Politica / Sardegna

La svolta soriana di Cappellacci (in attesa della vera crisi)

Entro martedì la Sardegna avrà una nuova Giunta. A meno di clamorosi disastri, le voci di un Cappellacci dimissionario sono del tutto infondate e fanno parte della strategia suggerita al presidente da Giorgio Oppi (vero regista di questa crisi) per mettere sotto pressione sardisti e Riformatori e soprattutto per far credere all’opinione pubblica che questo difficile passaggio sia dettato solo dalle bramosie assessoriali dei due partiti che non dall’implosione del Pdl e dall’inadeguatezza dell’esecutivo davanti alle terrificanti crisi che sta vivendo l’isola. Cappellacci dunque minaccia il gesto estremo ma è come chi durante una rissa urla “Tenetemi!” dopo aver invitato segretamente gli amici a trattenerlo.
Risolta la battaglia della comunicazione (cioè far credere che la crisi sia solo un problema di ingordigia degli alleati) Cappellacci però la giunta la deve fare veramente, e sarà una giunta molto molto simile a quella che è stata azzerata. Ciò che cambierà sarà proprio il presidente.
Le ritrovata sede di Villa Devoto, simile più ad una residenza presidenziale che ad una sede istituzionale (residenza su cui peraltro dilagano leggende metropolitane: ora si parla anche di una segretissima palestra realizzata appositamente per il presidente) è l’immagine del nuovo Cappellacci: un uomo che vuole volgere il suo isolamento in punto di forza, bisognoso di rendere evidente il suo mal riconosciuto potere già logorato da giochi sotterranei e da infauste dichiarazioni (“sono stato un babbeo”) che hanno nociuto alla sua immagine e alla sua autorevolezza. Villa Devoto è il bunker dal quale ripartire e dire a tutti: “Qui comando io”.
Quella di Cappellacci è dunque una sorta di “svolta soriana”: incapace di gestire i rapporti con i partiti alleati (e la lunghezza delle trattative per il rimpasto e la loro repentina svolta stanno lì a dimostrarlo), senza indicazioni romane (la mediazione di Comincioli è naufragata, Delogu è sempre il coordinatore del Pdl sardo), malvisto da un partito fortemente diviso (vi ricordate i “ribelli”?), senza più l’appoggio della presidente del Consiglio Lombardo (la cui famiglia ha fatto ricorso contro la delibera presidenziale che ha azzerato l’eolico), Cappellacci ora tenta di fare tutto da solo, prendendosi sulle spalle il peso di un quadro politico ormai allo sfascio.
Nel breve periodo la mossa funzionerà. Nessuno vuole veramente lo scioglimento del Consiglio, non solo per biechi motivi pensionistici ma anche perché con la Sardegna scossa da innumerevoli crisi sarebbe veramente da irresponsabili privare l’isola di un governo, anche uno qualunque. Senza dimenticare poi che l’anomala posizione dell’Udc (che in Sardegna si comporta più come una componente del Pdl che non come un partito che a Roma lavora per una alleanza col Pd) rende la vita difficile all’opposizione nella composizione di un nuovo cartello elettorale alternativo al centrodestra.
L’immagine di Cappellacci uscirà dunque rafforzata da questa crisi. Il presidente abbozzerà anche cenni di ribellione contro il potere romano e questo paga sempre, giacché oggi in Sardegna fare politica non significa risolvere i problemi ma accusare qualcun altro di non farlo, e il centrodestra non può più incolpare sempre il povero Soru, le responsabilità del governo Berlusconi sono sotto gli occhi di tutti.
Ma neanche Soru, pur col suo carisma, riuscì a governare contro tutto e contro tutti e il suo sistema lo portò dritto dritto alla sconfitta. Figuriamoci il neofita Cappellacci che però rispetto al suo predecessore ha il vantaggio di dover solo a prendere tempo con l’obiettivo di non doversi dimettere veramente (se lo facesse la sua posizione nell’inchiesta P3 sarebbe drammaticamente indebolita).
Arriverà dunque la nuova giunta ma in poche settimane saremo di nuovo punto e a capo. Il decisionismo di Cappellacci mostrerà tutti i suoi limiti quando dovrà affrontare vertenze vere (prima fra tutte quella dell’agricoltura) e quando in aula qualcuno proverà a portare provvedimenti dirompenti, come la riduzione del numero dei consiglieri regionali o l’abolizione delle province. Allora sì che il bluff di Cappellacci e del Pdl verrà scoperto e si aprirà la crisi. Quella vera.

2 Commenti

  1. Alberto says:

    Agguantamí

  2. In tutto questo bailame di spostamenti i sardi cosa ci guadagnano?
    Loro si sono assicurati la pensione senza mai aver PRODOTTO per la nostra Isola?
    Povera Sardegna.

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