Ambiente / Cagliari / Politica

Dopo le parole grosse tra il Polo Civico e Legambiente una domanda: ma perché a Cagliari gli ambientalisti sono così pochi?

Sono giorni agitati nel piccolo mondo ambientalista cagliaritano. La sortita di Antonello Gregorini del Polo Civico contro Legambiente ha determinato la reazione dell’associazione guidata da Vincenzo Tiana. Reciproco lo scambio di accuse. Partendo dalla manifestazione “Puliamo il mondo” svoltasi questo fine settimana a Tuvixeddu e Tuvumannu, Gregorini (che negli anni passati di Legambiente a Cagliari è stato uno degli animatori) ha detto che il progetto dell’associazione è perdente (“La città disegnata da Legambiente e dai suoi supporters, da Tuvixeddu a Molentargius, volge al fallimento e noi non intendiamo star zitti di fronte a queste folli tesi”). Per il Polo Civico il grande Parco da Sant’Avendrace a Is Mirrionis che Legambiente propone costa almeno trecento milioni di euro (sono aree edificabili private e vanno acquistate a prezzo di mercato).

Ma l’accusa, quella vera, è molto più dura: “Le affermazioni di Legambiente non possono essere oggettive dal momento che, in passato e forse ancora oggi, su Puliamo il Mondo, Tuvixeddu e Molentargius, ha pescato, senza alcuna trasparenza pubblica, finanziamenti per centinaia di migliaia di euro”. Gregorini accusa dunque Legambiente di barattare le sue posizioni in cambio di cospicui finanziamenti pubblici. E’ un’accusa grave, di cui l’esponente del Polo Civico si è assunto pubblicamente la responsabilità, e che probabilmente si riferisce a qualche stanziamento a favore dell’associazione durante l’amministrazione Soru, stanziamento che avrebbe fatto virare la barra di Legambiente Sardegna la dove il presidentissimo riteneva più opportuno.
Legambiente ha risposto per le rime, affermando che i soldi per le manifestrazioni come “Puliamo il Mondo” arrivano da “comuni, circoli e scuole” e che Gregorini cerca “visibilità a buon mercato con boutade strumentali e qualunquiste” a sostegno di un “parco archeologico che vorrebbe ridotto a condominio di lusso”. Accusa finale: “Avremmo preferito vedere i promotori di certe liste – cosiddette “civiche” – impegnati a rastrellare “aliga” piuttosto che voti in vista delle prossime amministrative”.

Al di la delle schermaglie polemiche, restano sullo sfondo alcune domande. Perché a Cagliari, nonostante le tante emergenze sotto gli occhi di tutti, non c’è un movimento ambientalista in grado di andare oltre le sigle e di orientare realmente le scelte della politica? Perché i Verdi  sono elettoralmente inesistenti (0,62 per cento alle ultime Provinciali)? Cosa impedisce la nascita di un movimento ambientalista capace di andare oltre i comunicati stampa dei leader “generali senza esercito” (insieme a Tiana, che guida l’associazione da tempo immemorabile, chi fa parte di Legambiente?) o dei pur nobili e doverosi esposti alla magistratura del Gruppo di Intervento Giuridico? Perché non c’è mai stato un movimento capace di richiamare su temi di grande interesse l’attenzione di tutta la città e non soltanto delle iperminoranze ambientaliste? Qualcuno me lo sa spiegare?

4 Commenti

  1. soltanto poche parole, Vito. In verità non sono stati “giorni agitati”. I normalissimi cittadini che si occupano di difendere ambiente e cultura di Cagliari (e non solo) sono “ambientalisti”, come qualsiasi personaggio che si autodefinisca tale. “Ambientalista”, così come “imprenditore” o “uomo di cultura”, è termine così generico per il linguaggio attuale per cui chiunque se lo può calare addosso. Anche chi – con tutta tranquillità – demolirebbe lo Stadio S. Elia e butterebbe le macerie a colmare il canyon di Tuvixeddu. Parole in libertà, quasi “futuriste”. Così come in libertà sono le peregrinazioni da una formazione politica all’altra, poi a un’altra ancora e così via.
    Però quei normalissimi cittadini che si occupano di difendere ambiente e cultura di Cagliari (e non solo) non si curano di queste polemiche un po’ noiose.
    Posso parlare per il Gruppo d’Intervento Giuridico e basta. In un anno i soci sono cresciuti del 15% circa e, nonostante si tratti di un’associazione ecologista “specialista” (usiamo il diritto per difendere l’ambiente), dalla Sardegna siamo arrivati in Toscana, in Umbria, nelle Marche, in Abruzzo, ecc.
    Non abbiamo un “referente politico” e, ad esempio, mai ci verrebbe in mente di rivolgerci a quei Verdi locali privi di credibilità da troppi anni. E’ per questo che hanno consensi elettorali da prefisso telefonico. Eppure parecchie formazioni politiche chiedono collaborazione per questo o quest’altro problema concreto.
    L’ambientalismo, in poche parole, è sempre più trasversale e conta più di quello che s’immagina. Quando è credibile ed efficace, naturalmente 😉

  2. A volte ci preoccupiamo più dell’estetica e poco dell’impronta ecologica di un intervento.
    Per esempio sulle fonti rinnovabili ci siamo preoccupati enormemente del paesaggio ma ben poco delle emissioni da fonti fossili che avremmo potuto eliminare.
    Quando i sedicenti dicono: attenti a non mettere i ray ban agli edifici, pensando al fotovoltaico, pensano sempre all’estetica. Nel frattempo i paesaggi urbani sono devastate da antenne, serbatoi, abbaini, lucernari , spazzatura e quantaltro. Ma questi non fanno notizia e posizionamento politico, quindi …

  3. il giullare says:

    movimento ambientalista è un ossimoro di termini!Gli ambientalisti sono CONTRO ogni tipo di movimento…:teniamo tutto così com’è, non si sa mai.
    I verdi, ragionando così, in Italia non sfonderanno mai l’1%…essere ambientalista, avere una coscienza ‘verde’ non significa dire no a tutto, anzi! il nostro patrimonio naturale DEVE essere valorizzato, ma con politiche serie, non con estemporanee campagne di pulizia dei litorali o dei boschi….

  4. Banana says:

    è sempre colpa degli ambientalisti!

Lascia un commento

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: