Politica / Sardegna

La Sardegna sull’orlo del vulcano. Senza posizioni responsabili, Terzigno è dietro l’angolo

La Sardegna è sull’orlo del vulcano. La rabbia monta ovunque. Basti pensare che i sindacati registrano, al momento, oltre cinquecento situazioni di crisi: emergenze pronte ad esplodere in forme clamorose e difficilmente controllabili. L’obiettivo rischiano essere le sedi istituzionali, sul modello della protesta che da giorni porta avanti il Movimento Pastori Sardi.

Sotto questo aspetto, bene ha fatto il presidente Cappellacci, al termine di un vertice di maggioranza tenutosi stamattina a Villa Devoto, a chiarire che la trattativa verrà aperta solo con il “sindacalismo democratico”. L’occupazione della Commissione Bilancio da parte del Movimento può infatti rappresentare un pericolosissimo precedente che rischia di essere emulato.

Sgomberata l’aula, la politica però dovrà poi essere all’altezza della situazione e consentire alla situazione di uscire dalla fase di stallo in cui si è cacciata. I pastori devono fidarsi della politica, la politica deve affrontare seriamente questa crisi. Un’altra via d’uscita non esiste. Far salire la tensione per cercare di strappare qualcosa di più rischia di essere irresponsabile. Ma uguale irresponsabilità la dimostrerebbe Cappellacci se continuasse a non offrire risposte adeguate.

Anche l’opposizione di centro sinistra è ad un bivio. Nella notte il presidente Soru è stato a lungo dagli occupanti. Le testimonianze sono divergenti: c’è chi parla di un Soru che ha invitato i pastori ad inasprire la lotta, chi invece mette in risalto il tentativo di mediazione operato dall’ex presidente della Regione. Rimane una domanda di fondo: il centrosinistra cercherà di approfittare della vertenza dei pastori e di tutte le altre crisi in atto per cercare di dare una spallata alla giunta Cappellacci?

La crisi sarda è profondissima. Forse nessuno è riuscito a sondarla compiutamente, né in profondità né in estensione. La rappresentazione che se ne dà da anni è, infatti, di maniera. Le responsabilità non emergono con chiarezza e alla fine ci si limita a scagliarsi contro la politica, sia essa rappresentata dalla giunta regionale che dal governo nazionale che da un’opposizione confusa e inadeguata.

Tutti hanno soluzioni, nessuno propone ragionamenti. E in queste ore è anche difficile, ad esempio, affrontare con il giusto sguardo critico la protesta del Movimento di Felice Floris. Chi mette in discussione le loro argomentazioni e il loro modo di portare avanti la protesta, sembra che non voglia portar loro la giusta e doverosa solidarietà.

C’è aria di oltranzismo oggi in Sardegna, insieme ad una strana voglia di menare le mani, di portare il conflitto alle estreme conseguenze perché non si ha più fiducia nella mediazione della politica. Tutti invocano tutto e subito, molti non temono più lo scontro frontale contro lo Stato, ritenuto qui in Sardegna (e a ragione), inadempiente.

Ma lo Stato è inadempiente ovunque, e le cronache che ci arrivano dalla Campania stanno a dimostrarlo. Non è solamente alzando la voce e il livello dello scontro che le proteste sarde otterranno dei significativi risultati. Se chi manifesta viene lasciato da solo davanti allo Stato, alla fine non possono che arrivare i manganelli.

Oggi rabbia e ragione sono si fanno la guerra, come se l’una dovesse necessariamente escludere l’altra, senza capire che, paradossalmente, i pastori e Cappellacci sono costretti ad allearsi se vogliono affrontare seriamente i problemi delle campagne.

Se tutta questa rabbia che c’è oggi in Sardegna non viene trasformata in azione politica si sa già cosa rischia di succedere: non la guerriglia di via Roma ma quella di Terzigno.

6 Commenti

  1. L’unica cosa che mi chiedo e se esista un’alternativa valida al governo attuale. C’è una sinistra senza idee che fa “entrate che sembrano uscite” come dare 220 milioni ai pastori togliendoli ad altri settori che sono già in crisi per conto proprio. Un’opposizione che non propone alternative valide. Un’opposizione che si propone come alternativa al centro destra solo perchè sta dall’altra parte della barricata, non perché abbia idee, proposte o progetti.
    Da una parte abbiamo una maggioranza (perennemente impegnata a spartirsi le poltrone e creare nuove poltrone da spartire) che fa solo danni, dall’altra un’opposizione che non può fare danni ma che li vorrebbe fare volentieri (e a volte ci riesce pure!): Terzigno è davvero dietro l’angolo!

  2. luca olla says:

    il rifiuto da parte di sindaci della proposta di Bertolaso e quello da parte del movimento pastori di lasciare il “palazzo” evidenzia in tutta la sua drammaticità l’assenza di credibilità da parte degli interlocutori istituzionali. Questo crea il presupposto di un muro contro muro mortale sia per lo stato che per i cittadini.
    Il ribellismo non paga certo, ma le pulsioni distruttive, il tanto peggio tanto meglio si annullano solo con il dialogo e un recupero di fiducia tra opposizione e governo regionale, Bisogna tendere la mano non per tenere a galla un morto che cammina ma per ritrovare con la testimonianza quella credibilità e autorevolezza persa da tempo.
    Purtoppo il rischio non è diventare come Terzigno ma come la Jugoslavia.
    La credibilità

  3. Valerio says:

    Qualche giorno fa ho letto le analisi che hai proposto, quelle di Pigliaru, Maninchedda e Muledda, e a caldo avrei voluto dare una mia interpretazione. Ritrovo in queste tue righe l’idea che mi son fatto in quel momento, ovvero che non ci sono le condizioni perché si riesca a dare una lettura critica alla protesta dei pastori. Anche su Facebook, che si nutre di slogan, non ho visto altro se non prese di posizione acritiche a favore della lotta.
    Quando sono passato dalle parti di via Roma (e ti ho visto lì sotto la finestra della Commissione) ho avuto l’impressione che tutta questa storia dei “de minimis” non fosse altro che una sorta di “Su Connottu” perversa: allora si protestava perché la legge delle chiudende aveva minato un sistema economico millenario che garantiva un equilibrio sociale sostanziale, oggi si pretende che la politica paghi per i propri errori (la lunga mancanza di interventi strutturali per la sopravvivenza del mondo agropastorale) e soprattutto per gli errori di un sistema produttivo estremamente frammentato, ostaggio di industriali senza scrupoli e di una sindacalizzazione estemporanea priva di capacità interlocutorie. Quasi che la proverbiale testardaggine del pastore sardo debba diventare il linguaggio della mediazione (o meglio, della mancanza di mediazione). Se “Su Connottu” poi non è che la vecchia politica del mettiamoci una pezza con finanziamenti a pioggia, allora la perversione diventa quasi pornografia sociale.

  4. gianfranco says:

    Ho l’impressione che siamo sull’orlo di un gran casino. Per troppo tempo abbiamo dato retta, per onor del vero escluso qualcuno, alla politica della menzogna, della bugia, delle promesse dei fustini di detersino. La dirigenza politica e non è la stessa di 20 anni fa’ e senza carisma e capacità rispetto a quella che la preceduta. Ora tutto torna e la situazione è assolutamente esplosiva. Almeno a mio parere. Spero veramente di sbagliarmi.

  5. Stefano says:

    “c’è chi parla di un Soru che ha invitato i pastori ad inasprire la lotta, chi invece mette in risalto il tentativo di mediazione operato dal presidente della Regione”. Lapsus? Allora ti piacerebbe che fosse ancora presidente?

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