho vent’anni, ho passato da poco i 50).

    • Mossad says:

      Anche questo è un bellissimo intervento. Focalizza meglio quello che intendevo dire. Però io manterrei il rispetto per molti di questi vecchi combattenti, perché, appunto molti di questi ci hanno creduto a suo tempo e qualche risultato lo hanno anche ottenuto. Io ho passato da poco i 40, quindi sono vecchio!…

      • Aemilius says:

        Ma certo che chi ha tenuto duro merita rispetto, e molto: sono totalmente d’accordo. Anche perchè spesso ha pagato e paga tuttora con l’isolamento che tocca ai “fuori moda”, agli “intransigenti”, ai “radicali”; se non anche subendo forme più o meno larvate di stalking, perchè la presenza di chi rifiuta di allinearsi è sempre percepita male da chi fonda il proprio potere sull’altrui allineamento ed obbedienza e da chi nella pratica dell’intransigenza vede un silenzioso quanto insistente rimprovero al proprio aver ceduto ad ogni compromesso.

        Forse l’aver testimoniato che accettare la mutazione genetica di una generazione (mi scuso per l’aggrovigliato bisticcio linguistico) non era un esito inevitabile, e quindi aver testimoniato anche con la sola propria presenza la possibilità di resistervi, è il più concreto risultato che i “vecchi combattenti” hanno ottenuto. Ciò che, ovviamente, non può di per sè assicurare loro il diritto a dare lezioni di alta strategia politica alle giovani generazioni. La realtà è che oggi chi si è politicamente formato fra gli anni Sessanta e Settanta, anche gli elementi migliori, dovrebbe comprendere che il suo ruolo può essere al più quello del pater conscriptus che “passa” la tradizione e aiuta a legittimare la transizione generazionale, non di chi traccia (o peggio, “dà”) la linea; oltre che di chi attacca i manifesti e distribuisce i volantini, s’intende :).

  28. silvia says:

    “La categoria dei giovani non esiste”… e invece non è vero: solo che chiamiamo giovani le persone sbagliate. Viviamo in una società malata di giovanilismo, perciò consideriamo giovani i quarantenni e “nulla” i ventenni. E questo è un grande paravento dietro cui nascondere tante situazioni critiche. I giovani “veri” non li consideriamo. Non esistono. Noi quarantenni siamo “giovani” (quindi è “normale” che siamo precari, che viviamo in famiglia, o comunque dipendiamo da essa economicamente, che non ci prendiamo responsabilità…).
    Paura della morte, paura di affrontare i problemi, paura di essere superati da chi viene (cronologicamente) dopo di noi…
    E allora lo dico: NON sono giovane, alla mia età. Non lo sono i miei coetanei. Smettetela (e smettiamola) di considerarci tali, assumiamoci delle responsabilità, combattiamo per i nostri diritti e… cerchiamo di apprezzare i giovani (veri) che si mettono in gioco, magari sbagliano (come è giusto che sia, per dei giovani veri!) ma ci sono e “partecipano”.

  29. Mossad says:

    Quella generazione, quella del ’68, del post ’68, degli anni di piombo e del berlusconismo, ha fallito. Ha fallito perché non è riuscita a costruire quello che intendeva costruire. Non ci sono molte altre parole da aggiungere. Dal momento che nei suoi anni migliori non è riuscita a dare una svolta positiva al nostro paese è presumibile che non possa farlo neanche nella senescenza.
    Quando tutta questa gente non ci sarà più e quel tipo di sinistra sarà veramente e definitivamente crollato, allora si che sarà possibile vedere una nuova sinistra, si spera più responsabile e concreta. Altro che dividersi e polverizzarsi in mille correnti e partitini.
    Detto da chi vuole disperatamente essere ancora a sinistra, ma non con questa gente. Con tutto il rispetto, grazie per il vostro impegno del passato e anche per la vostra buona fede ma
    ora basta, non potete fare più niente. Forse una nuova generazione riuscirà dove voi avete fallito, magari ispirandosi ai vostri errori ma anche a quanto di buono comunque avete fatto.

  30. muttly says:

    Ma queste persone dove vivono e in che tempo credono di essere rimasti ?
    Credono che gli sia dovuto qualcosa, e da chi ?
    Se le loro questioni/argomenti/idee non interessano perchè non si mettono in discussione ?

  31. graziella says:

    Interessante quanto è successo ieri.
    Confesso che anch’io ho provato una strana sensazione quando sono entrata nella sala e ho visto che l’età media si aggirava attorno ai 60 anni.
    Luci soffuse, tante teste grigie e bianche.
    Adoro gli anziani.
    Sono persone che hanno tanto da insegnarci.
    Ero curiosa di sentire cosa aveva da raccontare un “grande vecchio” come Parlato.
    Ho ascoltato i vari interventi e intanto nella mia mente continuavo a chiedermi: “Come mai si respira quest’aria di vecchio?”.
    Quando il ragazzo è intervenuto con quella sua aria così pulita e schietta ho pensato che stava dando voce ai miei pensieri.
    L’ho ammirato.
    Ha avuto il coraggio di dire “Il Re è nudo”.
    Lo ringrazio per questo.
    Ma provo anche una grande tenerezza per tutte le persone che sono intervenute successivamente a difendere l’indifendibile: un paziente in coma profondo che si cerca di tenere in vita con iniezioni costose, esterne, di denaro.
    E tutti i grandi medici erano attorno al malato a dire che l’unico modo per tenerlo in vita era quello di assistere il paziente attraverso farmaci costosi.
    Ma cosa muove il mondo, i progetti, le persone? I soldi oppure la forza delle idee, dei valori, degli ideali?
    Il nostro giovane amico l’ha detto.
    E credo che i nostri amici “meno giovani” l’abbiano capito.
    Penso che ieri è successo qualcosa di molto bello.
    Che tutti siamo andati via con nuovi apprendimenti.
    E soprattutto….con il buonumore che ci hanno regalato VitElio!

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