Cagliari / Sardegna

Una moschea a Cagliari? Sì, subito e con soldi pubblici, grazie

Domani, venerdì, parteciperò all’incontro “Una moschea a Cagliari?”, organizzato dall’associazione Sardegna-Palestina e dal comitato studentesco “I cedri”. Si inizia alle 17 alla Sala Cosseddu della Casa dello Studente di via Trentino. Personalmente sono più che favorevole alla costruzione di una moschea a Cagliari. Penso che anzi, vista la presenza di una consistente comunità mussulmana in città, un luogo di culto dedicato al profeta Maometto favorirebbe l’integrazione. Per questo ritengo che il Comune e la Regione dovrebbero in parte finanziare l’opera.
Ma a me in realtà non interessa solo l’aspetto sociale del problema. Sono enormemente colpito dal tenore intollerante di alcuni commenti lasciati, ad esempio, sulla pagina Facebook di Radio Press. Perché alla storica dicotomia laici/cattolici (intendendo per questi ultimi le persone che consapevolmente decidono di seguire una religione, quale essa sia) si è sostituita la divisione tra atei e cattolici. L’ateismo, e non il laicismo (con il suo gravido carico di dubbi, così utili in una società come la nostra) è ormai l’alternativa ad una visione della vita fatta di valori spirituali affermati e condivisi.
L’ateismo ha indubbiamente la sua ragion d’essere ma nel momento in cui si scaglia con tanta violenza contro la manifestazione di un qualunque pensiero religioso, pretendendo di negarlo alla radice, diventa quanto di più settario e intollerante ci possa essere. Si giunge così ad un capovolgimento: non sono più i cattolici a scomunicare gli atei ma gli atei in nome della libertà di pensiero a scomunicare quelli che non la pensano come loro!
L’esito di questo paradosso è pericoloso: lo scardinamento (ancora senza fortuna, per carità) uno dei capisaldi degli stati moderni: la libertà religiosa.
La violenza dei commenti contro la moschea, il loro numero e le argomentazioni para-leghiste o anche peggio, mi hanno fatto riflettere. Capisco che, per reazione a una Chiesa cattolica che con le sue gerarchie sta da anni allontanando gli italiani dai valori della spiritualità, l’Italia rischi una deriva ateista. Questo non farebbe male alla Chiesa cattolica (che dà il meglio di sé quando è minoranza) ma alla società nel suo complesso, perché negare la sfera religiosa vuol dire minare alla radice la tutela di diritti che l’Europa ha conuistato a prezzo di di secoli di sanguinose guerre.
Per questo sono ridicole le affermazioni di chi si oppone alla realizzazione di una moschea a Cagliari perché in molti paesi arabi non ci sarebbero chiese cattoliche. Noi dobbiamo costruire le moschee proprio perché loro non costruiscono le chiese! E’ la nostra storia che ce lo impone. La nostra forza si esplica nel garantire a tutti la libertà di culto. Questo rende avanzate la nostra società e la nostra cultura. Non capirlo vorrebbe dire condannarci ad una regressione. Perché se si nega la libertà religiosa si nega, di fatto, ogni libertà.

Ps
E in ogni caso, guardate che succede a Roma…
http://www.redattoresociale.it/Gallery.aspx?id=324232#RedattoreSocialeSE_img/FotoGallery/324147.JPG

 

Il programma dell’incontro:
http://www.sardegnapalestina.org/?p=1238

35 Commenti

  1. Si apriamoci! Non costruiamo le nostre chiese, tanto chi se ne frega.
    Vedrete a cosa porterá questo buonismo a strapazzo.
    Vedere ultimi eventi a Stoccolma, Londra e Parigi.
    Studiate le Storia invece di scrivere sciocchezze!

  2. Caro Nikosimo, il numero indica la contagiosità della ‘non sanità’ come appunto ti ho detto e come tu hai puntigliosamente sottolineato. Grazie

  3. Io non ho offeso nessuno, e se anche uno solo di loro, te compreso, si è sentito offeso significa solo che siete nuovamente infettati dalla sete del rogo.

  4. Caro Nikosimo, non credo che dire ad una persona che ha una malattia sia offenderla, come non credo che tu abbia mai sentito che un ateo ha danneggiato chichessia, mentre io ti posso
    portare interi periodi storici in cui delle povere donne venivano bruciate sul rogo ed ancora adesso c’è chi le lapida per una scopatina. Questo te lo dico senza nessuna acredine ed evito di portarti ad esempio di non sanità mentale tutta l’enciclopedia di atti orrendi perpetrati da chi
    in una maniera o nell’altra ha preso l’abitudine di inginocchiarsi di fronte ad una qualsiasi
    entità presentata come superiore: dio, monetarismo, politicantesimo, ecc. ecc. ecc.

  5. Anonimo says:

    Caro Nikosimo, mi scuso per il ritardo nella risposta, ma sarò breve, io non credo di dover dire al mio medico che mi dice che ho il raffreddore che mi ha offeso. Sono semplicemente in uno stato di non salute. Punto e basta. Sino a che non mi metto a bruciare povere donne sul rogo o a lapidarle per una scopatina sopportarmi non sarebbe niente di male !!!!!! Ciao

  6. Sono contrario alla costruzione di una moschea con soldi pubblici, non perché ateo. Ma non finanzierei nessuna confessione. Proprio per quel laicismo citato nel tuo articolo: lo stato non dovrebbe interessarsi di religione.
    Però, visti i finanziamenti dello stato alla Chiesa Cattolica, è giusto dividere questi soldi anche con le altre fedi, soprattutto quella musulmana: culto con il maggior numero di fedeli (dopo quello cattolico), in Italia e Sardegna.
    Lo stato può favorire l’integrazione delle minoranze in altri modi, ad esempio: case popolari, assegnate evitando di ghettizzare le varie etnie, come è stato fatto con i campi Rom;
    scuole pubbliche più efficienti ecc. Insomma, credo che i soldi pubblici possano essere spesi in maniera più efficiente e laica.
    È ovvio che sono favorevole a una moschea, o a qualunque altro centro di culto, costruita con soldi privati.

  7. Caro Vito, vorrei prendere spunto dalla tua ultima frase per dire che sono d’accordo sul fatto che darei la mia vita perchè gli uomini siano liberi nel senso più pieno della parola, ma la libertà religiosa e veramente libertà ? Anche il vecchio Sigmund sarebbe d’accordo con me nel giudicare un uomo che persiste nella credulità e nella mitomania in modo patologico, che nei secoli ha bruciato sul rogo le “streghe”, distrutto popolazioni indigene, combattuto crociate con stermini, ecc, ecc. non troppo sano mentalmente. Saprai che la “non sanità” mentale è in assoluto la malattia più contagiosa che esista. Quindi per te se si impedisce ad un malato di aids
    di infettare un’intera popolazione si nega qualsiasi libertà ?
    Ti ringrazio per la tua illuminante opinione. Rudy

    • Nel 2000 l’adesione alle principali religioni presentava questo quadro:
      – cristiani: 2.000.000.000;
      – musulmani: 1.188.000.000;
      – indù: 811.000.000;
      – buddisti: 560.000.000;
      – religione folk-cinese: 385.000.000;
      – religioni Tradizionali: 228.000.000;
      – ebrei: 14.000.000;
      – non credenti: 768.000.000;
      – atei: 150.000.000.
      Ipotizzando che fra ingressi e uscite i numeri siano rimasti pressoché
      invariati (anche se ben sappiamo che il numero di fedeli mussulmani ha
      superato quello dei cristiani) diciamo che in pratica tu, che sei sano di
      mente, in un solo post hai offeso un totale di circa 5.186.000.000 persone.
      Complimenti!

  8. Valerio says:

    L’incontro, al quale ho dato il mio modesto contributo (gli animali da cortile…), è stato privato di contraddittorio dalle assenze di chi si è espresso contro la moschea sull’organo solista di stampa. Vabbè.
    Ribadisco qui quello che là ho detto: prevedo che durante la prossima campagna elettorale ci sarà chi cavalcherà il becero populismo di stampo leghista,del tutto vuoto di contenuti e slegato dalla realtà specialmente a Cagliari; sono d’accordo con te, Vito, e con Faouzi, sul fatto che bisogna far capire che un’iniziativa come la costruzione di una moschea non può che essere un valore aggiunto a tutta la città, che dobbiamo far sentire la voce di chi condivide questa scelta pur non essendone coinvolto direttamente, e che i candidati alle Comunali dovrebbero esprimersi su questo e su altri temi sensibili.
    E poi Faouzi è il sosia di Graziano Mesina.

  9. Elisabetta says:

    Però, se quando parli di “organizzazione” ti riferisci all’UAAR, bè non è che vogliano imporre l’ateismo, ma un punto di vista laico che stenta davvero a trovare spazi e visibilità. O no? Io mi sono addirittura sbattezzata (!!) ma non ho imposto la scelta a nessuno: addirittura mio marito voleva battezzare nostro figlio e ho partecipato al rito.

    • Non sei sbatezzata, sei apostata.
      Il battesimo dei cristiani non si può togliere proprio come gli ebrei non possono togliersi la circoncisione (o rimettersi?).
      Ammetto la mia ignoranza, non so quale sia l’atto di ingresso nell’islam, qualcuno lo sa?

  10. Elisabetta says:

    Sì Vito, gli atei ignoranti e intolleranti. I sedicenti atei, che magari sono semplicemente pigri e grettamente materialisti. Per questo ribadisco che il punto non è l’ateismo (come non altre fedi – o negazioni di fede) ma l’ignoranza e la conseguente becera intolleranza.

  11. il giullare says:

    Autodefinirsi ‘atei’ è equivalente all’autodefinirsi ‘cattolici…ovvero è una definizione risibile se non sostenuta da azioni e stile di vita coerente.
    Il vero ateo dovrebbe essere indifferente alla religione e alla religiosità specie di quella altrui altrui…potrà non comprenderla, irriderla persino, ma mai osteggiarla o essere intollerante.
    Quello non è ateo, è un fervente credente della religione ‘razionalista’, un ultraortodosso che pretende l’ateismo di Stato, applicata pedissequamente su ogni cittadino, un talebano dell’agnosticismo obbligatorio, per me è uno non meno pericoloso di chi pretenda la religione di Stato.
    Il fatto è che spesso si confondono i termini laico, ateo e agnostico, quasi che fossero sinonimi di una certa ‘opposizione’ al credente.
    Laici sono semplicemente coloro che non sottostanno all’autorità ecclesiastica, ma non vuol dire essere a-confessionali. Anzi! Esistono laici , cattolici, ebrei, musulmani, buddisti…e persino laici ‘atei’.
    Che l’Italia sia un paese laico quindi, non vuol dire che debba essere uno Stato ateo o agnostico o, peggio, razionalista…mica siamo nella Russia bolscevica o nella Cina di mao!!!
    Vediamo piuttosto su quali valori si basano le nostre scelte di vita, le nostre attese, il nostro aspirare ad una società migliore! Ne scopriremo delle belle

  12. Per Elisabetta e Docpretta: scusate, ma gli atei intolleranti e che fanno proselitismo (magari anche ben organizzati) li ho incrociati solo io?

    • Benzina says:

      Vito, la questione della deriva ateista lascia perplesso anche me.
      Gli atei intolleranti di cui parli sono identici ai cattolici (o musulmani) intolleranti. Si parla sempre di una schiera di persone che con diverse sfumature individuano un nemico da avversare, non solo senza sapere niente di lui, ma anche senza avere bene a fuoco da dove questo essere “anti” arrivi.
      Se costruire edifici religiosi ci aiuta a integrare e essere integrati in culture diverse allora siamo già in ritardo, costruiamoli in fretta. Ma lavoriamo perchè la religione non sia per forza strumento di unione o divisione sociale e culturale. Proviamo almeno a immaginare una società dove la cultura e la socialità non siano veicolate o ostacolate quasi sempre da una religione (o da qualcosa che deve fare i conti con una religione) e dove le persone non siano cattoliche, musulmane, induiste, agnostiche, atee o laiche.

    • Stefano Incani says:

      In veste di coordinatore del circolo cagliaritano dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Rarionalisti) mi preme fare alcune precisazioni, pubblicate sul nostro sito:
      http://www.uaar.it/cagliari
      saluti
      Stefano Incani

    • Ma il fatto che ci siano eventuali atei intolleranti (ben accompagnati peraltro da cristiani intolleranti e da mussulmani intolleranti) non giustifica affatto secondo me l’investimento pubblico in luoghi di culto privati. E in questo ricomprendo tranquillamente tutte le religioni che, in qualità di fenomeno associativo, dovrebbero, in uno stato laico davvero, trovare sostentamento tra i propri membri e non pretendendo l’obolo da tutti.

      Socializzare l’esigenza di luoghi di culto e, soprattutto, il gran dibattito sul farlo per la religione mussulmana sono figli dell’imbarbarimento generale, che ha fatto delle “contrapposizioni tra fedi” un valore fondante della propria base elettorale.

      Se, come dicevo prima, la fede fosse un aspetto privato ed intimo e non una bandiera da portare in battaglia, si starebbe tutti meglio.

  13. docpretta says:

    io penso che possano costruire moschee, templi buddisti e chiese avventiste, ma penso che i finanziamenti pubblici alle religioni debbano finire. Tutte le religioni. detto questo sottoscrivo quello che ha scritto elisabetta ” non sono per niente d’accordo che la dicotomia stia tra “atei e cattolici” e non tra “laici e cattolici”. Cosa significa che l’Italia rischia una “deriva ateista”? Scherziamo? L’ateismo, nel suo essere cosa privata e intima, spesso conflittuale e complicata, non è cosa preoccupante, non nega di per sì neppure forme di spiritualità, benchè meno di tolleranza: l’ateo in genere non fa proselitismo, semplicemente, e spesso dopo riflessioni importanti, non crede” e aggiungo: l’ateo non vuole che le religioni condizionino anche chi non crede.

    un applauso.

  14. Elisabetta says:

    Vito scusa ma l’argomentazione mi sembra mal posta.
    D’accordo con te, e pienamente, sui fondi pubblici – cioè di questo Stato laico – per la costruzione di una moschea, perchè è un’esigenza sociale ben presente nel nostro tessuto urbano.
    Per rispondere a Luigi, anche i cattolici “possono pregare dove vogliono” (in casa, per strada, in auto, in spiaggia) e infatti penso che i migliori di loro lo facciano. E anche per i cattolici, come per i musulmani, la chiesa non è il luogo di preghiera esclusivo, nè solo luogo del rito, ma anche luogo di aggregazione, condivisione, ascolto. Persino acculturazione e rifugio, in alcune fasi storiche. Quindi sì alla moschea costruita dalla nostra collettività, per garantire ai musulmani che qui risiedono il diritto al loro culto a prescindere dalla funzione attribuita al luogo.
    Detto questo, non sono per niente d’accordo che la dicotomia stia tra “atei e cattolici” e non tra “laici e cattolici”. Cosa significa che l’Italia rischia una “deriva ateista”? Scherziamo? L’ateismo, nel suo essere cosa privata e intima, spesso conflittuale e complicata, non è cosa preoccupante, non nega di per sì neppure forme di spiritualità, benchè meno di tolleranza: l’ateo in genere non fa proselitismo, semplicemente, e spesso dopo riflessioni importanti, non crede.
    La vera drammatica opposizione, quella sì preoccupante e rischiosa (ho letto con i capelli dritti i commenti di cui parli sulla pagina di Radio Press), è la consueta divisione tra ignoranti e non. Gli ignoranti, non “gli atei” sono quelli che sproloquiano a vanvera sulle religioni altrui, sulle esigenze delle persone, sull’opportunità di usare soldi pubblici per soddisfare i diritti. Loro sono i fomentatori (perchè a loro volta fomentati, e per un preciso programma politico) di discriminazioni e miseria morale.
    Ad andare contro la libertà religiosa non possono essere “gli atei”, che proprio per quella libertà sanno bene di aver potuto fare una certa scelta in un paese a maggioranza cattolica. Sono gli ignoranti (che si dicano atei o cattolici, praticanti o no): ignoranti del diritto in primis e della storia poi.
    A me non interessa, non mi deve interessare, che i miei concittadini siano atei, cattolici, musulmani, buddisti, zoroastrani. A me deve interessare e interessa che siano persone consapevoli e sappiano interpretare la realtà che li circonda con mezzi e strumenti adeguati. Non mi preoccupa avere un vicino ateo o cattolico; mi preoccupa se è ignorante, e pure molto.

  15. In Sardegna è già esistita una moschea nell’arco della storia. Poco dopo l’anno mille i saraceni di Musetto riuscirono per un periodo a stabilizzarsi nelle coste meridionali sarde. Ad Assemini trasformarono la chiesa di San Giovanni in moschea.
    Per tornare al post, consiglio tutti quanti a guardare il futuro e capire che sarà fatto di extracomunitari. Tanti, e di tante etnie diverse. Che lo vogliamo o no. Altri paesi hanno affrontato già questa situazione. Sta a noi guardare e imparare dai casi in cui i problemi derivanti dall’integrazione sono stati risolti nel migliore dei modi.

  16. L’uomo nasce con la religione scritta nel DNA, poi con le esperienze della vita le si può dare un nome proprio: Cristianesimo, Islam o partita della domenica (Come dice il giullare). Se costruiamo chiese e stadi è giusto costruire anche moschee, l’integrazione inizia quando c’è l’accoglienza.

  17. Campidanesu says:

    Deu seu diaccordu aicci aicci…. chi fiat po mei, ne s’isla ne su cristianesimu, no depiat tenni dinai de su statu italianu. Chi seus unu statu laicu, cumenti du est scrittu in sa costituzioni, no dopeus donai finantziamentus po is cunfessionis religiosas. Ma, po sa cosa brutta chi est s 8%1000 e chi ghettarat cascionis de dinai de sa genti, po sa norma chi narat ca “lo stato tutela ogni minoranza religiosa”, est cosa giusta ca puru s’islam porit pigai dinai de su statu. Onnia religioni est uguali a s’atera!!!

  18. A mio avviso é grande la confusione fra religiosità e appartenenza a un credo.
    Il definirsi spesso é una semplificazione alla quale si é obbligati dell’gnoranza dell’interlocutore.

    La ricchezza di una nazione si misura nelle capacità di ogni indivividuo, in rapporto alle opportunità paritarie, che la società offre.
    Per quanto possa essere ricco l’impossibilità di praticare, per esempio, la mia religiosità o di espletare qualsiasi facoltà desiderata, nei limiti delle libertà reciproche, mi renderà enormemente più povero. Questo é in sintesi il pensiero di A.Sen (nobel per l’economia).

    Siamo molto distanti dalla pratica di questo pensiero e la diffusione delle pratiche consumistiche edonistiche non aiuta la comprensione delle sue buone ragioni.

    Insomma l’esistenza di un luogo dove praticare in comunità il proprio pensiero é un diritto che non possiamo negare ai nostri concittadini musulmani

  19. il giullare says:

    Un paio di cose:
    La Chiesa Cattolica non solo non osteggia la creazione di lughi di culto delle religioni ‘alternative’, ma anzi lo invoca e spessissimo sono locali delle parrocchie ad accogliere musulmani ed ebrei, purchè tutti rispettino tutti.
    Conosco moltissimi ‘non-credenti’, ma pochissimi atei, in questa società. Quasi tutti coloro che si professano atei sono in realtà adoratori di idoli moderni: il POTERE, i SOLDI, il CULTO DEL CORPO, il CALCIO, le AUTO..e potrei continuare…..c’è gente che piange il gatto investito per strada e non si indigna per un sacerdote ammazzato ‘per sbaglio’; c’è gente che adora il DIO CALCIO e ad esso consacra tutte le domeniche; c’è gente che lavora gratis trascurando famiglia e amici nella seranza di fare carriera o gudagnare 50 euro in più; c’è gente capace di ammazzare per un graffio sulla carrozzeria della macchina.
    Sarà pure l’oppio dei popoli, la religione, ma almeno rilassa l’animo umano!

    • Behemot says:

      Ti ringrazio per quel “quasi”. Stavo per avere una crisi d’identità, essendo atea e nello stesso tempo una frana nell’adorazione degli idoli di cui parli.
      Non vogliamo tornare sulla vecchia solfa di “mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica – mani ipocrite – mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissа cosa pensano – si scandalizzano“, vero? E scusate se ho scritto “Mani”.
      Sarebbe bello se, per una volta, potessimo tutti considerarci persone. E basta, senza etichette. Che uno sia bianco, nero, viola a pois verdi, cattolico, buddista o che creda al mago Zurlì, omo-, etero-, bi- o trisessuale, che differenza dovrebbe fare? E perchè una qualunque di queste caratteristiche dovrebbe implicare necessariamente l’abbinamento con altre poco urbane?
      Sono atea, e fermamente convinta che quelli che comunemente vengono considerati valori comuni (cose sconvenienti come l’onestà, il rispetto reciproco e la coscienza civile, per dire) siano valori *civili*. Non hanno niente a che vedere con le religioni.

      Perciò, visto che si stava parlando di moschee, ben vengano, e ci mancherebbe. Solo, potendo scegliere, preferirei che i fondi pubblici venissero impiegati in prima istanza per dotare le comunità di scuole sicure, per esempio, o per pagare abbastanza insegnanti che facciano del loro meglio per evitare che si torni ad essere un paese di trogloditi.
      Però non ho nulla in contrario a che dieci, venti, cento moschee vengano edificate con l’ICI che il Vaticano deve all’Ital…ops.

  20. Davide says:

    Ognuno penso possa credere i cio’ che gli pare, e posso anche esser d’accordo che mancando a cagliari, la regione dovrebbe costruire un luogo di culto per queste persone.

    ma penso anche che dopo aver fatto questo passo, dovremmo smettere di finanziare religioni/chiese/moschee.

    son cose che spettano ai fedeli, non a tutti, soprattutto in un momento in cui non si hanno i soldi per cose molto piu importanti come la scuola, i trasporti, il lavoro, l’assistenza e tutti i problemi concreti di cui bisognerebbe occuparsi PRIMA di pensare a divertimenti, credenze etc.

    Inoltre ci troviamo in un paese dove la presenza della chiesa è molto pesante da sopportare per i non credenti, e questo provoca l’intolleranza a qualsiasi genere di aiuto in questo senso!

    • Scusa Davide, ma non pensi che costruire una moschea renderebbe la vita più semplice a tanta gente? Non sarebbe anche questa una forma di assistenza?

      • Davide says:

        si ma infatti ho detto una si! ne hanno bisogno se ci credono cosi’ tanto!

        ma poi basta, le confessioni religiose devono essere autosufficienti!(tutte)

      • Caro Vito, non credo. La moschea non è quello che è la chiesa per i cristiani. Tant’è che la preghiera può e deve avvenire laddove il fedele si trovi in quel momento.

        Se la vedi come luogo di aggregazione perchè possano ritrovarsi, posso anche concordare. Ma a quel punto perchè dare una connotazione così fortemente religiosa alla cosa?

        Questo non significa una mia contrarietà assoluta, ma più che altro la triste constatazione che la fede è ritornata ad essere un aspetto pubblico e di divisione, piuttosto che un qualcosa di intimo e personale.

  21. Banana says:

    firmo e sottoscrivo! apriamoci alle altre culture ed aiutiamole ad integrarsi

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