Cagliari / Sardegna

Cori razzisti al Sant’Elia, Cagliari capitale della vergogna (quella che Cellino non ha)

Non è stata certamente la prima volta che al Sant’Elia abbiamo sentito cori razzisti. Ieri però è successo qualcosa di strano: l’arbitro ha fermato la gara e, come da regolamento (applicato per la prima volta in Italia, incredibile), ha fatto avvertire il pubblico che ad un altro “buuu” le squadre sarebbero tornate negli spogliatoi e il Cagliari avrebbe avuto la partita persa per tre a zero a tavolino.
A pochi giorni dai fatti di Marassi, dopo pagine e pagine di dotte riflessioni, di ore e ore di trasmissioni televisive, dopo lo sdegno globale e collettivo contro la violenza negli stadi, la nostra tifoseria ha saputo interpretare al meglio tutto ciò e ruttare al mondo il distillato del suo pensiero più profondo.
So di cosa parlo. Vado allo stadio da trent’anni e ieri ero, come sempre, in Curva Nord. Ho assistito a diverse mutazioni della tifoseria, da ragazzino sono stato ultrà. E vi dico questo: c’è un razzismo diffuso e inconsapevole tra molti giovani, anche bravi ragazzi, operai onesti che non sanno veramente quello che fanno quando si scagliano contri i giocatori di colore. Quei due deficienti che davanti a me hanno urlato “buuu” ad Eto’o poi si sono incazzati perché non ritenevano che il loro gesto fosse così grave, meritevole di una sanzione così drastica. Hanno smesso solo perché c’era il rischio che la partita finisse dopo dieci minuti. Quei due ragazzi davanti a me hanno reagito come se avessero subito loro una grave ingiustizia. Una volta si diventava razzisti, ora ho l’impressione che dal razzismo si debba guarire e nessuno sa come. Si è persa la consapevolezza della gravità di certi atti.
Detto questo, ci corre l’obbligo di ricordare che Cagliari ha una delle peggiori tifoserie d’Italia. Vogliamo ricordare l‘aggressione al portiere del Messina da parte di un ultrà entrato in campo? E la festa rovinata per l’ultima promozione in A? E la parata per le strade della città annullata all’ultimo momento per paura di disordini? E gli studenti siciliani aggrediti in via Roma? E se vogliamo parlare di razzismo, vi ricordate le intemperanze contro il nostro Zebina quando veniva a festeggiare sotto la Nord?
La notizia dei cori razzisti è già finita e ancora finirà su tutti i tg italiani e forse anche in qualcuno d’oltreconfine. Se non è danno d’immagine per la città ditemi voi cosa che cos’è “danno d’immagine”. Ma il Cagliari Calcio continua a lisciare il pelo ai suoi tifosi, non so se altre squadre portino con tanta frequenza corone funebri sotto la curva per onorare i morti degli ultrà. Ieri il presidente Cellino dice di non aver sentito nulla: “Io i cori non li ho sentiti. Non ho sentito quelle frasi. A Cagliari non siamo mai stati razzisti, credo che sia stato un errore”. Certo, come no? Continuiamo a far finta di nulla, un specialità in questa città. E’ l’abitudine alla menzogna il vero male dei nostri tempi.

19 Commenti

  1. Gianni Castia says:

    E quello che è successo a Genova allora? Come la mettiamo con Italia – Serbia? Con i Serbi che hanno messo a ferro e fuoco la città? Ma che commenti fate? Ameno quei pochi facinorosi tifosi del Cagliari si sono limitati solo a dei buu per quanto non carini o civili….guardate cosa hanno fatto i Serbi allora!!!!!! Mica c’è scappato il morto a Cagliari, mica hanno buttato molotov, bombe carta o bengala….e la federazione che infierisce pure!!!! Ma fate silenzio e smettetela!!! Sono d’ accordo anche io che negli stadi non devono capitare queste cose, ma come si suol dire la mamma dei cretini è sempre in cinta, e allora? Cosa diciamo allora di tutti quei stranieri che vanno a lavorare nel Nord Italia che vengono ripudiati dal governo di destra e dagli stessi Padani? Come la mettiamo? Quelli si che son fatti gravi, non queste scemenze di quattro idioti che beccano un giocatore, di questi casi c’è ne son stati a bizzeffe in Italia, non solo a Cagliari. E di quei neri assassinati in Campania? E di quel ragazzo nero pestato dalla polizia a Parma?Vogliamo parlare di Zorò allora? Ve lo ricordate? Il giocatore del Messina vittima di cori razzisti a Milano? O dell’ omicidio di un tifoso del Genoa fatto da tifosi del Milan. Spagnolo o Spagnulo di nome se non erro? Ne vogliamo parlare??? E di Rosenthal, giocatore israeliano che giocò anni fa nell’ Udinese, colpevole solo di essere ebreo? Non è razzismo questo no? Come mai non c’è stato tutto questo casino allora? Troppo comodo accusare l’ anello debole solamente, la legge è uguale per tutti. Perchè questo accanimento contro Cagliari, la società ed i tifosi? I violenti sono dappertutto, come a Roma, Napoli, Bergamo, verona ed altre città d’ Italia. La violenza che parlate voi è un altra, non riempitevi la bocca di paroloni senza senso……Se vogliamo sconfiggere questi fenomeni coinvolgiamo tutta la nazione, non prendetevela contro chi vi fa comodo…….

  2. Stefano Fratta says:

    Il fatto che lo stadio sia la zona franca in cui si dà libero corso alla maleducazione -nella migliore delle ipotesi- e alla espressione e propaganda del razzismo -perseguita intenzionalmente- è una delle vergogne nazionali. D’altra parte il fatto che i “tifosi ultras” neghino le evidenze o minimizzino il fatto svuotandolo del senso proprio offre una minima consolazione: sanno che c’è da vergognarsi. Non pare che la stessa consapevolezza alberghi tra le rappresentanze politiche e anche sportive cittadine, ma c’è da capirli, poverini, si avvicinano le elezioni e organizzazioni di scarsa caratura morale sono perfetti veicoli di galoppinaggio, si vendono per poco. Mentre per il Cagliari Calcio si sa bene che non disdegna la contiguità con questo ambiente, ne è correo e non da ora.
    La contraddizione di base risiede però nello stesso “tifo ultrà”, che è sempre più una attività autoriferita, in cui le partite svolgono una funzione accessoria, di mero calendario, quello che conta è l’aggregazione (anti)sociale e il rapporto/scontro col resto del mondo e con gli ultras avversari, pertecipi di questo idiota gioco di ruolo. Gli Ultras sono allo stesso tempo complici della negazione dei pur minimi valori sportivi ancora sopravvissuti alla definitiva trasformazione dello sport in show.
    Meriterebbero che davvero quello che resta dello sport chiamato calcio si trasformasse definitivamente in un ballo in maschera stile Wrestling, con tanto spettacolo e le TV contente, un po’ di gloria a turno, casting invece che selezioni per i giocatori, con spazio ai bolliti che fanno vendere merchandising e magliettine -vedi Beckham al Milan- e magari, secondo gli auspici più volte espressi dall’Impresario numero 1, sempre lui, una bella lega europea senza antipatiche promozioni e retrocessioni.
    I ragazzi della Via Paal, pronti a morire accoltellati per un pretesto, non batterebbero ciglio, i nemici sono i napoletani.

  3. Barbara says:

    A proposito di stampa internazionale, la notizia dei fischi razzisti era sulla prima pagina de “La Vanguardia” (il quotidiano nazionale più diffuso a Barcellona) di lunedì, davvero una bella pubblicità. Per correttezza aggiungo che avrebbero gonfiato qualunque cazzata pur di non dar risalto alle ultime notizie sulla disastrosa gestione economica del Barcelona F. C.

  4. Scopro ora che hai un blog e non me l’avevi mai detto. Lo leggerò con attenzione.
    Intanto mi permetto di linkarti quello che ho scritto, sull’argomento, sul mio blog.

    Un abbraccio

    Gabriele

    http://calcioedintorni.wordpress.com/2010/10/18/etoo-zaccardo-e-i-soliti-idioti/

  5. Bruno Ghiglieri says:

    Aggiungo: condivido quanto scrivi sugli ultras e le connivenze con il Cagliari Calcio (vedi anche il caso Marchetti). Ma come sai questo è un problema che coinvolge tutte le società calcistiche italiane, sempre pronte a sostenere (e a farsi strumentalmente sostenere, quando serve) le frange più estreme della tifoseria. Le imbarazzate reazioni di Floris e Cellino sono le stesse di un Lotito, di un Moratti o di uno Zamparini in casi analoghi. Fino a quando non si adotterà anche da noi il modello inglese dovremo purtroppo farci l’abitudine.

  6. Bruno Ghiglieri says:

    Vito, io ripeto ciò che ho scritto sul profilo Facebook di Radio Press e magari ne riparliamo a voce in redazione: se allo stadio si canta “Vesuvio bruciali tutti” contro i napoletani, li si definisce “terroni di merda”, “colerosi” e “terremotati”; se si insultano i sardi chiamandoli banditi e pastori (alludendo a presunti rapporti sessuali con pecore e capre), se gli ululati diventano belati e suonano “beeeeeh” invece di “buuuuuh”, nessuno chiede sospensioni e squalifiche (non è razzismo, è solo colore, sono simpatici sfottò, si dice), non si montano casi mediatici, non si versano fiumi di inchiostro e non si parla d reputazione rovinata di una tifoseria e di una città. Così si rischia di scivolare nell’incoerenza, nell’ipocrisia e nella malafede che ha congrassegnato non pochi commenti letti e sentiti in questi giorni. A me questo provoca il voltastomaco. Sarebbe infatti opportuno ragionare in termini logici e non ideo-logici, fondati su luoghi comuni: la logica suggerisce che non si può considerare razzismo solo l’ululato verso le persone di colore: negli stadi d’Italia, in certe curve, si sentono cose terribili anche verso i meridionali, gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, verso gli stessi calciatori. Non c’è solo il razzismo ma anche l’offesa alla dignità della persona (e spesso questi due aspetti, l’odio per un’etnia e il disprezzo verso il debole o il diverso, coincidono): perché questa non è punita? Perché non si puniscono quei gentiluomini della tribuna centrale dello stadio di Cesena che volevano mettere le mani addosso alla moglie e alla figlia di 3 anni di un calciatore avversario? Bene hai fatto a ricordare l’aggressione agli studenti siciliani (e io aggiungo gli episodi di intolleranza verso la civilissima comunità napoletana che vive a Cagliari da generazioni): ecco, in quella occasione non è stato montato alcun caso mediatico, eppure quello era un fatto gravissimo. Un abbraccio.

  7. Massimiliano says:

    Salve a tutti,
    Vorrei far notare a chi ha scritto l’articolo che purtroppo quei “bu” o “uhuh” o come li volete chiamare, non sono solo figli della Curva Nord. Sono stato in curva Sud domenica e quei versi li ho sentiti anche li, anche alle mie spalle c’erano persone che ululavano. Per quanto possa concordare con la disamina della visione del razzismo in Curva Nord (per tanti anni ho avuto l’abbonamento li), non capisco invece cosa ci appiccica: “non so se altre squadre portino con tanta frequenza corone funebri sotto la curva per onorare i morti degli ultrà”. Cosa si vuole dimostrare? ho delle difficoltà a capire il significato di questa frase con l’argomento dell’articolo. Si vuole evidenziare che è una curva ad alto tasso di mortalità? Che c’è un virus che infetta la curva? Che in curva c’è gente che viene assassinata? Non capisco.
    Chiedo una spiegazione, niente più.
    Saluti.

    • Semplicemente voglio dire che la frequenza e le modalità con le quali il Cagliari onora i giovani scomparsi dei gruppi ultrà è segno di un rapporto molto molto stretto. Tutti qui.

  8. BlekMacigno says:

    Ma chiudiamoli questi stadi o riduciamo drasticamente il numero degli spettatori.
    Tanto le società fanno i soldi con i diritti televisivi e a noi cittadini resta solo da pagare sia i danneggiamenti di quel branco di dementi, sia il servizio d’ordine nonchè farci carico delle peggiori etichette che grazie a quelle amebe decerebrate ci vengono indistintamente affibbiate.

    Panem et circense….

  9. Leggetevi questo bell’articolo di Christian Seu, direttore di tuttocagliari.net (“Nessuna giustificazione per un manipolo di idioti”, http://www.tuttocagliari.net/?action=read&idnotizia=8892) che compensa la scomparsa già dal tg delle 13 della nota emittente locale della notizia dei cori razzisti…

  10. uh uh uh è decisamente razzista. Dall’audio di Sky pervenivano solo i booooh (molti) di disapprovazione.

  11. Alessio Deiana says:

    Rispondo ad Alecani ripetendo lo stesso sms inviato stamattina a Radio Press. Il verso che avete sentito non è semplicemente un buuuuuuuuuuuuu. E’ “uh uh uh”, ossia l’imitazione del verso della scimmia, che viene sistematicamente indirizzato ai calciatori “di colore”. E’ un insulto razzista dei peggiori. Così come i gicatori slavi vengonod efiniti “zingari”, a prescindere (tralasciando il fatto che “zingaro” non è un insulto, come non lo è “pastore”, rivolto ai sardi).
    Ecco, far finta di non sapere, o sottovalutare il fatto che “uh uh uh” sia un insulto becero, è grave.
    Sono d’accordo con Vito, moltissime delle centinaia persone che replicano il coro idiota lanciato dai soliti quattro imbecilli, non sono nenache consapevoli del tenore dell’insulto che lanciano. O forse sì, non saprei.
    Da parte mia, militante Sconvolts dal 1987 fino al 2005 (festa promozione rovinata, come ricorda Vito), posso solo dire che sono stati proprio questi i fatti che, uniti a tanti altri e ad una gestione della curva che definirei para-camorristica, mi hanno spinto ad abbandonare il settore caldo della tifoseria cagliaritana. Che è, oramai, un clan dedito all’auto-celebrazione ed alla guerra permanente contro il “mondo ostile” (stampa, polizia, ministri, tifosi normali, ecc. ecc.). Una deriva penosa. Hanno fatto benissimo, ieri, a sospendere la partita.

  12. A mio parere anche chiamare questo razzismo “inconsapevole” è una parziale giustificazione della bestialità di certi insulsi individui. Chiamiamolo razzismo e basta, e non mi si venga a dire che i buuu e i fischi vengono rivolti ai giocatori per altri motivi, dato che PUNTUALMENTE a farne le spese sono i giocatori di colore.
    Chiamiamo le cose col loro nome, quelli che ieri hanno fischiato e rumoreggiato ogniqualvolta Eto’o toccava palla sono semplicemente la vergogna della città.

  13. credo che ieri abbiamo assistito a un episodio di contestazione a un giocatore mascherato da attacco razzista. Molta gente a Cagliari non considera il Buuuh un insulto razzista. Nella fattispecie Eto’o è stato attaccato per la storia del figlio sardo che non ha mai riconosciuto. Ne è la riprova il fatto che altri giocatori di colore nerazzurri non sono stati attaccati, e che dopo gli annunci la contesazione a Eto’o è continuata con i semplici fischi.
    La mia precisazione non implica però che io non sia d’accordo sul fatto che Cagliari ha una delle peggiori tifoserie d’Italia. Non vado allo stadio dall’episodio della festa per la promozione rovinata. Tornerò allo stadio quando sarò sicuro di avere attorno a me persone che vanno a vedere la partita e basta.
    L’episodio di ieri comunque mi fa sperare: se in tutti i campi fermeranno la partita in caso di simili avvenimenti, forse, riusciremo a debellare i coi razzisti.

  14. il giullare says:

    il vero problema, secondo me è che il resto dello stadio da tempo non ricopra di fischi o ‘scemi scemi’ i 4 scemi…ci stiamo assuefacendo al razzismo curvesco?

  15. Mossad says:

    Che dire? Forse non siamo la città e la tifoseria più razzista d’Italia ma sicuramente ci andiamo vicino. Ed è strano, visto che Cagliari è praticamente in Africa e se andiamo a vedere il nostro patrimonio genetico e i nostri tratti somatici non mi pare che questi siano di origini esattamente ariane…
    Io ricordo l’ultimo anno in cui sono andato allo stadio da abbonato, l’anno della brutta retrocessione del 2000. Ricordo che quando il Cagliari ha imboccato la discesa ignominiosa verso la Serie B gran parte dello stadio ha incominciato con i buuh razzisti contro M’Boma, Suazo e Mayelè. Andavo al Sant’Elia con un gruppo di amici (?), tutti di ottima estrazione sociale, in particolare il mio amico abituale di allora, facente parte di una famiglia inserita nei gangli decisionali e operativi del Comune di Cagliari e ora della Regione. Persona tranquilla, che non si compromette mai, che va dove vanno gli altri. Gli altri hanno incominciato a gridare buuh e lui si è subito adeguato. Conformato. Ecco, certi atteggiamenti mi pare nascono spesso dal conformismo. A Cagliari bisogna allinearsi costantemente al pensiero dominante. Senza domandarsi se sia giusto o sbagliato. Qualunque pensiero domini in quel momento. Almeno in questo ricchi e poveri si assomigliano tutti…

  16. Io non chiamerei “tifosi” queste bestie. I veri tifosi incitano , nel bene e nel male , la propria squadra, punto e basta. Questi sono autoreferenziali e , in tutta la partita , non fanno altro che ricordare morti e diffidati .Sono il braccio armato del presidente.

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