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Tutto vero! Per il Comune di Cagliari anche cimiteri, rotonde e le Zunk Towers sono… verde pubblico!

Lo sapevate che al Poetto ci sono le dune? E che il parcheggio Cuore dello stadio Sant’Elia è un’area verde, lo sapevate? E che il Parco di Molentargius invece non rientra nelle aree verdi riconosciute dal Comune di Cagliari benché sia un parco regionale, lo sapevate? Noooo? Non lo sapevate? Però per il Comune il cimitero di San Michele rientra nel cosiddetto “Verde Urbano Comunale”, come no? Non ci andate mai a giocare con i vostri figli? Ma dove vivete? Comunque, ora lo sapete e ci potete andare. Scaricate l’immagine presentata recentemente per presentare il Piano del Verde Urbano della Città di Cagliari e guadate bene la cartina. Poi ridete. O vi incazzate.
Fantascienza, fantascienza allo stato puro. Per arrivare ad affermare che a Cagliari ci sono 10,4 metri quadri di verde per abitante, l’assessore professore Giovanni Maria Campus conteggia aree che non possono essere intese come verde pubblico in quanto non sono fruibili oppure non sono verdi proprio per niente.
I casi più eclatanti? Il parcheggio Cuore del Sant’Elia e tutto lo squallido sterrato che costeggia il borgo. E il cimitero di San Michele? Area verde allo stesso modo di un parco vero come quello di Monte Urpinu. Anche l’ippodromo nelle fantasie del Comune è verde pubblico, così come l’area delle Torri di Zuncheddu!!! Tutto verde! Controllate voi stessi. Se Zuncheddu vede la cartina e la prende per buona gli viene un colpo e Campus ce l’avrà per sempre sulla coscienza, povero Sergio!
L’incredibile Campus arriva perfino a classificare a verde urbano comunale il prato dello stadio Sant’Elia (ripeto, non sto scherzando, verificate voi stessi), la rotonda del Poetto (quella nei pressi dell’ospedale Marino) e perfino lo spartitraffico centrale di via Dante !!!! Per questo che, a vedere la carta proposta dal Comune, Cagliari è una città sorta nella foresta amazzonica.
Ma non voglio togliervi il piacere di consultare la mappa e magari scoprire altre assurdità. Sappiate solo che quando si passa dal verde urbano comunale al verde di progetto, Campus conteggia aree evidentemente non fruibili, come i misteriosissimi territori del “parco urbano di San Lorenzo e su Stangioni” (dove in realtà il Comune vuole costruire la sant’Elia del terzo millennio), tutte le aree di via San Paolo e via delirando.
Per non parlare poi del cosiddetto “Verde urbano non comunale” nel quale rientra (ovviamente non fruibile) l’enorme compendio della Sella del Diavolo. È chiaro che in questo modo a Cagliari il verde pubblico dal ’96 ad oggi è aumentato del 98 per cento!! Se contavano anche il muschio per i presepi che ciascuno di noi conserva nelle proprie abitazioni forse arrivavamo anche al 200 per cento di incremento, è strano che l’assessore Campus non ci abbia pensato.
Ma l’aspetto più inquietante della mappa riguarda il Parco di Molentargius che il Comune non riconosce quale area verde. Errore materiale o segreta speranza che aprirebbe la strada a speculazioni edilizie di tutti i tipi? Secondo voi?
Fino ad oggi avevamo mantenuto una rispettosa considerazione dell’assessore all’Urbanistica Campus, se non altro per la sua capacità di prendere privatamente le distanze del delirio che sembra da anni aver contagiato gli abitanti del Municipio di via Roma. Campus fino ad oggi sembrava volutamente tenersi sdegnosamente distante dalle sparate di un Pellegrini o di un Anselmo Piras qualsiasi. La settimana scorsa invece, il giorno della presentazione del Piano, sentendosi clamorosamente inadeguato davanti ai luminosi esempi che hanno oscurato la sua stella, ha deciso di varcare il Rubicone e di lanciarsi in simpaticissime affermazioni come “con le piste ciclabili faremo contenti gli amici pedofili” e concludere il suo intervento con un clamoroso “Boia chi molla!”. Ma d’altra parte da un Comune e da un assessore che hanno il coraggio di dirci che al Poetto ci sono le dune, che cosa ci possiamo aspettare?

Scarica a uesto link la mappa del verde pubblico a Cagliari:
http://www.ufficiostampacagliari.it/news.php?pagina=3736

22 Commenti

  1. Elisabetta says:

    Anche se arrivo un bel pò in ritardo sull’uscita di questo articolo, che ho trovato per caso in seguito ad una ricerca sulla pianificazione territoriale, vorrei dire la mia.

    Devo dire che purtroppo l’assessore non ha sbagliato, nella pianificazione del verde si è attenuto esattamente alla classificazione del verde urbano secondo l’Istat.
    Infatti le definizioni che ho trovato in un documento dell’Istat recitano così:

    “Con verde urbano si intende quello, disponibile per ciascun cittadino, che include il verde storico, le ville, i giardini e i parchi che abbiano interesse artistico o storico e caratteristiche di non comune bellezza (tutelati dal Codice dei beni culturali), la aree a verde attrezzato (quali i piccoli parchi e giardini di quartiere), le aree di arredo urbano (piste ciclabili, rotonde stradali, gli spartitraffico etc), i giardini scolastici, gli orti urbani, le aree sportive all’aperto, le aree destinate alla forestazione urbana ed altre tipologie di verde urbano quali orti botanici, giardini zoologici, cimiteri, verde incolto.
    Le aree naturali protette (tenute, parchi nazionali, regionali e provinciali, etc.) e aree della rete Natura 2000 (Siti di importanza comunitaria – Sic – e Zone a protezione speciale – Zps – istituite per preservare gli habitat naturali della flora e della fauna selvatica) insieme alla superficie agricola utilizzata (Sau), cioè alle aree destinate ad uso agricolo che insistono sul territorio comunale, determinano specifiche caratterizzazioni ed esplicano le proprie valenze ambientali, anche in forme diverse da quelle prevalentemente riconducibili alla fruizione diretta”.

    Personalmente ritengo che questa classificazione dell’Istat sia troppo semplicistica, e che all’interno della categoria del verde urbano si debbano fare ulteriori distinzioni, anche per stabilire differenti tipi di interventi.
    Per esempio, è veramente inconcepibile creare un parco in una rotonda, sopratutto se questa è piccola, dato che è più importante garantire la massima visivilità agli automobilisti; se proprio le si vuole dare un “vestito verde” sono sufficienti delle piante erbacee, ne esistono di veramente belle, nostrane, e che non necessitano di grandi cure.
    Nelle aree incolte, se non ricadono in zone di espansione urbana o di insediamenti produttivi, sarebbero interessanti degli interventi di rinaturalizzazione.
    Il piano del Molentargius invece deve essere considerato a parte, in quanto essendo zona Ramsar, ZPS, SIC, Parco Regionale e ricadente in una più ampia area di protezione faunistica che comprende tutto il territorio di Cagliari, merita un altro tipo di gestione differente e molto più complesso e articolato di quanto non comporti gestire una semplice area verde urbana.

  2. Giampaolo says:

    Chi artatamente confonde il “Verde Urbano” con il “Verde pubblico” inteso come standard…….. deve occuparsi di piantagioni di faggioli e non di urbanistica. Ripetere l’esame tra almeno un anno!

  3. anche lo Stadio S. Elia, anche le aiuole spartitraffico..è delirante. Punto e basta. Forse l’Assessore Campus può dirci l’unica cosa che abbia senso sapere: quanto è costato ‘sto piano del verde e quanto sono stati pagati i progettisti?

    • Vedo che Deliperi, come al solito, assegna i voti, scrivendo: “…è delirante. Punto e basta”.
      E, al solito, devo ringraziarlo per l’apporto costruttivo e per l’attitudine al dialogo.
      Come lui ben sa, vado spesso alle riunioni “degli altri”: mi dispiace che lui non sia venuto a San Michele, come tanti, da Città Ciclabile, a Tiana, alla Presidentessa di Italia Nostra, a Giorgio Todde, a Gianfranco Carboni, Prof. Aru e altri che ringrazio tutti pubblicamente. Ho apprezzato soprattutto il contributo di persone che affermavano di essere “incompetenti”, ma di “essersi informate”: ho trovato tale confronto molto leale e corretto, oltre che utile a comprendere il punto di vista di chi non la pensa come me “sulle cose”, avendo peraltro la bontà di spiegarmi come le vede da parte sua.
      Circa il costo del piano, oltre alle elaborazioni interne, devo dire che certamente è costato qualcosa (sarebbe strano il contrario), ma che credo che siano soldi ben spesi, trattandosi di materia importante. Confesso però la mia attuale mancanza di precise informazioni, che cercherò di procurarmi e fornire quanto prima.
      Quanto al resto, mi dispiace che Marghe abbia identificato il mio essere sovrappeso; devo però dire che non è ascrivibile alla politica, ma alla mia golosità.
      Saluti a tutti, Gianni Campus

      • Stefano Deliperi says:

        non sono venuto alla riunione di presentazione del piano del verde semplicemente perchè l’ho saputo all’ultimo momento. Gentilissimo Assessore Campus, devo segnalarle la mia impressione: credo che la stragrande maggioranza dei cagliaritani non ne sapesse proprio nulla. Forse è anche per questo che l’Amministrazione comunale attuale riceve troppo poco spesso i “voti”. Altrove è pratica quotidiana e il giudizio dei cittadini è il sale della democrazia. Ma la speranza di poter cambiare qualcosa è sempre più piccola, quasi come un’aiuola spartitraffico, e allora il cittadino-elettore quando viene chiamato a dare il “voto” preferisce andarsene al mare. Sarei venuto molto volentieri alla presentazione del piano del verde, se l’avessi saputo con un po’ d’anticipo. Ma ci sarà ancora tempo e modo per parlarne prima che sia definitivamente approvato.
        Quello che trovo proprio “delirante” è supporre che il cagliaritano possa davvero pensare di ritenere “verde pubblico” fruibile, ad esempio, il terreno di gioco dello Stadio S. Elia, visto che lo possono calpestare contemporaneamente soltanto 25 persone vestite con magliette colorate e braghette corte d’antàn. Oppure il cantiere del complesso in costruzione dell’Immobiliareuropea in Via S. Gilla. Ovvero le aiuole spartitraffico. Se l’intento, invece, è quello di “fotografare” qualsiasi cosa che richiami il “verde” esistente a Cagliari, allora bisogna aggiungere anche i vasi dei fiori.
        Sono d’accordo con l’Assessore Campus: il piano del verde è uno strumento importantissimo per la “gestione” della Città. Allora, facciamolo bene e rendiamolo realmente utile e valido. Soprattutto rendiamolo la base per incrementare sul serio il “verde pubblico” fruibile a Cagliari, senza nuove piazzette Maxia che nessun cagliaritano vuole (anche perchè pagate con i soldi di tutti). Se dalle parole di sensibilità si passa anche alle “buone” scelte concrete, allora sarà un bel risultato.

  4. Claudia says:

    Visto dall’alto il tetto delle Zunk Towers di che colore è? Verde rame! Hanno fatto una cartina via satellite, mica scemi!

  5. marghe says:

    che bello campus ha anche risposto.

    RIDICOLI, SIETE RIDICOLI.

    quando la maggioranza delle persone non avrà più nulla da perdere e Voi signori politici sarete ancora belli grassi indovinate chi verremo a cercare?

  6. Ora i miei sospetti sono certezze. Quando tempo fa una piccola porzione di terreno erboso in piazza islanda è stata cementata e poi dipinta di verde mi son detta che quella doveva essere la ridefinizione del concetto di verde pubblico secondo il comune di cagliari, ma non ci credevo veramente. Ora su quell’ex prato ci stanno le sedie e i tavolini del chioschetto di “nonno ciro” (da napoli?), ma ho paura che se controllo la cartina lo troverò proprio tra il verde pubblico…aiutoooo

    • Mi sembra che dagli interventi emergano spunti molto interessanti, almeno per me. Come richiesto, cercherò di evitare il politichese, anche se non sono convinto di usarlo particolarmente; credo che la richiesta stessa sia però più che giusta, e ne terrò conto quando si farà la stesura definitiva del Piano del verde, chiedendo la massima chiarezza.
      A proposito di quest’ultimo (del Piano), mi sembra necessario ricordare come un piano, in generale, non sia un catalogo di cose esistenti, ma un insieme di previsioni e di obiettivi che si collegano con situazioni già in atto.
      Capisco che una carta unica (tale per ragioni di sintesi), anche se dotata di legenda, possa rendere difficile la lettura di ciò che è in atto rispetto a ciò che è in progetto: anche questo è un buono spunto di riflessione. Come pure occorre riflettere su ciò che è l’insieme del verde “passeggiabile” rispetto al verde “visibile”, anche se è ovvio che il verde semplicemente tale (visibile) può essere (e deve essere) una cosa ricompresa in un piano di questo tipo, nel quale sarebbe doveroso tentare di rendere evidente, senza alcuna speculazione dimensionale, anche il verde privato pubblicamente percettibile (un conto è un muro di recinzione, un conto è una siepe fiorita).
      In realtà, come ho cercato di dire, il Piano non è un documento di “obblighi” come il PUC, quanto piuttosto uno studio che tenta di dare visibilità e sistematicità a questa componente fondamentale della vita civile, integrando fenomeni che hanno diversa origine, ma che concorrono nell’insieme a dare il senso del verde, delle sue prospettive, delle sue gestioni.
      Mi sembra ancora che, dal dibattito, emerga la esigenza di dire con chiarezza: “questo è il verde fruibile oggi”. Penso che sarebbe giusto realizzare questa mappa, da aggiornare periodicamente, e cercherò di farla fare.
      Bisogna però ricordare che il Servizio non cura solo quello, ma che una buona dose di risorse serve proprio a gestire alberate, aiuole, giardini scolastici etc.
      Quanto a me, non sono molto innamorato delle statistiche, comprese quelle più o meno trionfalistiche legate al primato nazionale per il numero di piante di cavolo esistenti sul territorio comunale, in relazione al numero di capre: francamente, come diceva Rhett Butler, me ne infischio (Via col vento). Mi sembra comunque che i numeri esprimano fatti (da un lato), e obiettivi (dall’altro): per questi ultimi ritengo che valga la spena di impegnarci tutti, con un pò di entusiasmo, se si può.
      Mi sembra invece più interessante seguire il pensiero di Efis Pilleri: non so cosa Videolina mi abbia lasciato dell’intervista, che non ho visto; so invece per certo di avere accennato alla necessità della percezione comune di una “città territorio”, nella quale affrontare sistematicamente i problemi di mobilità che Pilleri introduce, insieme a molte altre questioni difficilmente trattabili se non in altro contesto rispetto a quello del verde. Vale comunque la pena di ricordare che questa città, che offre comunque lavoro a chi va a dormire altrove, offre anche servizi a coloro che a Cagliari sbarcano ogni giorno. Forse una migliore ripartizione delle risorse potrebbe alleviare lo sforzo economico che i cittadini residenti sono costretti a sobbarcarsi nell’interesse di una città più vasta, e di una comunità di quasi mezzo milione di abitanti che, a vario titolo, godono dei servizi cagliaritani (verde compreso).
      In merito poi al mio delirio, credo soltanto di aver fatto riscontrare il fatto (evidente agli occhi di chiunque) che Cagliari appare oggi molto più verde di quanto non apparisse vent’anni or sono: basti ricordare il parco di S.Michele, quello di Monte Claro, Terramaini, Vetreria di Pirri etc.; oltre agli innumerevoli “giardinetti” che qualcuno ha evidentemente fatto al posto della polvere di prima, e che vengono regolarmente gestiti, direi bene.
      Grazie comunque a chi ha usato nei miei confronti espressioni di stima, anche se criticamente: cercherò di fare meglio, per quanto mi rimane di tempo. Grazie, davvero.
      Gianni Campus

      • silvia says:

        Se non ho capito male, bisogna integrare ciò che c’è e d è fruibile, ciò che c’è ed è solo “visibile”, ciè dà la “percezione” del verde… “Il piano è una serie di previsioni e obiettivi”…
        Vivo in un quartiere(S: Avendrace) dove l’unico verde esistente è quello delle fioriere del viale principale. Per un po’ abbiamo sperato (si è vociferato… chiacchiere “di paese”) che avremo avuto un po’ di verde (passeggiabile e “giocabile” dai nostri figli) nella nuova Piazza Santa Gilla. A quanto si può notare ora l’unico verde che si può vedere è quello dei tetti e dei balconi… Sinceramente vedere annoverata quell’area tra le zone verdi (fruibili o no FA la differenza!) sa tanto di enorme presa in giro. Questa è la “percezione” di una cittadina e di una mamma… poi l’assessore interpreti come gli piace…

  7. docpretta says:

    allora la giungla amazzonica della rotonda di via cadello ha un senso! ach diavolo di un campus!

  8. Efis Pilleri says:

    Ritengo che l’Assessore Campus sia uno dei pochi nella Giunta Floris che abbia combinato, oltre ad alcune nefandezze, anche qualcosa di buono. Ma le dichiarazioni che ha rilasciato nel servizio giornalistico su Videolina mi paiono della serie “delirio da onnipotenza”. A partire da una vecchia definizione che era stata affibiata alle gestioni Delogu (Giunta dei giardinetti), il Nostro si è lasciato andare in uno sproloquio-panegirico circa i mirabolanti risultati degli ormai 16 anni di gestione continuativa del centro-destra in città.
    Da un uomo avveduto come lui mi sarei aspettato almeno un cenno al disastro antropologico cui la nostra città è stata avviata in particolare dalle politiche urbanistiche del centro-destra in combutta con il centro-sinistra (Mistretta docet). Cagliari è forse l’unico centro costiero della Sardegna che perde costantemente abitanti, invece di acquistarne, e che, conseguentemente offre servizi sociali ed ambientali sempre più scadenti con una pressione fiscale tra le più alte e squilibrate raffrontata con quella di tutte le città italiane.

  9. Aspide says:

    AIUTOOOOOOO, che qualcuno ci aiuti!
    sembriamo comparse del film “il comune più pazzo del mondo”, ma il tragico è che è tutto maledettamente vero!

  10. banana says:

    con un certo divertimento ho notato che vengono considerati verde pubblico anche la corsia centrale di via Roma (il megaparcheggione) e il multipiano di via Manzoni, dove il Comune ogni notte spreca litri e litri d’acqua (passate verso mezzanotte, ci sono le cascate) per innaffiare un prato ingiallito e due cespugli

  11. il giullare says:

    Assessore, la prego, smetta di parlare politichese e ci spieghi se è possibile portare il cane, i bambini, la pivellina a passeggiare nel verde dell’ex cementeria o dentro lo stadio Sant’elia o nelle rotonde…e /o se lo sarà in futuro e con quali concrete proposte si potrà usufruire di questo verde in futuro.
    Per ciò che concerne invece il verde di via san paolo o quello nei dintorni dello stadio, ci spieghi, assessore, quante passeggiatine (della sua replica ho capito solo che ama passeggiare) si è fatto in quelle zone di recente

  12. Mossad says:

    Direi che l’Assessore è stato molto preciso, stavolta e che le sue parole hanno portato chiarezza su un tema spinosissimo. Speriamo che sia davvero così, anche se le perplessità restano.

  13. Massimo M. says:

    Sul Molentargius/Saline, una per tutte: Delibera del 30 settembre 2010, n. 33/37
    L.R. 8/2004, art. 8, comma 3 come modificato dalla L.R. 3/2009, art. 5, comma 8. Piano Paesaggistico Regionale – Correzione della perimetrazione della zona umida costiera del Molentargius.

    1) http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_106_20101013093621.pdf
    2) http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_106_20101005113623.pdf

    Amen

  14. silvia says:

    Peccato, mi è morta la piantina di pomodoro che mio figlio aveva portato dalla fattoria didattica… sennò avrebbero potuto annoverare anche quella…
    (sulle Zunk sono d’accordo: c’è un po’ di verde nelle ringhiere dei balconi, ergo fanno bene a considerarle … però non credo sia pubblico, né fruibile: -)

  15. Mossad says:

    Ancora una volta sarà opportuno risalire alle radici di quanto Vito segnala nel suo post. Ancora una volta tiro fuori dal mio dossier “Furore e Coscienza Civile” un piccolo estratto che potrebbe aiutare a contestualizzare il già ottimo lavoro di Vito.
    Scrivevoun paio di anni fa, a proposito del Parco di Molentargius e di altre aree verdi cagliaritane:

    Risulta particolarmente preoccupante ciò che sta ultimamente accadendo riguardo al parco delle Saline e Molentargius, la grande oasi naturalistica della città, sulla quale da un po’ di tempo hanno posto la loro attenzione i più rapaci rappresentanti dell’oligarchia cagliaritana, sicuramente in accordo con i grandi pescecani e speculatori del Continente.
    È dei primi di novembre 2000 la notizia bomba che il Comune di Cagliari sta pensando di distruggere (o meglio “riqualificare”… il termine è tutto un programma) una parte rilevante e di considerevole interesse di questa area, vale a dire le antiche saline. Come chiunque conosca un minimo di storia cagliaritana ma a questo punto mediterranea, le saline hanno svolto nei secoli un ruolo di importanza straordinaria nell’economia mediterranea. Insieme a quelle di Ibiza e a quelle siciliane le saline di Cagliari furono le più importanti saline del Mediterraneo e rifornivano vaste zone del territorio europeo, dall’antichità fino alle epoche più recenti .
    Disattenzione, spesso voluta, e interessi di altri centri produttori italiani ed europei hanno fatto si che le saline cagliaritane, negli ultimi decenni, abbiano conosciuto un progressivo abbandono, oggi pressoché totale.
    Obbedienti al detto: “non stanno funzionando quindi disfiamocene” (nel senso che si è voluto lasciarle di proposito in abbandono per poi, successivamente, eliminarle con comodo), i rappresentanti dell’oligarchia cagliaritana stanno ora bellamente pensando di privare la città di questo patrimonio dell’umanità, prosciugandole (proprio così!) per costruirci sopra una serie di strutture alberghiere, palestre e altro ancora, come nella sobria e garbata proposta dell’assessore Concas (giunta del sindaco Floris).
    Penso che nemmeno il più duro manga giapponese sulla Yakuza o l’Alan Ford più corrosivo dei primordi siano mai riusciti a descrivere un crimine tanto abominevole, rozzo e maldestro come quello che sta per perpetrarsi nella nostra assonnata e disattenta città. Eppure sta accadendo davvero così, e il rischio si è concretamente manifestato fra il 2001 e il 2006 e poi nel 2008, quando la scontata vittoria delle destre a livello nazionale ha saldato in un anello solidale di interessi il Comune di Cagliari e la sua Provincia con i grandi interessi della politica italiana.
    Per rendere un po’ l’idea di quello che succederà riporto di seguito alcuni passi da un articolo de L’Unione Sarda del 7 novembre 2000, a firma di Antonio Martis. L’articolo, come nello stile del giornale in simili casi, rimane per così dire “agnostico”, non si prende una posizione precisa (e già questo è grave), come un preludio ad avallare le scelte future dell’amministrazione. Si tratta di un copione già visto in tante altre occasioni, come Santa Igia, Anfiteatro romano e Tuvixeddu insegnano. Ma vediamo i passi in questione.

    Vivo allarme per l’ipotesi di un albergo nelle saline.
    …in pillole è questo il passo ufficiale che ieri mattina l’opposizione ha illustrato in Consiglio regionale… snidare la Regione, l’unico ente che potrebbe rimettere in moto la macchina del parco ingolfata da cinque anni. D’altronde la legge è dalla sua parte.
    “Tutti intervengono ma Floris [allora presidente della Giunta regionale] tace irresponsabilmente. Quest’estate, per esempio, la laguna ha rischiato seriamente di finire prosciugata quando le imprese che lavorano per conto del Comune alla bonifica di Terramaini hanno ostruito il canale di alimentazione delle vasche presalanti: un allarme biologico mai visto risolto appena in tempo… Davvero un bel pasticcio. “Cui si aggiunge – ha proseguito Emanuele Sanna – il tam tam che arriva dal Comune di Cagliari. Tam tam allarmante”. Vale a dire l’idea di prosciugare alcune vasche delle saline quanto basta per ricavarne lo spazio per costruirvi alberghi e servizi per il Poetto” [per ciò che resterà della spiaggia, beninteso, visto il suo rapido e progressivo degrado].

    “Secondo l’opposizione in Comune “Il Polo persegue una politica affaristica e di assalto all’ambiente, non soltanto a Cagliari ma in tutta la Sardegna”, come dimostra il recente rilancio del Master Plan in Gallura (per il quale non si fa cenno su stampa e televisioni al rischio cementificazione) e nella politica per la costruzione a tappeto di nuovi campi da golf, che prosciugheranno quel poco di sorgenti e altre risorse idriche sulle quali ancora può contare l’isola”.

    Ora è chiaro che se un primo progetto prevederà che ne vengano prosciugate “alcune” è ovvio concludere che non esiste un progetto, nemmeno a livello teorico, di riattivare gli stabilimenti e che, dopo i primi prosciugamenti altri ne seguiranno, con un danno sull’ambiente e un impatto paesistico che non vogliamo neppure immaginare, anche perché supererebbe di gran lunga quello di un film di fantascienza.

  16. Stefano says:

    E’ lo stesso giochetto che si fa nella predisposizione dei PUC, quando si devono far quadrare i conti delle aree da destinare obbligatoriamente a servizi: per non vincolare aree private si mette nel conto qualsiasi area che sia pubblica, sia essa usufruibile o meno nello stato nella quale si trova. Anche al mio paese è successo così. Chissà chi era l’estensore del piano.

  17. Come ho avuto modo di dire, per chi c’era, lo schema presentato come “Piano del verde” ha lo scopo di appuntare, per un’analisi sistematica, la disponibilità di spazi a vario mode a diverso titolo caratterizzati dal cosiddetto “verde”. Sempre come da me espresso, questo verde ha talvolta origine formale, e risulta pertanto come dato urbanistico del PUC (zone S3 cedute o di piano, G di carattere ambientale etc.), oppure può considerarsi come oggetto di una previsione strategica, di una proiezione. L’aver considerato tutti (nel limite del possibile) gli elementi del quadro è finalizzato anche (come è ovvio) a rappresentare i termini dell’impegno economico finalizzato alla gestione (anche le rotonde campano). Sulle quantità relative, rinvio alle tabelle, piuttosto complesse. Per quanto riguarda il Parco di Molentargius (ma anche S.Gilla) credo che la gestione speciale di cui almeno il primo gode debba essere assunta come un impegno aggiuntivo, garantito da una sorta di extraterritorialità che certo non ne diminuisce il ruolo; piuttosto, mi pare di dover segnalare (e l’ho fatto) un certo ritardo nella definizione del Piano del Parco, che verrà naturalmente introdotto in quello del verde, quando verrà definito.
    Quanto alle battute, ho semplicemente espresso in modo colloquiale come, nella foga del discorso (molto lungo e stancante), avessi rischiato di usare, a proposito delle pista ciclabili e dei pedoni, il termine “pedofili”, rifedendomi con un lapsus all’amore per la pedonalità, peraltro da me condiviso (e non sono pedofilo). Ciascuno poi ride a modo suo, e di quello che gli pare, e non mi sottraggo certo alle spiritosate su me stesso, che mi aiutano ad essere più autocritico e a sfuggire (cosa sempre difficile) al fariseismo, vera trappola anche per gente migliore di me. Grazie quindi delle critiche, anche quella riferita al boia-chi-molla (preferisco la forma sintagmatica), evidentemente “clamoroso” (e quindi deliberato e scherzoso), come correttamente fatto rilevare; avrei potuto dire “…e-chi-non-beve-con-me-peste-lo-colga…”, o “lavoratori-di-tutto-il-mondo-unitevi!”, 0 “forza-paris” e mi sarebbe sembrato comunque un appello a fare quello che stavo chiedendo: darci da fare tutt’insieme per fare il piano del verde che (come ho detto) non è un pezzo di carta, ma un impegno comune.
    Grazie comunque per avermi voluto ascoltare, e per la rispettosa considerazione (forse ormai perduta).
    Saluti a tutti, Gianni Campus

  18. in effetti la rotonda tra via Cadello e via dei Carroz è tenuta meglio di un orto botanico… mi sa che domattina vado a cercarci i funghi.

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