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Ma non è che Zuncheddu pensa di candidarsi alla Regione?? Secondo Maninchedda sì

E’ abbastanza penoso leggere i resoconti dei dibattiti in Consiglio regionale. Lo spazio dedicato dai giornali alla politica è spesso riempito da messaggi in codice che gli schieramenti si mandano l’un l’altro, sfruttando i buoni uffici di giornalisti complici. Poi le cronache appiattiscono tutto perché volendo dare conto di tutto quello che succede in aula non distinguono tra gli interventi veramente interessanti da quelli da dimenticare. La diretta web garantita dal sito del Consiglio è dunque una gran cosa perché consente a ciascuno di farsi una propria opinione non mediata da nessuno, ma anche rileggere gli interventi serve a capire meglio.
Per cui, leggetevi questo passaggio dell’intervento fatto ieri in aula dal consigliere sardista Paolo Maninchedda. Ovviamente, sui giornali e nelle tv non avete sentito letto o nulla.
Leggete e poi ditemi anche voi se non vi fate la mia stessa domanda: ma non è che Sergio Zuncheddu, immobiliarista e proprietario del gruppo Unione Sarda, sta pensando seriamente di candidarsi alla presidenza della Regione?

Noi ci siamo, noi vogliamo contrastare l’idea, Presidente della Giunta, di un gruppo editoriale, ormai è sempre più esplicita questa idea, di consumare un’intera classe politica, di farla precipitare indistintamente in un giudizio di inadeguatezza, noi non vogliamo essere travolti da una crisi di moralità e credibilità artificiosamente costruita perché sappiamo che dietro questo disegno c’è un programma neofascista di arrivare presto alle elezioni, fare in modo che vada a votare il 35 per cento delle persone e magari candidare l’uomo forte.

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11 Commenti

  1. e quando Maninchedda veniva intervistato e incensato un giorno sì e l’altro pure dal giornale dell’allora buon Zuncheddu? L’abbiamo dimenticato?

  2. Mossad says:

    A me ricorda un po’ la vicenda di Grauso: utilizzare la stampa e la visibilità mediatica per scalare il potere. Non sarà male ricordare brevemente come andò a finire, anche se, indubbiamente, Zuncheddu è di ben altra pasta rispetto a Grauso ed è molto più legato alla politica come sistema di potere, favori e clientele.
    Oggi, dopo che tutti i destini si sono compiuti, è indubbio concludere che col suo tentativo Nichi Grauso abbia cercato il colpo grosso della sua vita: la conquista del governo regionale e dell’intero controllo del potere nell’isola, sia per conto suo sia per conto d’altri. In questo tentativo si è giocato il tutto per tutto, denaro, credibilità, amicizie. Quando è arrivata la sconfitta, durissima e amara (praticamente ha perso tutto), la sua stella è repentinamente declinata.
    Eppure Grauso aveva messo in moto un gigantesco e complicato scacchiere, composto da varie pedine (Unione Sarda, Video on line, Cartiera di Arbatàx, disoccupazione, rapimento di Silvia Melis, Nuovo Movimento, la coscienza sardista, i poteri forti e tanto altro ancora), utilizzate a seconda dell’occasione e della convenienza, spesso con spregiudicata e cinica disinvoltura.
    Un tentativo probabilmente troppo violento e megalomane per non preoccupare quei poteri forti di cui egli stesso si era servito per compiere la sua scalata.
    Nel suo tentativo l’imprenditore cagliaritano aveva avuto alle sue spalle un apparato e uno spiegamento di forze imponente, costruito pazientemente in anni di studio e osservazione dell’ambiente in cui avrebbe dovuto agire. Si era preparato il terreno d’azione, captando innanzitutto la benevolenza di forze importanti, presenti all’interno dell’isola (i sardisti, ad esempio) e conducendo un impressionante lavoro ai fianchi sul sentimento nazionale dei sardi, composto quest’ultimo, si sa, da orgoglio, dignità, ma anche da sensi di colpa, frustrazioni, sfiducia, senso di inferiorità, tendenza a credere nei miracoli, se costantemente fatti balenare sotto il loro naso (come ai tempi dell’industrializzazione selvaggia).
    Primo atto della sua politica era stata naturalmente la conquista di un consenso popolare, che non si fermasse a quello già rilevante di cui l’imprenditore godeva nel cagliaritano: occorreva sfondare e penetrare nel resto della Sardegna, nell’interno, in particolar modo. E si sa che il consenso al giorno d’oggi lo si conquista attraverso i mezzi di comunicazione: televisioni e carta stampata, come Berlusconi brillantemente insegna.
    Per questi motivi Antonangelo Liori, desulese, era stato scelto da Grauso quale direttore responsabile de L’Unione Sarda, per agire da ariete nel nuorese e nelle coscienze di molti sardi. Il suo ruolo è stato quello del tribuno della plebe: un sardo vero (nuorese, quindi nell’immaginario comune un sardo “sardista” e resistenzialista alle oppressioni dello straniero) e soprattutto giovane, cioè il “nuovo” della Sardegna che avanza, efficace rappresentante di una nuova idea di sardità, tutta pecore e computer, tradizione e internet.
    Cosa c’è di meglio di un genuino figlio della nostra terra, che scrive i suoi editoriali o tiene i suoi contatti con il mondo attraverso un piccolo portatile, all’ombra di una vecchia quercia, mentre intorno i pastorelli conducono i loro greggi in un paesaggio bucolico, degno della migliore Arcadia? Ecco dunque l’uomo dalla parte del popolo, altra efficace leva per smuovere i consensi, che fa sgorgare una lacrima di commozione e scuote gli animi di tanti sardi in sincera buona fede, pronti a cercare il loro condottiero, che li riscatti da un destino crudele, da una ingiusta fama di popolo di sequestratori e dai tanti oppressori che la nostra terra ha avuto la sfortuna di ospitare.
    Con capitan Nichi e il suo fedele scudiero Antonangelo, molti problemi sarebbero stati finalmente risolti e la Sardegna sarebbe risorta, allora, sulle note di “Su patriotu sardu a sos feudatarios”.
    Liori, dunque, come ariete di sfondamento nel cuore dell’isola. Per meglio affrontare il suo ruolo e le sue responsabilità, Liori (persona scaltra e intelligente, con buone basi culturali e discreta verve letteraria) lungo la sua carriera formativa si era ben preparato all’arte della riflessione e della comunicazione, attraverso una serie di pubblicazioni a carattere antropologico sulla nostra cara e amata Sardegna. Per inciso, alcune sue opere sono realmente interessanti e, in certa misura, anche divertenti, per tutte il “Manuale di sopravvivenza in Barbagia”.
    Lo stile di Liori era volutamente rozzo, semplicistico ma tremendamente chiaro ed efficace, che importa poi se questo rampante e ben addestrato gallo da combattimento, quale direttore de L’Unione Sarda venisse continuamente sfiduciato dalla stessa redazione e da chi lavora nel giornale anche da trent’anni?
    Anche il rapimento di Silvia Melis si era inserito probabilmente in questa scacchiera sempre più sporca. A suo tempo mettere in dubbio il reale svolgimento dei fatti, il ruolo avuto da Grauso, chiarire meglio il contorno degli avvenimenti, costava una bella strapazzata del Liori nei suoi infiammati editoriali su “L’Unione Sarda” e il simpatico augurio, da parte della stessa rapita, di fare un soggiorno forzato in una tenda nella valle di Locoe, magari con tanto di orecchio mozzato spedito ai familiari.
    1997/98: era indubbiamente quello il momento del massimo consenso per l’imprenditore cagliaritano, che poteva godere di un’ampia platea nazionale. Ma proprio allora cominciava il suo declino.
    Alcuni suoi avversari politici avevano intuito la tattica giusta per controbattere alle sue iniziative e stavano rispondendo per le rime, non accettando con lui lo scontro frontale ma temporeggiando e dandogli un po’ di lenza. Lo scontro sarebbe stato fatale per i meno preparati. Era accaduto in televisione al poco accorto giornalista Giorgio Melis, quando reclamò istericamente la poltrona di direttore de “L’Unione Sarda” e rimettendoci le penne, davanti a un gelidissimo Grauso che in televisione lo umiliava e lo prendeva in giro davanti a tutti, con frasi del tipo: “Avete visto? E io avrei dovuto dare la direzione del mio giornale a una persona così emotiva, isterica?”.
    Ma si sa, Grauso aveva il suo psicologo che gli suggeriva flemma e calma olimpica, proporzionali alla foga e alle invettive del suo avversario.
    Alla fin fine, però, anche Grauso non era che la facciata, il prestanome di altri personaggi ben più grossi e potenti che stavano dietro di lui e che da sempre agiscono per mezzo di altri sugli scenari, non solo sardi, ma italiani; personaggi che ovviamente non vogliono sporcarsi le mani e vivono circondati dalla considerazione e dal rispetto della Comunità.
    Quegli stessi personaggi che in passato diedero a Grauso, giovane e promettente imprenditore isolano, la possibilità di scalare il mondo dell’imprenditoria e di conquistare il feudo de “L’Unione Sarda”, ottimo strumento per l’acquisizione del consenso, basti ricordare la buon’anima di Sorcinelli ai tempi del fascismo, per capire a cosa mi sto riferendo.
    Il tentativo grausiano era però troppo violento, troppo rumoroso (vedi anche la triste vicenda del giudice Lombardini) per poter essere sostenuto fino in fondo: il potere aveva creato Grauso, lo stesso potere se ne era disfatto, fortunatamente in modo indolore , quando il personaggio si era rivelato un peso troppo scomodo da sopportare.

  3. Potrà sembrare strano, ma il gruppo editoriale di cui parla Maninchedda, non è l’Unione Sarda, ma il gruppo L’Espresso, del quale la Nuova Sardegna fa parte. E l’uomo forte potrebbe anche essere Giorgio Mazzella. http://www.sardegnaeliberta.it/?p=2710

    • Mmmm, non so, non sono molto convinto che il gruppo in questione sia il gruppo Espresso. Maninchedda più volte ha invece in aula parlato di Zuncheddu, penso quindi che anche stavolta si riferisse a lui. Quanto a Mazzella, mi risulta che stia per vendere la tv ad un imprenditore di Sassari. Con la politica si è già fatto male (primo dei non eletti se non sbaglio nel ’99 nella lista della Margherita) ed ora, nella sua posizione di banchiere, gestisce molto molto più potere.

  4. Stefano says:

    Avevo già letto questo intervento dellOn. Maninchedda e per “uomo forte” non avevo inteso immediatamente “Sergio Zuncheddu” (oddio l’ho scritto!). Mi aveva impressionato di più la critica aspra all’azione della Giunta e il volersene smarcare. Critiche e prese di distanza presenti anche in altri suoi scritti. In tutti questi, però, il finale è sempre il solito: per un motivo o per un altro non si può abbandonare la maggioranza. Lo sviluppo degli interventi dell’On. Maninchedda è come quello di certe serie televisive che, puntata dopo puntata, infittiscono e incasinano la trama e tu t’immagini un finale spettacolare. E invece…
    Ecco, Maninchedda è come LOST.
    Anzi è lost: si perdiri.
    E anch’io ho perso di vista il punto; ma “il capo dei ribelli”, che stenta a ribellarsi, non lo capisco.

  5. aiuto!!! says:

    Certo, se fosse vero, con questa mossa Z uscirebbe troppo allo scoperto. Vi immaginate gli editoriali domenicali di F.?
    Tutti i cagliaritani scoprirebbero, come per incanto, che il giornale in questione non è esattamente una testata indipendente, che chè ne dica la prima pagina.
    E comunque sarebbe un casino, per loro intendo. Maninchedda attacca il giornale perchè dalle cronache politiche il psdaz ne esce a pezzi, ma il psdaz non ci fa una bella figura comunque, unione o non unione, e per diversi motivi che tutti voi conoscete.
    Alla fine il problema informazione non riguarda soltanto Soru, a quanto pare. Anche se Soru è stato sempre lasciato solo, in balia di un opinione pubblica mistificata, o peggio, costruita a tavolino.
    Ma allora faceva comodo a tutti, anche al psdaz.

  6. Fisiox says:

    Z – L’orgia del potere

  7. Fisiox says:

    Imposta la domanda e la risposta di aiuto, che ti verrà riproposta in caso di smarrimento della password.
    (domanda e risposta devono contenere solo numeri e lettere)

  8. Si segnala che sulla home page dell’ ugnone non si fa menzione (in questo momento ore 13) del dibattito di ieri in consiglio.
    In compenso si parla della modella Minka Kelly.

  9. Alessio Deiana says:

    L’ipotesi è resa ancora più agghiacciante dalla constatazione che la realtà sembra sprofondare, sempre più velocemente, nel baratro delle peggiori previsioni.

  10. Banana says:

    Se trasmettessero in tv le sedute del Consiglio forse i sardi si renderebbero conto che il 90% di quelli che votano:
    1) non hanno argomenti;
    2) quei pochi argomenti che hanno, a malapena sanno esprimerli in italiano;
    3) sono in gran parte scaldasedia.

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